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POST-IT di settembre: cosa vedere a teatro a Bologna

Written by Valentina Scocca il 2 September 2026

KMs OF RESISTANCE

Settembre è arrivato, la festa è finita, si ritorna alla routine e alla quotidianità, ma quest’anno la ripresa risulta più faticosa e impegnativa, saranno le temperature tropicali che non vogliono darci tregua e questa lunga estate che fatica a congedarsi…

Settembre in città si prospetta denso di appuntamenti e stimoli interessanti, sebbene la stagione teatrale debba ancora ufficialmente iniziare. Si annuncia un mese intenso dal punto di vista culturale, all’insegna dei festival che invadono la città e i suoi spazi, con un calendario ricco di eventi che si muovono dalla danza alla musica, dalla performance alla drammaturgia contemporanea, dalla sperimentazione artistica al teatro di ricerca, con uno sguardo attento e critico sulla contemporaneità.

Come da tradizione torna a Bologna Danza Urbana, il primo festival italiano dedicato al dialogo tra danza e spazi urbani, ideato e diretto da Massimo Carosi, giunto quest’anno alla sua trentesima edizione.
In scena dal
4 al 10 settembre, Danza Urbana, animerà vari luoghi della città dal centro alla periferia (Piazza San Francesco, Ex Chiesa di San Mattia, Piazzetta Maccaferri, Collegio Artistico Venturoli, Parco 11 Settembre 2001, Parco di Villa Angeletti, Istituto Storico Parri, MAMbo, DAS), e sarà anche a Ferrara il 15 settembre con un evento speciale in occasione dell’apertura del Tecnopolo.
Un cartellone eclettico e composito che si sviluppa in vari luoghi della città di Bologna – piazze, parchi, ex chiese, musei, spazi culturali – che verranno abitati e reinterpretati da artisti, compagnie e collettivi, selezionati tra i protagonisti e i talenti emergenti della nuova danza d’autore e della coreografia italiana ed internazionale, che interrogano e interpretano il presente con linguaggi diversi, tra performance, pratiche partecipative e nuove forme di relazione con lo spazio pubblico. Fra gli artisti ospiti
Roger Bernat, Alejandro Moya, Arnau Perez, Silvia Rampelli, Mehdi Dahkan, Manuel Rodriguez, Irene Russolillo, Elisa Sbaragli, Mattia Quintavalle Sly, Elia Pangaro & Alexander de Vries, Francesca Melluso/Federico Pipia, conferenza balaam e CollettivO CineticO.

Dall’11 al 13 settembre 2026 a Bologna la musica jazz è protagonista con la rassegna La Strada del Jazz, giunta quest’anno alla sua 16° edizione: un percorso storico e culturale permanente, un festival musicale che si svolge nelle vie del centro storico e celebra la ricca tradizione jazzistica della città.
L’iniziativa principale si sviluppa nel cuore del Quadrilatero, una zona che storicamente è considerata il fulcro del jazz bolognese tra gli anni ’50 e ’70. Come ogni anno, accanto ai concerti, avviene la posa sul marciapiede di Via Orefici/Caprarie di una stella di marmo dedicata a uno dei grandi interpreti che hanno suonato in città negli anni d’oro del Bologna Jazz Festival di
Alberto Alberti. La Stella quest’anno è dedicata al sassofonista Stan Getz.

La 19ª edizione del perAspera festival, rassegna di arti performative contemporanee si terrà dal 17 al 27 settembre 2026 a Bologna e nella sua Città Metropolitana. Il tema di questa edizione è “Margine mobile”, un concetto che esplora zone liminali di libertà, confini che sfumano, mutano ed esperienze di decentramento geografico e culturale attraverso molteplici forme d’arte contemporanea, “una zona temporanea, dove anche l’imperfetto può permettersi di accadere, germinare, lasciare una scia trasparente e vischiosa” scrivono i due direttori artistici Maria Donnoli ed Ennio Ruffolo.
Il festival fa parte del cartellone di
Bologna Estate 2026 ed è una piattaforma multidisciplinare che abita temporaneamente luoghi urbani, storici e non convenzionali. Il programma spazia dalle arti performative al teatro, dalla musica alla danza, dall’esperienze immersive alle installazioni, dagli incontri ai laboratori, con un focus sul corpo e la contemporaneità, percorsi multimediali ed interazioni con il pubblico e talk dedicati ad approfondire il rapporto tra arte, scrittura e cura.

