Once We Were Kidz è un’indagine visiva e affettiva su un immaginario generazionale collocato tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila.
Attraverso fotografie realizzate a cavallo del millennio e oggi digitalizzate, Lulù Withheld costruisce una cartografia della memoria in cui esperienze personali e ricordi condivisi si sovrappongono, dando forma a un racconto che appartiene contemporaneamente all’artista e a un’intera generazione. Il titolo richiama infatti un soggetto collettivo, un “noi” che guarda al passato non come semplice esercizio nostalgico, ma come strumento per interrogare il presente.
Le opere di Lulù Withheld diventano luoghi di conservazione e rievocazione: custodiscono relazioni, desideri e momenti intimi destinati a dissolversi nel tempo. La fotografia non si limita a documentarli, ma ne riattiva la presenza, trasformando la memoria in un’esperienza ancora viva e condivisibile. A emergere sono anche la rarità e la preziosità del gesto fotografico, così distante dall’attuale bulimia di immagini. Gli scatti offrono uno sguardo spontaneo e istintivo, riconducibile alla tradizione “candid”, fatta di istanti colti al volo, senza pose né artifici, che trova in autori come David Armstrong, Will McBride e Nan Goldin alcuni dei suoi riferimenti più significativi. Una fotografia realistica e imperfetta, priva di filtri e costruzioni, capace di restituire una partecipazione autentica, in prima persona, a ciò che scorre davanti all’obiettivo.
Nell’allestimento le immagini si susseguono come frammenti strappati alle pagine di un diario o ai muri disordinati di una cameretta adolescenziale. Raccontano storie d’amore e amicizia, mentre paesaggi urbani e ambienti domestici, stazioni ferroviarie e periferie compongono lo scenario di una generazione. Luoghi di passaggio e transito, proprio come l’adolescenza, che diventano spazi di formazione identitaria. A riecheggiare sono le sonorità graffianti dei Nirvana, degli Smashing Pumpkins e dell’alternative rock degli anni Novanta, che prefigurarono l’inquietudine e il disincanto del nuovo millennio.
Gli scatti di Lulù Withheld rispecchiano una stagione sospesa tra gli ultimi residui dell’esperienza analogica e l’affermarsi della cultura digitale, quando il futuro conservava ancora il sapore del sogno e l’incertezza era una promessa di possibilità, piuttosto che una minaccia.
Se per molti millennials gli anni Novanta e Duemila rappresentano oggi il territorio della nostalgia in cui rifugiarsi, una parte della Generazione Z guarda allo stesso periodo come a un repertorio simbolico da riscoprire e reinterpretare. Estetiche, linguaggi e atteggiamenti tornano ad affascinare perché sembrano evocare una dimensione più autentica e rassicurante rispetto a un presente sempre più instabile, angosciante e frammentato.
La mostra suggerisce inoltre una riflessione sul rapporto tra memoria e trasformazione urbana. Com’era Bologna in quegli anni? A caratterizzarla erano una vivace vita notturna, la centralità dell’esperienza universitaria come fucina di cultura teorica e pratica, gli spazi indipendenti che alimentavano creatività, confronto, attivismo e sperimentazione. Una città profondamente cambiata, che continua a sopravvivere nei ricordi di chi l’ha vissuta.
Quando ci rivolgiamo al passato tendiamo però a smussarne le contraddizioni e ad amplificarne le promesse. È ciò che Zygmunt Bauman definiva “retrotopia”: la tendenza a proiettare speranze e desideri non nel futuro, ma in un passato idealizzato.
Le opere di Lulù Withheld invitano lo spettatore a interrogarsi non tanto su ciò che è stato, quanto su ciò che di quell’esperienza continua a produrre significato nel presente. La domanda che percorre tutto il progetto non è infatti “Come eravamo?”, ma “Chi siamo diventati?”
Opening: venerdì 16 ottobre 2026 ore 18.00
Orari: da martedì a venerdì 15.30 – 19.30. Sabato 10.00 – 12.30 / 15.30 – 19.30
Written by LR