Ad could not be loaded.

Sat 07.03 2026

BUKA Estesa

Where

Circolo Amelia
Via privata Venezia Giulia 19, 20157 Milano

When

Saturday 07 March 2026
H 22:00 - 10:00

How much

con tessera associativa Amelia da richiedere entro le 23 del 6.3

Contacts

Sito web

Ultimo passaggio invernale al Circolo Amelia:
La Buka in versione estesa con un’altra invasione di 12 ore, nelle due sale e nel Caveau, dalle 22:00 alle 10:00 di mattina.

In Sala 1 finalmente atterra nella Buka Deena Abdelwahed, attesa e cercata da tempo con il suo suono contemporaneo ibrido influenzato dalle origini tunisine, da Goa arriva Kohra, fondatore della Qilla Records una perla dall’India che esplora nella maniera più autentica i suoni trance,gli eroi locali sono Lupo Pece, giovane digger che apre le danze con la sue sensibilità dalle texture lente e trancy in chiusura la certezza Inner Lakes, che ci accompagna fino alle prime luci del mattino.

La seconda sala sancisce l’alleanza con Salvajismo, coagulatore della comunità latino americana milanese. Attivo nella costruzione identitaria ed espressione culturale della comunità attraverso una scena musicale latinx diasporica dinamica.

La sala 2 allora è sudore, perreo e miltanza.
Si parte con il live di Sicala, il progetto solista della rapper italo-colombiana Laura Useche De la Cruz, poi latincore, guaracha, cumbia, break e downtempo con Guayaba artista colombiana di base a Milano, da Madrid la stella Merca Bae, con la sua fusione tra reggaeton dancehall e club culture underground.
Il finale con Orieta Chrem originaria di Lima Perù con vent’anni di esperienza e fusione di global bass, funk brasilero, reggaeton, dembow, footwork, kuduro e techno.

Con la Buka riapre anche il Caveau blindato che un tempo custodiva opere d’arte quando prima del Circolo c’era un deposito di lusso.
Questa volta con l’installazione dell’artista visivo, coreografo e performer Jacopo Miliani.


Dalle 22:00 in Sala 1:

Lupo Pece djset

Lupo Pece è un DJ di base a Milano.
Attraverso la musica cerca di superare i pensieri e trasmettere sensazioni, trasformando il dancefloor in uno spazio caldo, avvolgente e condiviso.

Appassionato ascoltatore e digger, cerca contrasti tra stili mantenendo sempre un flusso organico.

I suoi set attraversano vari spettri, prediligendo sonorità più deep, dub, tribali e texture percussive, con l’obiettivo di rendere ogni set differente e vissuto.


Deena Abdelwahed djset

Dopo aver iniziato il suo percorso in una band jazz e aver maturato esperienza nella scena alternativa tunisina con i collettivi World Full Of Bass e successivamente Arabstazy, la producer, compositrice e DJ tunisina si trasferisce in Francia nel 2016.

I suoi DJ set ibridi, che sfumano i confini tra sottoculture e linguaggi musicali, la portano rapidamente nei contesti più esigenti della club culture — tra cui Dekmantel Festival, De School, Berghain e Draaimolen Festival — oltre che sui palchi dei principali festival europei come Glastonbury, Sónar, Dour e We Love Green.

Nel 2017 collabora al secondo album di Fever Ray, prima di pubblicare il suo EP di debutto Klabb su InFiné, accolto con grande attenzione dalla critica internazionale. L’anno successivo esce il suo primo album Khonnar (2018), un lavoro in cui Deena riflette su un processo di auto-costruzione segnato da frustrazioni e vincoli, derivanti da mentalità retrograde non esclusive né dell’Oriente né dell’Occidente, che l’artista si impegna a mettere in discussione e smantellare.

Nel 2023 pubblica il secondo album Jbal Rrsas, proseguendo la sua ricerca sperimentale: mantiene una forte tensione politica ma ne trasforma la forma. Coinvolge il musicista-ricercatore Khyam Allami e il compositore Khalil Hentati, ampliando l’organico strumentale. Come ha dichiarato a Bandcamp Daily, «la musica di questo album non è legata al folklore, che al momento non mi interessa». Jbal Rrsas esplora così topografie globali e coordinate della dance music, dal chaabi marocchino al khaliji del Golfo Persico. Entrambi gli album sono stati acclamati da media di riferimento come Pitchfork, The Guardian e The Wire.

