Trattoria Bertamè

ZERO here: Ripara la Vespa e si fa di pesce

Contacts

Trattoria Bertamè Via Lomonaco, 13
Milano

Time

  • lunedi 12–14:30 , 19:30–00
  • martedi 12–14:30 , 19:30–00
  • mercoledi 12–14:30 , 19:30–00
  • giovedi 12–14:30 , 19:30–00
  • venerdi 12–14:30 , 19:30–00
  • sabato 12–14:30 , 19:30–00
  • domenica 12–14:30 , 19:30–00

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Prices

Written by Corrado Beldì il 21 July 2016
Aggiornato il 11 January 2019

Da Bertamè ci venivamo già quando si chiamava il Glicine: era una delle poche trattorie davvero veraci rimaste a Milano. I tempi cambiano ma non è detto che le cose peggiorino, anzi. Il cortile c’è ancora e il glicine pure, ma volendo si può mangiare anche all’interno, nei locali completamente ridisegnati e dedicati ai motori con quello spirito che si respira ancora sui muri delle vecchie officine. Non a caso il gestore è Lorenzo Bertamè, proprietario del garage officina a fianco, aperto nel 1981 e tra i pochi meccanici che fanno ancora tutto: cambi gomme, tagliandi, revisioni, elettrauto, carrozzeria, accettano auto di tutte le marche e pure le moto storiche. Ho trovato il posto giusto per far riparare la mia Vespa!
Il cuoco di questa nuova avventura si chiama Uriel Manuel Cosi, un italiano giramondo con esperienze in India, Thailandia, molta Australia e recentemente il Relais & Chateaux Borgo San Felice a Montalcino.
Premessa: qui non si fa cucina di ricerca ma piatti di stagione con qualche piccolo accostamento più avventuroso. Buono il pane fatto in casa, mentre la lista dei vini non è niente male. Ci accomodiamo all’interno e si prende cura di noi Giulia, la cameriera ideale per conquistare un cliente: giovane, simpatica, carina, competente, spigliata e pure bionda, parla bene, mette allegria e potrebbe rifilarti qualunque cosa.

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Il piccolo gazpacho andaluso (che Giulia pronuncia, alla perfezione, con la “s” sorda), con pomodoro, basilico e cetriolo è un benvenuto sfizioso seppur davvero minimo. Gli antipasti sono numerosi, scegliamo il polpo con patate viola e pomodori colorati (il piatto più paparazzato del ristorante, la foto non può mancare) e una discreta insalatina in forma di orata, avocado, concassé di pomodorini e sedano a cui consigliamo di aggiungere un filo d’olio e forse (se vi va) due gocce di balsamico.
Mi conquista anche il risotto agli asparagi di campo e caprino bio, provato grazie al vicino di tavolo, così come gli gnocchi in viola, gamberi rossi di Sicilia e scampi crudi. Nonostante qualche interessante proposta di carne, quando Giulia arriva con un vassoio di pesce fresco decidiamo di buttarci su un branzino alla griglia con patate dolci viola arrostite. Buono ma forse avremmo dovuto scegliere i filetti di king fish scottati con bietola rossa e rapa. Per la gioia della sua dieta, la mia compagna prende un orto piatto: più verdure in più cotture.

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Molto più convincenti i dolci, illustrati con menu a vista: un vassoio con la disposizione di tutto ciò che è disponibile; una vera tortura, che ci spinge ad ingozzarci di torta di pan di Spagna e piccola pasticceria con decorazioni fantasiose: ho scelto una piccola barchetta di cioccolato con mousse, foglia d’oro e amaretto, ottimamente servita con fragole affettate, pennellate di cioccolato e zucchero a velo.
Riguardando il conto, poiché abbiamo fatto scelte strane, stimiamo che si spendono, in media, 40 euro a testa per tre portate bevande escluse: antipasti e primi € 12-15; secondi 13-16 o al peso 40/50 al kg; dolci 3,50-6,50. Di certo non torniamo a casa affamati, d’altra parte la nonna di Bertamè veniva da Bore, sull’Appennino parmigiano, dove il cibo è sempre stata una religione.

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Lorenzo Bertamè ci racconta che all’angolo su viale Lombardia, proprio di fianco a noi, ha aperto un concept store che vende accessori per auto e motorini, oggetti creativi, ammennicoli storici o rimodernati. Insomma, il paradiso dell’appassionato di storie e motori: la filiera è completa. Resteremmo più a lungo ma c’è un tempo per tutto e sappiamo che torneremo. Giulia ci saluta con un bel sorriso. Le chiediamo di un tatuaggio sull’avambraccio sinistro, non lontano dal gomito. Ce lo mostra. C’è scritta la parola più bella mai stata inventata nella storia dell’uomo: libertà.