Mantra raw vegan

ZERO here: Mangia i ravioli di rapa rossa con crema al limone e salsa al peperone giallo

Contacts

Mantra raw vegan Via Panfilo Castaldi , 21
Milano

Time

  • lunedi 10–00
  • martedi 10–00
  • mercoledi 10–00
  • giovedi 10–00
  • venerdi 10–00
  • sabato 10–00
  • domenica chiuso

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Prices

Written by Simone Muzza il 29 October 2015
Aggiornato il 23 June 2016

“Guardate pure, in questa cucina non si cuoce niente” c’è scritto sulla vetrata che permette di sbirciare il lavoro dei cuochi. Marco ha una faccia un po’ così, mi dice che siamo ancora in tempo per andare «all’indiano lì di fronte», ma è un tentativo vano e irrazionale, perché è chiaro che apprezza la mia curiosità di provare tutti i nuovi ristoranti della città, senza preconcetti.
E così entriamo: ci aspettano i sorrisi dello staff, molto affabile e paziente nello spiegarti il mantra della cucina, senza volerti indottrinare e sapendo benissimo che solo qualche ora fa abbiamo mangiato bistecche e pesci. In fondo non c’è molto da spiegare: tutto è vegano e biologico, non cotto e non centrifugato. Nell’attesa sorseggiamo due cold pressed juice con rapa rossa, arancia, limone: si tratta di succhi creati tramite l’utilizzo di una pressa idraulica che mantiene intatte tutte le proprietà nutritive degli ingredienti, mi spiega Marco che se ne prepara uno ogni mattina. E io che pensavo di essere un vero salutista con la mia spremuta di arance e pompelmo. Rimpiango di non aver ordinato un cocktail con base sake, ma mi basta un sorso di succo per cambiare di nuovo idea.

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Ci guardiamo incontro: il design è molto nordico, forse troppo per i nostri gusti, ma meglio nordico che minimal pensiamo.
Arrivano le pietanze: i ravioli di rapa rossa con crema al limone e salsa al peperone giallo sono squisiti, come del resto gli spaghetti di zucchine al pomodoro. Proseguiamo con le polpettine di funghi e noci con salsa marinara di pomodoro: le spazzoliamo in un baleno ed è naturale ordinare anche il Tirawmisu, una crema di cocco su una base di mandorla e nocciola all’essenza di caffè (senza caffeina, non esageriamo eh).

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Andiamo in cassa sazi e felici, ovviamente senza essere appesantiti. Ci prepara il conto una ragazza africana bellissima. Per lei sarei disposto a mangiare vegano crudista tutta la vita. Senza di lei, no: però ogni tanto tornerò qui, ed è bello considerare che lo farò soprattutto perché ho mangiato bene. Marco non so, sono troppo signore per chiederglielo, e lui lo sarebbe troppo per dirmi la verità.
“Chi entra è benvenuto, a prescindere dal suo abituale regime alimentare. Chi esce si porta via un sorriso, un’esperienza di purificazione, un seme di rinascita” noto che c’è scritto sulla porta quando esco. Sono d’accordo con la prima, capirò la seconda dopo qualche ora, mentre sulla terza dissento.
Ci fermiamo a chiacchierare sotto la vetrina di Bloodbuster: non è buffo che di fianco a un ristorante crudista ci sia un negozio di film horror, splatter e B-movie? A noi diverte un sacco, ma forse è solo una di quelle risate che si fanno tra amici.