Una relazione che finisce svuota il nostro cuore e riempie il cervello di domande, di pensieri che circolano senza sosta. Non otteniamo risposte da noi stessi ma cerchiamo di mettere in ordine il nostro dolore. La negazione delle scelte fatte e la negazione dei nostri errori e delle nostre esperienze prende forma mentre proviamo a lasciare andare –as you try to let go– come hanno provato a raccontare i Big Thief nel loro iconico brano Not.
Un pezzo sulla fine di qualcosa che è vuoto e pieno ad ogni strofa. Il dolore cresce lentamente, tutto parte piano per poi esplodere con la potenza delle chitarre che si espandono fino a restare inermi. La fine di un amore. Forse è per questo che un gruppo come questo. ancora troppo sottovalutato in Italia, riesce a rimanere nella testa e nelle playlist per sempre senza mai perdere di potenza.
I loro brani non cercano di rendere comprensibili le emozioni ma le lasciano aperte e irrisolte, piene di contraddizioni. Nel caso della band questo è un elemento centrale perché Adrienne Lenker e Buck Meek continuano a suonare insieme anche dopo la fine del loro matrimonio. Non è un gossip fine a se stesso, è l’essenza del loro gruppo; ogni album, ogni brano che finora ci hanno regalato, sono segnati da un’intimità e al contempo una distanza utili a dirci che nelle loro canzoni nulla si risolve. È per questo che funzionano.
C’è un’apertura nelle loro composizioni che si inserisce perfettamente nelle registrazioni dei brani che spesso presentano errori o suoni dell’ambiente intorno, come a dirci che il brano è importante tanto quanto quello che accade al momento della loro stesura. Non hanno un genere definito: possono risultare sporchi e graffianti oppure leggeri ed impetuosi a seconda del disco che decidete di ascoltare.
L’ultimo, meraviglioso lavoro dei Big Thief è Double Infinity, che rappresenta la maturità emotiva di un
gruppo indefinibile e prezioso. Los Angeles si apre con delle risate, finalmente sembrerebbe
che ci sia un po’ di serenità, di braccia aperte e di tensioni risolte. È l’album della crescita che non dimentica il passato ma lo trasforma, accogliendolo.
Il 14 giugno al Magnolia avremo la fortuna di poterli ascoltare, per essere un modo per mettere ordine alle nostre storie e tornare a vivere ricordi assopiti dal tempo: andiamo a vederli muoversi delicatamente tra le nostre mancanze e le nostre debolezze lasciandoci addosso tutta la fragilità di cui abbiamo bisogno.
Written by Antonella Grafone