Rufus Cocktail Bar

ZERO here: Si fa leccare le gambe sorseggiando un Pisco Sour

Contacts

Rufus Cocktail Bar Via Alberto da Giussano, 2
Milano

Time

  • lunedi 07:30–13 , 17–00
  • martedi 07:30–13 , 17–00
  • mercoledi 07:30–13 , 17–00
  • giovedi 07:30–13 , 17–00
  • venerdi 07:30–13 , 17–00
  • sabato 07:30–13 , 17–00
  • domenica chiuso

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Written by Martina Di Iorio il 31 May 2016
Aggiornato il 30 June 2016

Rufus Cocktail Bar si trova in zona Conciliazione, un quartiere che frequento poco e che ogni volta mi porta ad usare metafore tanto scontate quanto però sempre calzanti: “È un po’ come Venezia, bello ma non ci vivrei”, nonostante le ville silenziose, i grandi pini e le signore per bene. Rufus non ha molto a che fare con i classici bar della Milano spocchiosa e bauscia, lo si capisce fin da subito. Sarà che alcune cose si sentono a pelle. Grandi lampadari, un bancone ordinato e ben organizzato con delle sedute alte, candele accese, due grandi divani di pelle bordeaux in stile vittoriano e qualche vezzo hipster – più che concesso – disseminato in giro. Senza dimenticare la bottigliera, fornita con l’essenziale della mixology al quale si affiancano le bottiglie di qualità superiore più in voga. Ogni settimana una drink list speciale: questa di oggi mi piace già. Prima un pisco sour, poi affilo una caipirinha melograno shrub (zucchero e lime, Cacacha, aceto di melograno e soda).

Pisco Sour e Ginger Fizz
Pisco Sour e Ginger Fizz

Buoni, freschi e forte è la tentazione di provare anche l’American Forest, un classico dell’aperitivo ma con quel tocco vintage dato dall’utilizzo del liquore al Pino Mugo. Devo tornare a farmelo fare ora che ci ripenso bene. Tra Cocktail Martini – cartina al tornasole del barman e devo dire questi erano veramente buoni – e Ginger Fizz, ci rilassiamo in una Milano deserta disturbata solo dal suono delle volanti della Polizia che passano in Lamborgini. Parliamo con il barman e proprietario Alessandro, hanno aperto da poco e, dalla colazione fino a pranzo per poi riaprire alla sera, propongono una proposta al passo con i tempi e di qualità.

Il bancone del Rufus
Il bancone del Rufus

Capiamo solo alla fine perché questo locale si chiama Rufus. Se pensate a un cantante indie folk o un poeta americano morto a 23 anni sbagliate di grosso. Rufus avanza verso di me con passo svelto e deciso, si vede che è un tipo che sa quello che vuole e come ottenerlo. Nella mia mente lo immaginavo più grande visti i racconti su di lui. Coglie un mio momento di distrazione mentre finisco il Pisco Sour per presentarsi: leccandomi la gamba. Scodinzola e come se niente fosse torna dal suo padrone.

Martina Di Iorio