Parallelamente, Deena lavora tra musica, danza, teatro e cinema. Nel 2021 firma il sound design di Lilith di Marion Blondeau e nel 2023 la colonna sonora di Flagranti, opera teatrale che denuncia la persecuzione della comunità LGBTQI+ in Tunisia. Collabora con Samir Ramdani per il cortometraggio Daw e il thriller futuristico La Hogra. Nel 2025 compone la musica per Magec / The Desert di Radouan Mriziga.

Invitata dall’IRCAM per due residenze, sviluppa nuovi strumenti MIDI ispirati alla musica araba: un’interfaccia percussiva e un qanun MIDI, realizzati con gli ingegneri dell’istituto e il musicista Nidhal Jaoua. La seconda residenza si conclude con due concerti all’IRCAM.

Curiosità tecnologica, tensione politica e continuità tra DJ set, opere sceniche e composizioni definiscono il lavoro di Deena Abdelwahed, oggi parte di una scena internazionale che ridefinisce la musica elettronica.

 


Kohra djset

Kohra (ک()رہ — termine urdu che significa nebbia) è un producer e DJ con base nella città costiera di Goa, in India.

Narratore attratto dal velo che separa l’antico dall’astrale, Kohra costruisce set che attraversano ambient, acid, trance, techno e jungle, guidati da un filo psichedelico che mantiene l’ascoltatore sospeso tra questi mondi. I suoi suoni sono fluidi e mutevoli, modellati per coinvolgere mente e corpo e trasformarsi proprio nel momento in cui sembrano prendere forma.

Il suo suono tiene in equilibrio dimensioni rituali ed energie tempestose, orientato verso un’esperienza immersiva e di viaggio. Le sue produzioni sono state pubblicate su svariate etichette internazionali.

Nel 2011 inoltre fonda Qilla Records (قلعه in urdu significa fortezza o castello), una piattaforma pensata come infrastruttura a sostegno di architetture sonore e visive non convenzionali, in continua evoluzione. Nel 2024 l’etichetta ha celebrato la sua centesima uscita con la compilation Chakravyuh, che riunisce oltre 35 artisti da tutto il mondo, riaffermando l’impegno verso la comunità e la sperimentazione.


Inner Lakes djset

Figura chiave della scena underground, Jo ha portato il suo sound ipnotico in mezzo mondo negli ultimi anni, suonando in tutta Europa, Asia e Australia.

Selezioni impeccabili e produzioni dallo stile unico gli hanno portato il supporto di alcune delle più importanti figure del panorama internazionale fra cui Jane Fitz, Vladimir Ivkovic e Craig Richards.
I podcast che ha registrato per EOS, SpeLL, Timeless, Love on The Rocks, Dimensions trasudano una passione per l’ignoto e per i dischi obscure, raccolti durante gli innumerevoli viaggi in una collezione di rarità (spesso introvabili in digitale), dubplates e materiale unreleased.

I suoi djset uniscono in una spirale senza fine momenti di euforia e di introspezione, celebrando nella ripetitività del suono l’unione fra crowd, sound system e dj.


In sala 2:
In alleanza con SALVAJISMO

Salvajismo costituisce un rilevante fenomeno socioculturale all’interno della comunità latinoamericana milanese, configurandosi come uno spazio di socializzazione, costruzione identitaria ed espressione culturale.

Attraverso una scena musicale latinx diasporica dinamica, il progetto rende visibile la diversità dei percorsi artistici intergenerazionali e il ruolo della musica come pratica di coesione sociale nel contesto milanese, coniugando elementi di tradizione e contemporaneità.

 

 

Dichiara il fondatore Uka Amaru: il termine salvajismo, storicamente impiegato dal discorso coloniale europeo per stigmatizzare le popolazioni indigene, viene qui riappropriato in chiave critica. Il suo utilizzo da parte di un’organizzazione composta da persone che si riconoscono come discendenti di Abya Yala si configura come un atto di resistenza decoloniale, volto a decostruire la narrazione storica e a riaffermare le radici indigene come forme di sapere, memoria e spiritualità in opposizione ai processi di alienazione e discriminazione in Italia.


Guayaba djset

Artista multidisciplinare e DJ colombiana con base a Milano, Guayaba esplora le intersezioni tra latin bass, latincore, guaracha, cumbia, break e downtempo, spingendosi oltre i confini dei generi e abbracciando nuove fusioni sonore, come viaggi interiori e déjà-vu intertemporali.

I suoi set evolvono in tempo reale, intrecciando sonorità diverse in un flusso continuo, con percussioni vibranti e ritmi spezzati che si fondono, dando vita ai nuovi suoni dell’Abya Yala. Ha portato la sua visione in festival e club, esplorando spazi sperimentali e urbani, dove la sua musica diventa non solo un’esperienza sonora, ma anche dichiarazione di presenza.

