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AngelicA 36: guida ragionata al festival musicale più radicale di Bologna

Written by La Redazione il 24 April 2026

Ensemble Nist-Nah

La musica risponde è la traiettoria della 36esima edizione di AngelicA, il festival internazionale di musica contemporanea che da più di trent’anni trasforma Bologna in un punto di convergenza per le pratiche sonore più libere, radicali e difficili da etichettare.

Un titolo che è anche una domanda implicita: può ancora la musica farsi spazio di relazione, di confronto, di attraversamento? Per Massimo Simonini la risposta è sì, ed è proprio nella tensione tra differenze che si apre il senso del festival. “«Cerchiamo l’oltre», scrive: un oltre fatto di contrasti, distanze, prospettive lontane che proprio per questo riescono a toccarsi, a parlarsi, a riconoscersi.

Dal 5 al 30 maggio, AngelicA 36 si muove lungo una costellazione di 15 concerti in 12 giorni, tra il Centro di Ricerca Musicale / Teatro San Leonardo e la Basilica di Santa Maria dei Servi, costruendo un paesaggio sonoro che attraversa 16 paesi.

Si parte lunedì 5 maggio con Brìghde Chaimbeul, musicista scozzese originaria dell’isola di Skye e tra le figure più rilevanti della nuova scena folk sperimentale: virtuosa delle smallpipes (cornamuse a mantice dal timbro più morbido), lavora su droni ipnotici e stratificazioni sonore che mettono in dialogo tradizione gaelica, ambient ed elettronica.

Il 6 maggio è il momento di Howard Skempton, compositore inglese classe 1947 e cofondatore della Scratch Orchestra insieme a Cornelius Cardew. La sua musica è essenziale, costruita su melodie limpide e forme brevi, lontana da ogni retorica dello sviluppo. In duo con il pianista William Howard presenta un’ampia selezione del suo lavoro, tra miniature storiche e una nuova composizione dedicata a Giorgio Morandi.

Il 7 maggio doppio set: da un lato l’Ekhos Trio con Yannis Kyriakides e Claudio F. Baroni, ensemble internazionale che mescola musica antica, pratiche elettroacustiche e strumenti non convenzionali — tra fisarmoniche microtonali, cornamuse e tecniche vocali estese — lavorando su memoria sonora e paesaggio. Dall’altro The Titillators, progetto del canadese Ryan Driver: una band che costruisce un repertorio eccentrico e imprevedibile tra jazz, musica popolare e invenzione pura, utilizzando strumenti autocostruiti e un forte spirito improvvisativo.

Tristan Perich & Ensemble. Foto di Miguel Raballand

L’8 maggio si muove attorno alla voce: la cantante e sound artist Kristia Michael affronta Three Voices di Morton Feldman, uno dei lavori più radicali del repertorio vocale contemporaneo, giocato su durata estrema, dinamiche minime e fusione timbrica. A seguire gli Everloving, guidati dal batterista Jonathan Kane (già con Swans e La Monte Young), rileggono la musica di Henry Flynt, figura di culto tra minimalismo, filosofia e controcultura americana, tra blues, raga e sperimentazione.

Il 13 maggio due duo che lavorano sul suono come materia: la violinista gallese Angharad Davies e il contrabbassista austriaco Werner Dafeldecker esplorano microtonalità, silenzi e tecniche estese in un equilibrio sottile tra composizione e improvvisazione. A seguire Franz Hautzinger e Burkhard Stangl, figure chiave della scena austriaca, tra tromba a quarti di tono, chitarra elettrica ed elettronica, in un dialogo che attraversa jazz, riduzionismo e ricerca timbrica.

Il 15 e 16 maggio sono dedicati a Tristan Perich, compositore americano che lavora con sistemi elettronici elementari — suono a 1 bit e microchip — per costruire architetture sonore complesse. Il 15 maggio con Ensemble 0 presenta Open Symmetry, per vibrafoni e diffusione su 20 canali, insieme a una nuova composizione per percussioni ed elettronica; il 16 maggio, nella Basilica dei Servi, arriva Infinity Gradient, imponente lavoro per organo e 100 altoparlanti, in equilibrio tra meccanica e digitale.

Il 18 maggio arriva Jürg Frey, compositore e clarinettista svizzero tra i nomi centrali dell’area Wandelweiser. La sua musica, fatta di tempi dilatati e materiali minimi, qui prende una direzione diversa con un nuovo Clarinet Quintet in prima assoluta eseguito dall’ensemble inglese Apartment House, confrontandosi con una forma classica e una maggiore densità sonora.

Horse Lords

Il 20 maggio il Blutwurst Ensemble, formazione fiorentina nata nel 2011 e attiva nell’improvvisazione radicale, incontra Marja Ahti, artista tra le più interessanti della scena elettroacustica nordica. Il progetto rielabora Fluctuating Streams in versione per ensemble, trasformando materiali elettronici in tessiture acustiche, tra memoria e presenza, a cui si affianca una nuova composizione di Marco Baldini ispirata alla scala indostana Marva.

Il 26 maggio torna il Piccolo Coro Angelico, laboratorio vocale per bambini attivo dal 2011: un progetto unico che unisce pratica corale, improvvisazione e composizione, quest’anno dedicato al tema del tempo, tra Meredith Monk, Alessandra Celletti e riletture del repertorio.

Il 29 maggio spazio all’Ensemble Nist-Nah, fondato dal percussionista australiano Will Guthrie: un progetto nato dal confronto con il gamelan indonesiano che si apre a free jazz, musica elettroacustica e pratiche sperimentali, lavorando su stratificazioni ritmiche e risonanze metalliche.

Chiusura il 30 maggio con gli Horse Lords, band di Baltimora tra le più interessanti della scena internazionale: un lavoro che intreccia rock, microtonalità e poliritmi africani, con strumenti modificati e strutture ripetitive che costruiscono pattern complessi, ipnotici e fisicamente coinvolgenti.

QUI IL PROGRAMMA COMPLETO