L.Z. Pasticceria

ZERO here: Dimentica il "gelato flitto".

Contacts

L.Z. Pasticceria Via Padova, 14
Milano

Prices

Written by Martina Di Iorio il 7 February 2017
Aggiornato il 17 February 2017

È spuntata senza rumore, forse in una notte, ma ora non la si può ignorare. Dopo raviolerie che vengono fuori come funghi, street food da passeggio e altre diavolerie dell’altro mondo, il lato cinese della forza imprenditoriale della ristorazione punta sulla pasticceria. Una gran novità questa – nonostante non sia la prima pasticceria cinese a Milano, dopo le aperture di altre attività simili in Via Messina e Lomazzo – che vede assediato anche uno degli ultimi preconcetti sui cinesi e la pasticceria, da sempre considerati a gli antipodi. All’angolo tra via Padova e via Bambaia troverete nuova di zecca la pasticceria di Jianjin Lei: non siate timidi e varcate la soglia con le migliori intenzioni. C’è poco della cultura cinese, molto di quella occidentale e tante le influenze coreane e giapponesi. I dolci appagano tutti il primo dei sensi, la vista, in quanto disposti in maniera impeccabile e tutti abbondanti, vaporosi e laccati.

IMG_9782

Da osservare con un po’ di terrore le torte arcobaleno che sembrano venute fuori da una stampante 3d o da una bakery americana troppo entusiasta del Gay Pride. Se le provate, scriveteci un commento. L’odore dolce, di vaniglia che si respira fa venir voglia di provare qualcosa. Simili a bun e molto vicini ai krapfen fritti, provo queste bombe caloriche ripiene di crema o crema al latte, insieme ai tronchetti di pan di Spagna farciti di crema ai fagioli rossi. Dolcezza evidente ma che mi stupisce, perché abbastanza equilibrata e non stucchevole nonostante la spavalderia glicemica con cui si presentano. Buona la pasticceria secca, con semi di girasole, marmellata, cocco. Molte le proposte salate come il pane in cassetta, i bun al forno o i tramezzini con uova e maionese. C’è davvero tanto da provare e conoscere in questo curioso posto, e considerazioni a parte – comunque doverose – sul cibo, merita una visita per capire ancora meglio l’operosità e la capacità di sintesi tipica di questo popolo. E poi, i dolci, non sono neanche troppo male.

Martina Di Iorio