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Biografilm 2026: l’umanità al plurale tra resistenza, memoria e nuove forme del racconto

Written by La Redazione il 29 May 2026

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Ventidue anni dopo la sua nascita, Biografilm continua a interrogare il presente partendo dalle vite degli altri. Ma se agli inizi il festival aveva intuito prima di molti il potenziale politico e cinematografico del documentario biografico – la possibilità cioè di raccontare storie personali fuori dai circuiti dominanti grazie alla leggerezza del digitale e alla forza del materiale d’archivio – oggi quella stessa intuizione si allarga a una riflessione ancora più ampia sul concetto di umanità collettiva.

Umanità: singolo plurale è infatti il tema scelto per l’edizione 2026, in programma a Bologna dal 5 al 15 giugno sotto la direzione artistica di Chiara Liberti e Massimo Benvegnù. Un festival che continua a muoversi lungo il confine tra cinema, testimonianza e intervento sul reale, ospitando 64 film da 34 Paesi, tra documentari, fiction e serie tv, molti dei quali in anteprima mondiale o italiana.

Ad aprire il festival sarà Broken English di Jane Pollard e Iain Forsyth, ritratto irregolare e ribelle di Marianne Faithfull, artista capace di reinventarsi continuamente attraversando oltre sessant’anni di musica e cultura pop. A chiudere invece sarà The Revolution Against Death di Joshua Oppenheimer, inquietante riflessione sul desiderio contemporaneo di immortalità: una comunità di anziani californiani sceglie infatti la crioconservazione nella speranza di essere riportata in vita dalla tecnologia futura.

Ma è soprattutto nel cuore della selezione che emergono i temi di questa edizione. Everybody to Kenmure Street di Felipa Bustos Sierra racconta uno degli episodi di resistenza civile più forti degli ultimi anni: nel 2021, durante un blitz dell’immigrazione nel quartiere multietnico di Glasgow, centinaia di abitanti bloccano la deportazione di due vicini pakistani trasformando una strada qualunque in un simbolo di solidarietà collettiva. Un film che sembra parlare direttamente all’Europa contemporanea e alle sue contraddizioni.

American Doctor

Anche American Doctor lavora sui confini politici e morali del presente. Il documentario di Poh Si Teng segue tre medici – palestinese, ebreo e zoroastriano – uniti dal tentativo di continuare a curare e testimoniare ciò che accade a Gaza, tra ospedali sotto assedio e corridoi del Congresso americano. Un racconto che intreccia medicina, geopolitica e responsabilità etica.

Tra i titoli più affascinanti del concorso c’è poi Amílcar di Miguel Eek, ritratto meditativo di Amílcar Cabral, rivoluzionario e teorico della liberazione africana. Più che una biografia tradizionale, il film sembra costruire un diario visivo e poetico capace di restituire tanto la dimensione pubblica quanto quella privata di una figura centrale dell’anticolonialismo.

Molto contemporaneo anche Click the Link Below del norvegese Audun Amundsen, immersione nel mondo ambiguo dei guru della ricchezza online e della cultura dell’hustle economy. Tra corsi motivazionali, promesse di indipendenza finanziaria e vite costruite sui social, il documentario smonta il mito digitale del successo mostrando il vuoto e la fragilità che spesso si nascondono dietro la facciata del lusso.

Il festival continua inoltre a osservare le trasformazioni urbane e sociali italiane. Ampio appartamento in palazzo di pregio di Tiziano Locci e Tito Puglielli porta lo spettatore dentro un palazzo decadente del centro storico di Palermo, abitato da aristocratici in rovina, artisti e studenti mentre incombe l’arrivo degli investitori immobiliari. Più che un semplice documentario sullo spazio urbano, il film sembra trasformare l’edificio in metafora di una città sospesa tra memoria, speculazione e sopravvivenza.

Tra le opere più potenti sul tema dell’identità collettiva emerge anche London Boys di Arun Nangla e Laura Pavone, dedicato a un gruppo di giovani bengalesi di seconda generazione nella periferia londinese. Dietro il rumore delle moto e l’estetica da gang urbana, il film racconta il bisogno di appartenenza e il desiderio di emanciparsi da razzismo e islamofobia.

C’è poi Habibi Hussein di Alex Bakri, sull’ultimo proiezionista del vecchio cinema cittadino di Jenin (Cisgiordania), mentre una ONG internazionale tenta di restaurare la sala abbandonata. Il film esplora il tema complesso degli aiuti in Palestina, e rende omaggio a una cultura cinematografica che sta scomparendo.

Il rapporto tra realtà e simulazione attraversa invece Standby della regista belga Daphne van den Blink. Ambientato a bordo di una nave NATO, il documentario osserva giovani reclute intrappolate in un addestramento continuo fatto di attacchi simulati e tensione costante. Ma mentre la guerra viene “messa in scena”, il sospetto che quella finzione possa presto diventare reale trasforma il film in un ritratto claustrofobico dell’Europa contemporanea.

Ampio appartamento in palazzo di pregio

Spicca anche bauhaus forever. di Nico Weber, saggio cinematografico che attraversa cinque anni di trasformazioni di un cantiere berlinese per riflettere sul destino della modernità europea. Il Bauhaus diventa qui non solo un archivio estetico ma una domanda aperta sul futuro delle città e delle ideologie del Novecento.

E non manca uno sguardo diretto sulla storia politica e mediatica italiana con Dans l’ombre de Berlusconi di Fabio Lucchini. Attraverso testimonianze interne al sistema televisivo commerciale degli anni Ottanta, il documentario ricostruisce il modo in cui la TV privata ha ridefinito il rapporto tra informazione, consenso e potere, anticipando molte delle dinamiche che ancora oggi dominano il discorso pubblico.

Come sempre, Biografilm non è soltanto una vetrina cinematografica ma anche uno spazio di incontro. Tra gli ospiti attesi figurano la giornalista Rula Jebreal, la regista tunisina Kaouther Ben Hania, autrice di La voce di Hind Rajab – cui il festival dedica un importante omaggio -, Milena Vukotic e Joshua Oppenheimer, ormai presenza centrale nell’immaginario del festival.

Accanto al cinema, Biografilm continua inoltre a espandere i propri linguaggi. Debutta quest’anno il Biografilm Podcast Award, dedicato alle nuove forme del racconto audio, mentre nasce Biografilm poesia – La vita che scrive, sezione curata da Emanuela Ceddia e Franca Mancinelli che inaugura il dialogo tra festival e poesia contemporanea ospitando Milo De Angelis.

QUI IL PROGRAMMA COMPLETO