Selezionatrice e instancabile ricercatrice musicale, è parte di diversi collettivi, dove la sua pratica musicale si nutre di un costante impegno verso l’inclusività e la sperimentazione. Per Guayaba ogni set diventa un’occasione per dare voce e visibilità alla diaspora LATAM in Europa, sottolineando la potenza trasformativa della musica come strumento di resistenza e cambiamento sociale.

Co-fondatrice di Ex Altera, piattaforma di corpi e suoni in movimento, continua a supportare la scena underground e le pratiche musicali collettive, promuovendo l’incontro tra suoni, culture e resistenza. Oltre a suonare, Guayaba ha sviluppato progetti che promuovono l’incontro e la collaborazione tra diverse pratiche artistiche. Ha condotto workshop di ballo, come Cuerpas in Diaspora, incentrato sui generi salsa, cumbia e merengue, creando spazi di condivisione e resistenza attraverso il movimento. Ha ideato Richama, un’iniziativa dedicata alle persone BIPOC, per connettere le proprie arti in spazi sicuri e intersezionali, dove le identità e le esperienze di ognuna vengono celebrate e valorizzate.


Sicala live

SICALA è il progetto solista della rapper italo-colombiana Laura Useche De la Cruz.

Spazia tra boom bap e R&B cercando un suono che faccia da collante tra le radici latine e l’esperienza di vita in Italia.

Nata e cresciuta in Colombia si trasferisce in Italia nel 2015 dove collabora con diverse realtà della scena di Bologna e Torino come il BUM, BoiledBrains Collective e il collettivo KUTA. Nel 2024, insieme al duo di produttori TRAMPA, fonda il progetto Tresca y Tigre.


Merca Bae djset

Nato come Alejandro Silva a Salamanca, in Spagna, Merca Bae cresce immerso in dancehall, hip hop, reggaeton, salsa e bachata, mentre scopre online le sonorità della club culture underground.

Dopo il trasferimento a Madrid nel 2012, diventa rapidamente una figura centrale della scena sotterranea cittadina e, nel 2016, dà vita al progetto Merca Bae, una piattaforma concettuale che unisce anonimato e pubblicazioni mensili su SoundCloud e Bandcamp.

Il punto di svolta arriva con la serie Merca Zip, archivio gratuito che definisce il suo stile — etichettato da Noisey come “neo-Latin grime” — e consolida la sua reputazione come una delle voci più innovative della club music sperimentale.

Le esibizioni in contesti come Sónar, Berghain, Cakeshop, Mutek, Floyd Miami e The White Hotel, insieme alle presenze su Rinse FM e NTS, ne ampliano la risonanza internazionale. Il suo EP di debutto Místico (2018) rafforza ulteriormente la sua posizione nell’avanguardia elettronica.
Dal 2019 ricopre il ruolo di direttore musicale per Bad Gyal, collaborando al contempo con artisti come Isabella Lovestory, Nathy Peluso e Six Sex. Le sue produzioni, che includono tracce diventate riferimenti underground come Morder, Bubbaloo e Volteo, bilanciano sperimentazione radicale e apertura verso un pubblico più ampio.
Negli ultimi anni ha continuato ad espandere la propria visione, presentando il live immersivo 2048 al Sónar 2023, pubblicando il secondo EP Amuleto su Club Romántico e contribuendo con una fusione salsa-jungle al progetto di remix Club Grasa di Nathy Peluso.

Mantenendo una tensione costante tra radici underground e collaborazioni mainstream, Merca Bae ha recentemente pubblicato una nuova edizione di Merca Zip (2025), realizzato un remix di Flex di Shygirl e avviato La Mercateka, la sua residency allo storico club Razzmatazz di Barcellona.
Guardando al futuro, sta gettando le basi per due dei progetti più ambiziosi della sua carriera, segnando il prossimo capitolo di un suono in continua evoluzione.

 


Orieta Chrem djset

Orieta Chrem è una DJ, sound engineer e music producer originaria di Lima, Perù, con oltre vent’anni di esperienza.

Figura chiave della scena elettronica peruviana, nel corso della sua carriera ha creato diverse piattaforme dedicate alla valorizzazione di talenti peruviani e latinoamericani, attivando spazi culturali nella sua città natale.

Come promoter e fondatrice di LA RARA, ha invitato artisti da tutta l’America Latina e oltre, con un’attenzione particolare alla creazione di spazi per artisti sottorappresentati e alla crescita della scena elettronica locale. Ha rappresentato il Perù in diverse occasioni internazionali, tra cui la Red Bull Music Academy di Roma nel 2004 — prima artista peruviana selezionata — e la prima edizione di Boiler Room Lima, dove ha suonato insieme a Loefah, Madame X e Kahn, portando la bass music underground peruviana su una piattaforma globale.

