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La nuova pizza spacca il culto

Tra impasti, topping e idee audaci, la pizza non è più sacra. Guida alle nuove pizzerie della città, protagoniste di questa profanazione.

Written by Ario Mezzolani il 14 January 2026
Aggiornato il 15 January 2026

La pizza non è più solo pizza. Meglio: non è più solo cibo. Tonda, alta, croccante, con il cornicione che sembra un airbag o sottile come un foglio passato troppe volte sotto il rullo. Tradizionale, spinta, borderline. Negli ultimi anni la pizza ha smesso di fare la brava: è uscita dal cliché, ha cambiato forma, ha iniziato a parlare. Di noi.

Dimmi che pizza mangi e ti dico dove sei arrivato. Non nella vita in generale — troppo facile — ma qui, adesso. Nel presente. Perché mentre continuiamo a difendere la tradizione come fosse una reliquia intoccabile, la pizza fa l’opposto: si muove, assorbe, si lascia contaminare. Resta popolare, ma diventa linguaggio. Un mood. Un termometro sociale. Dentro ci finiscono migrazioni, hype, ossessioni per l’impasto, nostalgia selettiva. Il bisogno di sentirsi a casa senza restare fermi. Forse è per questo che oggi la pizza è il piatto italiano su cui si sperimenta di più.

Costa relativamente poco, parla a tutti, non ha bisogno di istruzioni. È democratica, ma non è innocente. È il punto esatto in cui la cucina italiana può spingersi in avanti senza perdere contatto con la strada. Dove la tradizione non viene negata, ma stressata. Stirata. Messa sotto pressione. A volte bruciata. E poi ripensata.

Per troppo tempo abbiamo pensato che la tradizione fosse una reliquia intoccabile. La pizza è invece l’opposto: si muove, assorbe, si lascia contaminare.

Spuntano come funghi. E invece sono pizze. Nuove aperture, nuovi nomi, nuovi forni, nuovi manifesti scritti in lievito madre. Un prodotto che sembrava intoccabile e inviolabile e che oggi viene piegato, idratato, alzato, politicizzato. Non sempre funziona. Non sempre convince. Ma una cosa è chiara: la pizza non è più neutra. Ne avevamo già parlato raccontando le pizzerie egiziane di Milano, difendendo il loro valore stabilizzante: prezzi accessibili, continuità, presidio quotidiano. Un’idea di pizza come ancora, come equilibrio.

Qui il discorso cambia. Questa guida guarda all’altro lato della medaglia: la pizza come terreno di sperimentazione, come spazio in cui la cucina italiana testa il futuro, misura il rischio.

Milano non è Napoli — e non vuole esserlo. Napoli è origine, rito, grammatica. Milano è traduzione, accelerazione, collisione. Se Napoli custodisce, Milano verifica. Se Napoli difende una forma, Milano ne esplora i margini. Qui la pizza diventa comfort food con ambizioni, street cred servito su piatti che sembrano dire: guarda che non stiamo scherzando. Mangiare pizza oggi non è più un gesto automatico. È una scelta di campo. Comfort o rischio. Casa o adrenalina. Tradizione come regola o come materiale vivo da spingere un po’ più in là.

Per questo World Pizza Day abbiamo scelto cinque pizzerie nuove — o nuove nel modo di pensare la pizza — che raccontano quanto questo sia oggi uno dei terreni più fertili della cucina italiana. Cinque interpretazioni dello stesso archetipo,. Cinque vibe diverse. Cinque modi di stare dentro la pizza e dentro Milano.

Dalla pizza che pare venire dai sobborghi della Grande Mela alle sperimentazioni dissacranti della new wave romana. Non una classifica, ma una guida. Per orientarsi. Per capire e provare, fetta dopo fetta, dove stiamo andando.

Pizza Stella

Saya – Minimal, pulita, precisa. Ma soprattutto: internazionale. Da Saya la pizza parla un’altra lingua. O meglio, ne parla più di una. È una pizza fatta da ucraini, e questa non è una nota folkloristica: è il cuore del progetto. Impasti rigorosi, ingredienti calibrati, zero bisogno di alzare la voce. Qui la pizza racconta cosa succede quando un simbolo italiano diventa davvero globale. Non imitazione, ma appropriazione consapevole. La tradizione non viene replicata, viene studiata e restituita con un accento diverso. Se scegli Saya, probabilmente ti interessa come le cose viaggiano, cambiano forma e restano credibili anche lontano da casa.

 

Pizza Stella – Comfort senza nostalgia cringe. Ma con molto formaggio. Pizza Stella guarda a New York. Anzi, rimbalza da lì. È una pizza grande, larga, goduriosa, che prende sul serio la lezione italoamericana: quella dei migranti che hanno portato la pizza oltreoceano, l’hanno adattata, e hanno finito per convincere i newyorkesi di averla inventata loro. Qui la pizza è generosa, immediata, fatta per essere condivisa e piegata a metà. Se scegli Stella, cerchi casa, sì — ma una casa rumorosa, piena, dove mangiare è ancora un gesto felice e senza troppe domande.

Pantera Pizza Rustica – Scura, veloce, senza tempo per le mezze misure. Pantera è pizza al taglio, nata per la città che cammina. Croccante, tesa, fatta per essere mangiata in piedi, senza cerimonie. Qui i morsi non sono morsi: sono mozzichi veri. È la pizza che non chiede attenzione ma la prende. Rapida, diretta, urbana. Se Pantera è nel tuo radar, sai che il piacere non ha bisogno di lentezza per essere serio. E che a volte la pizza migliore è quella che sparisce prima ancora di rendertene conto.

 

Futura – Testa bassa, impasto sottile, orizzonte largo. Da Futura la pizza è romana: sottile, secca, netta. Nessun cornicione da fotografare, nessun effetto speciale. Qui la tecnica è invisibile, ma presente. La pizza diventa superficie di lavoro, spazio per ingredienti che dialogano senza appesantire. È una pizza che guarda avanti proprio perché sa togliere. Se mangi qui, probabilmente ti piacciono le cose che non hanno bisogno di spiegarsi troppo, ma che funzionano al primo morso.

Confine – Qui la pizza smette di essere solo pizza. Confine è una vera traversata. Nato da mani campane, ma senza nostalgia di ritorno, è il progetto che spinge più in là l’esperienza della pizza. Non una sequenza di pizze, ma una degustazione. Impasti, topping, temperature, ritmi: tutto concorre a creare sorpresa. Sapori che arrivano, si aprono, restano. Epifanie papillari. Qui il confine non è tra tradizione e innovazione, ma tra mangiare e vivere un’esperienza. Se Confine ti parla, probabilmente credi che la pizza possa ancora stupire — e che farlo sia una cosa molto seria.