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A teatro, a teatro, a teatro: gli appuntamenti da settembre a dicembre 2026

Il teatro ci riporta in città. Un bussola tra le nuovi stagioni

Written by Francesca Rigato il 4 September 2026

FOG 2026 madalena reversa - Pour la Fin du Temps 1

Noi siamo così, nonostante tutto, nonostante il mare, non possiamo fare a meno di pensare al teatro. Lo so, suona pretenzioso ma nel buio di quelle sale ci ritroviamo a immergerci in altri mondi lasciandoci cuore, lacrime e sbadigli, quindi eccoci pronte a riportavi nelle platee. Ma lo facciamo riflettendo su linee e traiettorie, soprattutto in una città come Milano che offre tanto e dove tutto diventa confusionario. Quindi non indugiamo oltre e proviamo a orientarci tra le proposte della Milano teatrale 2026-2027. Agenda alla mano per segnare gli appuntamenti delle nuove stagioni teatrali della città.

Agenda alla mano per le nuove stagioni teatrali di Milano.

Iniziamo con una certezza: la nona edizione di FOG Triennale Milano Performing Arts, dal 19 settembre al 15 novembre 2026, si conferma un crocevia di artisti internazionali e italiani. Ancora una volta il festival riesce a calibrare le proprie direttrici tra presenze ormai affezionate e novità. È soprattutto il capitolo delle “prime assolute” a rendere il cartellone accattivante: l’interesse per ciò che ancora non si conosce si fa spazio accanto agli artisti che negli anni sono diventati presenze familiari di FOG. Un altro filo rosso attraversa però questa edizione: una costante riflessione sul suono, o sulla sua assenza, che porta gli artisti a interrogarsi sulla sua tangibilità e sulle possibilità di trasformarlo in materia scenica. Il 19 settembre, al Giardino Triennale, con Mud Works, l’artista lituana Lina Lapelytė apre il festival e indaga la trasformazione della materia attraverso il canto. Anche Agnese Banti, in About Vowels and Binary Stars (23-24 ottobre), lavora sulla voce e sullo spazio sonoro, mentre Boris Charmatz, con Muette (10-11 ottobre), si concentra sul silenzio per far scaturire il gesto e, da questo, la danza. Nella Stanza di Gaetano Palermo e Michele Petrosino (7-8 novembre), performance per un solo spettatore, si entra invece in un mondo dormiente, contaminato, anche in questo caso attraverso il suono, dall’ambiente esterno. Due spettacoli, testimoni di due società differenti che la lente teatrale permette di osservare, sono Haribo Kimchi di Jaha Koo (28-29 ottobre) e UN/SENT di Amir Reza Koohestani (13-15 novembre). I due artisti non sono certo paragonabili per linguaggio e scrittura scenica, ma entrambi, in modi profondamente diversi, concentrano l’attenzione su particolari della società contemporanea e ne indagano le sfaccettature.

Se FOG lavora sul rischio della novità, il Piccolo Teatro di Milano propone un’altra importante questione teatrale: quella della durata degli spettacoli e della loro possibilità di continuare a vivere oltre la singola stagione. Il problema è noto: uno spettacolo debutta, viene presentato per una o due settimane; i più fortunati vanno in tournée per un anno, attraversano eventualmente qualche festival o qualche altra città e poi rischiano di scomparire. La circuitazione, invece, può essere una forma concreta di tutela della produzione: permette a un lavoro di sedimentare, di incontrare pubblici diversi, di essere ripreso, modificato, ripensato e rivisto. E soprattutto impedisce che il teatro funzioni secondo una logica di consumo rapidissimo, nella quale ogni stagione sembra dover ricominciare da zero. Il calendario del Piccolo presta attenzione a questo processo, accostando nuove produzioni e spettacoli che hanno già avuto un percorso, giovani artisti e nomi consolidati. Così tornano in stagione Il fuoco era la cura, liberamente ispirato a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury e creato dai Sotterraneo (13-25 ottobre), Per sempre di Alessandro Bandini (18-22 novembre) e I miei stupidi intenti di VicoQuartoMazzini (30 ottobre-8 novembre), precedentemente ospitato al Teatro Fontana. Un filone che si concentra sulle varie declinazioni del tragico parte da Tiago Rodrigues, con Coro degli amanti, dal 29 settembre al 18 ottobre, in versione italiana con protagonisti Isabella Ragonese e Francesco Alberici, e prosegue, dal 30 ottobre all’8 novembre, con Che dolore terribile è l’amore di Daria Deflorian, spettacolo che prende spunto da Atti umani di Han Kang. Si arriva quindi a La medium di Marta Cuscunà (10-20 dicembre), che rievoca storie di “donne invisibili”. A concludere l’anno e a inaugurare il 2027, dal 29 dicembre al 10 gennaio, sarà Le nozze di Alfonse di Carabinier-Lèpine, un circo folle che pone al centro le forme dell’amore.

Il fuoco era la cura, sotterraneo

Non mancano, ovviamente, proposte degne di nota negli altri teatri milanesi. Tra queste, è interessante segnalare gli spettacoli di compagnie e artisti più giovani – spesso raccolti sotto il cappello, più o meno antipatico, dell’under 35 – che portano in scena uno spaccato di tematiche che, se messe in relazione, restituiscono un’idea degli interessi delle nuove generazioni. Il 2 ottobre, Dad or Alive dei Bum Bum Fritz, al Festival Hors del Teatro Litta, indaga il tema della paternità oggi, mentre QUI VIVREMO BENE. Una drammaturgia originale sull’emergenza abitativa (9-11 ottobre), di Luigi Vittoria con Dopolavoro Stadera, al Teatro Fontana, pone l’attenzione sul fenomeno della gentrificazione e sulla trasformazione degli spazi abitativi. Al Teatro Elfo Puccini, invece, dal 27 ottobre al 1° novembre, è in scena Madri, il testo di Diego Pleuteri, Alice Sinigaglia e in scena Valentina Picello e Vito Vicino. A novembre, dal 7 al 9, dall’11 al 15 e dal 22 al 25, a Campo Teatrale tornano gli Usine Baug con il nuovo lavoro Noir. A fine mese, dal 24 al 29, Francesca Astrei torna all’Elfo Puccini con Io sono verticale. Entrambi gli spettacoli riflettono su un’assenza, una mancanza e su ciò che resta dopo un dolore. Dal 10 al 15 dicembre, a Campo Teatrale, Filippo Capobianco riporta in scena Cercando Carla, una disamina della Milano di oggi.

E se non è mai facile tracciare le linee del contemporaneo, individuare gli interessi delle nuove generazioni o seguire le traiettorie degli spettacoli che resistono e di quelli che, invece, finiscono nei ricordi, questa prima parte della stagione milanese sembra almeno aver tirato molti fili. Sarà poi il tempo a dirci dove si annoderanno, quali finiranno per incrociarsi e quali, invece, prenderanno direzioni diverse.