 

Nel 2014 ha fondato QMULUS SOUND, il primo studio di registrazione a Lima gestito da una donna. Laureata in Architettura, ha avuto un ruolo centrale nella progettazione e realizzazione dello studio, lavorando per oltre dieci anni su progetti di sound design, registrazione, mixaggio e mastering. Ha registrato musica per Los Ballumbrosio, uno dei gruppi più emblematici della musica afro-peruviana, e ha collaborato con artisti internazionali come DJ Spinn, Robert Henke, Mad Professor, Branko, Matias Aguayo, Thomas Von Party, Channel One e Macky Banton, tra gli altri.

È inoltre co-fondatrice di BQESTIA Soundsystem, un soundsystem professionale nato insieme ad altri appassionati della città.

Il suo gusto musicale attraversa global bass, funk brasilero, reggaeton, dembow, footwork, kuduro, ambient e techno, elementi che emergono sia nel suo lavoro curatoriale sia nelle sue produzioni, spesso caratterizzate da un uso particolare delle vibrazioni e della voce umana.


Nel Caveau:

Jacopo Miliani  “Superexitation”
Installazione

«Un marinaio in cerca della donna amata passa da un’avventura erotica all’altra. Fino alla nausea.»
«Che trama può avere un film con una sposa armata, un serpente gigante usato come sciarpa e delle spogliarelliste illuminate molto bizzarramente?»

Questi sono alcuni dei suggerimenti che compaiono online cercando il soggetto di Superexcitation, film del 1978 diretto da Renato Lazlo. Era uno dei tanti film erotici che spesso venivano etichettati dalla censura come pornografici e, come tali, distribuiti nelle cosiddette sale a luci rosse.

Non avendo mai fatto esperienza diretta di questi luoghi — che dagli anni Ottanta hanno iniziato a scomparire fino alla chiusura completa — si è creata in me una forma di desiderio per ciò che non c’è più. Questi cinema sono un luogo assente ma che ancora, forse per poco, continua a far parte di un immaginario collettivo.

In quei cinema venivano proiettati film in cui il desiderio sembra alla ricerca di un senso, di una trama a volte intricata, a volte semplice, spesso ripetuta per aumentarne la durata. Una durata che col tempo si ridurrà sempre di più nell’esposizione pornografica che velocemente passa dai fast-forward del VHS ai click on demand della rete allontanandosi dai luoghi, dai corpi e dal desiderio.

Le locandine erano proprio un’estensione di tutto questo: parole, corpi, cinema. Dovevano ammaliare come la maga Circe, ma allo stesso tempo tenere alla larga chi cercava di intellettualizzare o moralizzare quelle immagini di corpi in movimento che, prima di produrre piacere, producono appunto desiderio. La strada era il confine tra chi entra e chi resta fuori. L’importante era attraversare il foyer, per poi immergersi nell’anonimato, dove i confini non erano più chiari e, nel buio, i contorni svanivano.

Locandine grafiche, a volte censurate con scritte aggiunte, titoli evocativi che invogliavano a entrare in un luogo che immagino oscuro, non troppo frequentato, dove ci si poteva rendere conto di quante persone ci fossero solo quando sullo schermo appariva qualche scena più luminosa.

Guardo le locandine di questi cinema che non esistono più. Compaiono nomi lunghi — Emilienne, Emanuelle — che riecheggiano nella mia testa. Alcuni titoli sembrano scioglilingua difficili da memorizzare, ma ipnotici da leggere: Ecco perché… le mogli degli amanti di mia moglie sono mie amanti. Penso allora che il linguaggio verbale spesso non riesca ad afferrare i corpi, ma che, allungato in parole e giri di parole, possa comunque richiamare una forma desiderante.

Dai disegni delle locandine si affastellano nella mia mente spettacoli di strip-tease degli anni Sessanta, Flash Gordon vigorosi e Cenerentole spaziali, sogni erotici sulla sedia di un dentista che richiamano le chaises-longues degli psicoanalisti freudiani. Il desiderio disegna corpi in controluce: silhouette blu e rosse.

Anemoia (anemos vento e noos mente), ora che tutto sembra avere un nome, è come si chiama la nostalgia di un tempo non vissuto; e così dentro il cinema dei miei sogni, stasera soffia un vento che piega i pensieri verso altri luoghi e altri momenti… come in un caveau che era stato destinato a conservare beni preziosi ma che per una notte si apre ai corpi desideranti.

Written by La redazione