Dal 7 al 19 aprile il Piccolo Teatro ospita una personale di Daria Deflorian: quattro spettacoli che ne tratteggiano la poetica, delineandone con chiarezza gli interessi estetici e politici. Molto è stato scritto e detto sul suo lavoro e, per entrare nel suo universo, nulla sarebbe forse più utile dell’ultimo volume pubblicato da Luca Sossella Editore (Qualcosa di sé, Rossella Menna, 2023); tuttavia, ciò che emerge da questa rassegna è soprattutto l’attenzione dell’artista per la letteratura contemporanea, da Annie Ernaux a Han Kang (entrambe premio Nobel), fino a Édouard Louis. Tre nomi che portano sulla pagina mondi politici e passionali, non sottili né trattenuti, ma capaci di travolgere con la stessa intensità degli amori adolescenziali.
“Ci sono esseri che sono sommersi dalla realtà degli altri, dal loro modo di parlare, accavallare le gambe, accendere una sigaretta. Invischiati nella presenza degli altri.” così inizia Memoria di ragazza, in scena il 7 e 8 aprile. Deflorian, insieme a due attrici d’eccezione come Monica Demuru e Monica Piseddu, attraversa la libertà che Ernaux descrive nel momento in cui, per la prima volta, si trova sola fuori di casa.
“Prima che mia moglie diventasse vegetariana, l’avevo sempre considerata del tutto insignificante.” è invece l’incipit de La vegetariana. Al Piccolo Teatro dal 10 al 19 aprile, Deflorian, Paolo Musio, Monica Piseddu e Gabriele Portoghese traducono sulla scena l’universo privato e perturbante del romanzo di Han Kang. Elogio della vita al rovescio, (18 e 19 aprile) sempre ispirato all’opera di Kang e interpretato da Giulia Scotti, racconta il rapporto tra sorelle; ma, come spesso accade nel teatro di Deflorian, il dato narrativo si apre a una dimensione ulteriore, diventando occasione per interrogare la violenza domestica e le sue stratificazioni invisibili.
L’11 e il 12 aprile torna Chi ha ucciso mio padre, testo di Édouard Louis, di cui Daria Deflorian e Antonio Tagliarini firmano la regia nel 2020, con Francesco Alberici in scena: un lavoro che porta al centro la dimensione autobiografica e politica della scrittura di Louis, mettendo a fuoco disuguaglianze sociali e soprusi politici, facendo nomi e cognomi degli accusati della storia contemporanea.
Da questa personale si può delineare un chiaro metodo di lavoro, Deflorian non “adatta” i testi, li abita, li lascia risuonare nei corpi e nelle voci degli interpreti, rendendo visibile una pratica: quella di un teatro che trova nella letteratura una soglia privilegiata per interrogare il presente, creando così un genere teatrale che ricerca una nuova forma di prossimità – fragile ed esposta – con le vite raccontate.
Written by Francesca Rigato