Convergenze, il nuovo festival di teatro documentario ideato e diretto dalla compagnia teatrale bolognese Kepler-452 (Nicola Borghesi e Enrico Baraldi), si terrà a Bologna dal 17 al 26 settembre 2026, segnando il ritorno della compagnia alla direzione di un festival in città a cinque anni di distanza dall’esperienza del Festival 20 30.
Il nome del festival si ispira alla pratica della “convergenza tra lotte” sviluppata dal Collettivo di Fabbrica ex-GKN, con cui la compagnia ha collaborato a lungo. L’obiettivo di Convergenze è
utilizzare il teatro documentario per offrire uno sguardo alternativo sulla realtà di tutti i giorni, esplorando i luoghi meno frequentati e le tematiche più difficili da osservare – al centro del festival ci sono progetti legati al territorio e alla comunità. Il festival prevede un intenso calendario di spettacoli, incontri, laboratori, feste e residenze artistiche distribuiti in vari luoghi della città.

Come cantava Francesco Guccini “Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’età, dopo l’estate porta il dono usato della perplessità…ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità, come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità…”

Ecco alcuni consigli su cosa andare a vedere a teatro questo mese.

 

Sabato 5 settembre, Piazza San Francesco
Desvelo
di e con Alejandro Moya
prima nazionale
Danza Urbana Festival

Desvelo di Alejandro Moya è un assolo di danza contemporanea che trae ispirazione dalla cultura giapponese e costruisce uno spazio dedicato alla contemplazione e alla trasformazione interiore: non una rappresentazione, ma un processo reale che rivela un paesaggio intimo, attraverso l’atto del creare, la trasformazione del luogo, il movimento come lavoro, cura e ascolto attento.

Desvelo è un elogio ai mestieri artigianali, che indaga come il gesto manuale possa diventare espressione di un processo di trasformazione interiore. Presentato in prima nazionale all’interno della XXX edizione di Danza Urbana, il primo festival italiano dedicato al dialogo tra danza e spazi urbani, ideato e diretto da Massimo Carosi.

 

Domenica 6 settembre, Collegio Artistico Venturoli
KMs OF RESISTANCE
di Mehdi Dahkan e Mohamed Bouriri
Danza Urbana Festival

Come può il corpo manifestare una resistenza collettiva quando le parole vengono messe a tacere? KMs OF RESISTANCE di Mehdi Dahkan e Mohamed Bouriri è una performance coreografica e sonora che esplora l’atto primordiale della respirazione come mezzo per esprimere resistenza e ispirare l’azione collettiva. In scena, due performer propongono sequenze ritmiche sincronizzate e coreografiche utilizzando solo il loro respiro, le loro voci e i loro corpi. Concentrandosi sul respiro come materiale sonoro essenziale della resistenza, l’opera crea una forma di protesta senza canti e senza slogan. La performance è ispirata all’Aita, tradizione orale marocchina storicamente legata alla trasmissione di messaggi di resistenza: KMs OF RESISTANCE offre un modo sottile per affrontare le problematiche urgenti del nostro tempo, in particolare nei contesti in cui la libertà di parola viene soffocata o censurata.

 

Lunedì 7 settembre 2026, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Alien
di&con Manuel Rodriguez
Danza Urbana Festival

Alien è una creazione di danza contemporanea, performance e arti visive ideata, diretta e interpretata dall’artista andaluso Manuel Rodríguez, che reinventa il corpo come organismo sensoriale e mette in discussione i confini fra identità, percezione e comunicazione.

L’opera immagina il corpo del performer come un organismo fittizio e un linguaggio vivo. Si ispira alla suggestione psicologica degli astronauti che, tornando sulla Terra dopo averla osservata dallo spazio, percepiscono la realtà stessa come una finzione. Attraverso una forte tensione fisica, vibrazioni e gestualità, Alien non cerca un dialogo lineare con lo spettatore, ma abita lo spazio in cui la comunicazione tradizionale fallisce e si trasforma, offrendo un’esperienza distorta dello spazio-tempo, dove l’umano appare come una condizione mutevole e incerta.

