Un dialogo conflittuale tra linguaggi – suono e disegno – che prende la forma di monologhi insanabili e sbrodoloni emessi da esseri ibridi bloccati su supporti lignei eppure quanto mai liberi. Lo spettatore ingaggia sguardo, orecchio e pensieri in una esperienza non più di sola osservazione, ma in un bagno multicanale di stordimento polisensoriale.