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Sun 24.05 2026

Il processo Pelicot

Where

Piccolo Teatro Studio Melato
Via Rivoli 6, 20121 Milano

When

Sunday 24 May 2026
H 18:00

How much

SOLD OUT

Contacts

Sito web

© Nurith Wagner-Strauss

Il 24 maggio 2026 Milo Rau porta Il processo Pelicot al Piccolo Teatro di Milano.

Alcuni dati e date:
Nato a Berna il 25 gennaio 1977, Milo Rau è oggi uno dei nomi centrali del teatro europeo contemporaneo. Dal 2018 al 2024 dirige NTGent e dal 2024 assume la direzione del Wiener Festwochen. Il suo teatro lavora costantemente sul confine tra documento, ricostruzione e rappresentazione politica. Difficile scegliere i lavori più significativi, ma in questo momento sono tre quelli che mi sento di citare: Hate Radio (2011-2012), dedicato alla propaganda radiofonica durante il genocidio ruandese, The Congo Tribunal (2015), progetto che ripropone un processo reale e La Reprise. Histoire(s) du théâtre (I) (2018), riflessione sul trauma, la violenza e la possibilità stessa di rappresentarle in scena. Rau costruisce spettacoli che mettono il pubblico in una posizione scomoda: chi guarda avverte il desiderio di intervenire, di prendere posizione, di agire, ma resta contemporaneamente immobilizzato davanti a ciò che sta accadendo in scena.

Contro la trama
Nel 2018, in concomitanza con l’inizio della sua direzione artistica a NTGent, Rau pubblica il celebre Manifesto di Gent: dieci principi pensati per ridefinire l’idea di “teatro di città del futuro”.
1.Non si tratta più soltanto di ritrarre il mondo. Si tratta di cambiarlo. L’obiettivo non è quello di rappresentare il reale, ma di rendere reale la rappresentazione stessa.
2.Il teatro non è un prodotto, è un processo di produzione. La ricerca, i casting, le prove e i relativi dibattiti devono essere resi accessibili al pubblico.
3.L’autorialità spetta esclusivamente a coloro che sono coinvolti nelle prove e nelle performance, qualunque sia la loro funzione – e a nessun altro.
4.L’adattamento letterale dei classici sul palco è proibito. Se un testo sorgente – sia esso letteratura, cinema o teatro – è utilizzato all’inizio del progetto, può occupare solo al massimo il 20 per cento del tempo di esecuzione finale.
5.Almeno un quarto del tempo di prova deve svolgersi al di fuori del teatro. Uno spazio teatrale è un qualsiasi spazio all’interno del quale sia stata provata o eseguita una rappresentazione teatrale.
6.Almeno due lingue diverse devono essere parlate sul palco in ogni produzione.
7.Almeno due attori sul palco non devono essere attori professionisti. Gli animali non contano, ma sono i benvenuti.
8.Il volume totale del materiale di scena non deve superare i 20 metri cubici, cioè deve poter essere contenuto in un furgone che può essere guidato con una normale patente di guida.
9.Almeno una produzione per stagione deve essere ripetuta o eseguita in una zona di conflitto o di guerra, senza alcuna infrastruttura culturale.
10.Ogni produzione deve essere mostrata in almeno dieci località in almeno tre paesi. Nessuna produzione può essere rimossa dal repertorio NTGent prima che questo numero sia stato raggiunto.
(traduzione a cura di Francesco Alberici pubblicato in M. Rau, Realismo globale, Imola, Cue Press, 2019).

Stesso mood, altra arte
In questo caso sarebbe rassicurante poter indicare soltanto opere di fantasia, distopie o scenari di fantascienza. Sarebbe più semplice relegare tutto nell’ambito dell’immaginario. Ma il materiale da cui parte Il processo Pelicot appartiene alla realtà, a una delle vicende più terribili degli ultimi anni. Forse allora il riferimento più necessario resta quello della tragedia greca e della sua funzione catartica: guardare l’orrore non per compiacersene, ma per comprenderlo collettivamente. Vale la pena tornare a leggere quei testi, così come ascoltare il podcast Indagini, capace di attraversare la cronaca senza trasformarla in spettacolo. E ancora rileggere V13 di Emmanuel Carrère, che prova a interrogare il trauma contemporaneo senza semplificarlo.

Written by Francesca Rigato