Dal 7 al 10 maggio torna a Rimini supernova, la rassegna di arti performative curata da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande (Motus), con Paola Granato, in collaborazione con Santarcangelo dei Teatri e Comune di Rimini.
Arrivata alla quarta edizione, supernova continua a espandersi nella città: accanto al Teatro Galli entrano per la prima volta nuovi spazi come Primo Piano Art Gallery, La Crocina, Cappella Petrangolini, Area Settebello Eventi a7b, Anfiteatro Romano e terrazzo del Museo della Città. Una mappa mobile, fatta di performance, spettacoli, proiezioni, concerti e incontri, che invita il pubblico a spostarsi tra luoghi vicini ma diversissimi, rompendo la centralità e accendendo relazioni tra spazi istituzionali e indipendenti.
L’immagine guida di quest’anno è quella della mangrovia: creatura ibrida, ecosistema fragile e insieme resistente, groviglio di radici, intrecci e coesistenze non gerarchiche tra umano, animale e vegetale. A suggerirla è anche Mangrovia, film di Invernomuto e Low Jack, che apre la rassegna con il corpo della danzatrice Rayna immerso negli ecosistemi delle Antille francesi.
Da qui si diramano molte delle traiettorie del programma: la tessitura come pratica artistica e politica in Cruna di Muna Mussie e Massimo Carozzi; l’installazione collettiva علينا أن نُغَنِّي لانكسار البحر فين / dobbiamo cantare per la sconfitta del mare dentro di noi del fashion designer palestinese Mohammed Hadia (biishoss), nata da un laboratorio con l’Università di Bologna; il workshop The first breath on earth and its subsequent sublime collapse di Royal Divorce sugli archivi digitali e le memorie fantasma di YouTube.
La relazione con il più-che-umano attraversa invece Umunyana di Cedric Mizero, artista ruandese per la prima volta in Italia, e Ivan e i cani di Federica Rosellini, storia vera di un bambino cresciuto tra cani randagi nella Russia degli anni Novanta. Invernomuto presenta anche Paraflu, film realizzato con Michela de Mattei sul ritorno del lupo nei paesaggi montani del Nord Italia.
Tra gli ospiti internazionali ci sono anche Marina Otero con Ayoub, lavoro tra personale e politico su amore, morte, colonialismo e Palestina, e l’artista egiziano Abdullah Miniawy, che porta il concerto solista Nigma.
Ampio spazio alla scena italiana: Fabritia D’Intino e Agnese Banti con Comeback, Vincent Giampino con Schau e Stellen, Michela Depetris con In the name of darkness, magic and vulnerability, Cristina Kristal Rizzo con il progetto site specific GROOVE (is in the heart) all’Anfiteatro Romano, Industria Indipendente con il film Dammi i brividi ma non per la paura e il closing party.
La scena locale è presente con quotidianacom, che in Marcia, democrazia! – Composizione per un tempo venturo parte da un Regio decreto fascista del 1926 contro il ballo per interrogare il corpo come pratica antifascista, e con Movimento Centrale Danza & Teatro, insieme ai musicisti del Liceo Musicale “Albert Einstein”, in Foresta Umana.
Non mancano talk, workshop e momenti conviviali: dall’incontro La società delle mangrovie. Memoria e archivi tra rovine e sopravvivenze nel digitale con Royal Divorce e Motus, ai dialoghi con Invernomuto, Michela de Mattei e Industria Indipendente. A Casa Motus, sulle colline di San Giovanni in Marignano, il festival avrà un preludio con il workshop gratuito Internationalising Your Practice e una chiusura con una “colazione tardiva” in forma partecipata e solidale.
Written by LR