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Palazzo Franchetti Palazzo Franchetti - Campo Santo Stefano (San Marco), 2842
Venezia

Andromaca sa che il suo Ettore, il più valoroso degli eroi troiani, non tornerà dallo scontro con Achille e lei, insieme al figlio Astianatte, non avrà alcun futuro. I manichini senza volto di De Chirico imprigionano quest’ultimo abbraccio tra i due amanti, racchiudendo eternamente il loro dolore, la loro paura e il loro amore. Questa incrollabile fiducia nell’altro, questa consapevolezza di doversi perdere per salvare chi si ama e quello in cui si crede diviene un messaggio di speranza, nonostante la drammatica fine dei protagonisti. Ettore e Andromaca si specchiano nelle acque del Canal Grande, in attesa: oggi la speranza è quella di poter finalmente fruire dell’arte dal vivo, di osservare e
percepire quell’eterno abbraccio che ci è, da troppo tempo, negato. Le sale di Palazzo Franchetti sono pronte ad accogliere nuovamente i propri visitatori, attraverso i lavori di artisti protagonisti dell’arte del Novecento e della contemporaneità.

Giorgio de Chirico, Ettore e Andromaca, 1942, olio su tela, cm. 80 x 60 – courtesy ACP – Palazzo Franchetti, Venezia

La collezione permanente inizia come in un sogno, in un inconscio rivelato attraverso i lavori di René Magritte e Paul Delvaux, posti in dialogo con l’arcaismo di Marino Marini e le suggestioni astratte di Paul Klee. Ettore e Andromaca sono i protagonisti indiscussi di una sala loro dedicata, solitari come in una piazza dechirichiana: la metafisica è posta al centro per la sua capacità evocativa e perturbante. La collezione confronta artisti di generazioni e provenienze variegate, tessendo dei fili rossi lungo tutto il percorso espositivo. In particolare, la natura morta è declinata attraverso tecniche e linguaggi completamente diversi tra loro.

Gino Severini, Natura morta con gabbia verde, 1942, olio su tavola, cm. 68 x 105 – courtesy ACP – Palazzo Franchetti, Venezia

Gino Severini sceglie il verde come colore primario nella composizione pittorica, in cui bottiglie e frutta – elementi canonici e tradizionali del genere – si affiancano ad una gabbia verde che ospita un piccolo canarino giallo. Graham Sutherland, in Untitled, intreccia il paesaggio con la natura morta, le figure umane con gli elementi naturali, creando un dipinto travolgente e complesso, contrassegnato da toni bruni e terrosi. Giorgio Morandi presenta una natura morta di forma circolare, dal titolo Grande natura morta circolare con bottiglia e tre oggetti: sceglie un’incisione, precisamente un’acquaforte su rame, per rappresentare l’oggetto nella sua essenzialità, in bianco e nero e al di fuori di qualsiasi tempo e spazio. A partire da questa incisione, Sissi realizza una serie di ceramiche, trasformando un’opera bidimensionale in un oggetto tridimensionale.

Franz Kline, Untitled, 1950, olio e tecnica mista su tela, cm. 76 x 91,5 – courtesy ACP – Palazzo Franchetti, Venezia

I manichini statuari di De Chirico si legano alle statue bronzee di Roberto Sebastian Matta che popolano il giardino di ACP – Palazzo Franchetti, concludendo il percorso espositivo. La figura umana è solamente accennata ma è il punto focale sia in Ettore e Andromaca che nelle sculture di Matta: il viaggio nella collezione permanente permette al pubblico di scoprire, non soltanto l’eterogeneità e la ricchezza dell’arte del XX secolo, ma anche la bellezza della complessità umana, artistica e culturale del nostro tempo.