 

Giovedì 10 settembre, Piazzetta Maccaferri
Urutau Extinction Party
di CollettivO CineticO
Danza Urbana Festival

Urutau Extinction Party è una performance rituale partecipata ispirata all’Urutau (il nittibio), un uccello notturno sudamericano noto come “l’uccello fantasma” per la sua eccezionale capacità di mimetizzarsi, rimanendo perfettamente immobile per tutto il giorno in posizioni insolite, e riuscendo a vedere l’ambiente circostante anche a occhi chiusi. La performance è una maratona di resistenza fisica e mentale senza movimento visibile, in cui i performer sono corpi immobili e ciechi, che esplorano il confine tra lo spazio scenico e quello contemplativo attraverso una narrazione intima basata sulla sottrazione.

Il lavoro si muove tra rito sacrificale e rave party congelato e non coinvolge solo i danzatori professionisti della compagnia, ma include attivamente cittadini e appassionati locali che partecipano ad un workshop preparatorio intensivo gratuito condotto da Francesca Pennini, coreografa della compagnia, il pomeriggio stesso dell’evento.

 

Sabato 12 settembre 2026, Oratorio San Filippo Neri
Bigger
coreografie di Sofiane Chalal
prima nazionale

Sul palco, un corpo straordinario sfida le convenzioni della danza e le leggi della fisica. Il ballerino e coreografo Sofiane Chalal con Bigger abbraccia questa sfida senza esitazioni: “Mi incontri due volte, come se il mio corpo occupasse tutto lo spazio, persino il mio” – questa dualità quasi schizofrenica tra la sua vita sul palco e la sua vita fuori dal palco è il tema di questa performance, tratta dal suo primo lavoro da solista, Ma part d’ombre (Il mio lato oscuro). Quasi un rito di passaggio, esplora temi profondamente personali, e quindi universali: il corpo come alleato e nemico al tempo stesso, e il paradosso – a volte stimolante, a volte doloroso – tra come vediamo noi stessi e come gli altri ci vedono.

Sofiane Chalal affronta questi temi con grande sensibilità e uno stile gestuale distintivo che trasmette sia la potenza dell’hip hop che la fragilità della pantomima, a suo agio sia nelle battle di danza che nei teatri, sfida ogni preconcetto e sfugge ad ogni categorizzazione. In Bigger si mette a nudo ed esplora, in modo personale, unico ed intuitivo, la posizione dell’artista e come il palcoscenico lo trasforma: un atto scenico di liberazione e riconoscimento, che trasforma il corpo giudicato in corpo sovrano, restituendogli voce, presenza e potenza poetica contro ogni stereotipo.

 

Lunedì 14 settembre 2026, Rione San Nicolò
Antropolaroid
di&con Tindaro Granata

Torna in scena Antropolaroid, originale e innovativo monologo in cui Tindaro Granata, attraverso la tecnica antica del “cunto”, racconta la storia della propria famiglia, affrontando temi come il senso della giustizia, la solidarietà, la lotta per l’amore e la ricerca della libertà. Ripercorrendo e romanzando gli episodi più salienti della propria storia familiare – dai primi del Novecento fino ai giorni nostri, l’autore e attore siciliano rielabora in chiave originalissima il teatro dei ‘Cunti’ della Sicilia: il meccanismo del racconto viene sostituito dalla messa in scena dei dialoghi tra i personaggi, non vengono narrati i fatti, ma i personaggi parlando tra di loro danno vita alla storia.

Solo in scena, Granata attraversa decenni, generazioni e destini, dando corpo a uomini e donne di ogni età: figure familiari, una terra – la Sicilia – e il desiderio di partire, raggiungere Roma, diventare attore, fare cinema. Uno spettacolo di cupa bellezza, capace di fondere ricerca antropologica e istantanea fotografica, la memoria trattenuta nell’immagine e il racconto tramandato, vissuto profondamente.

 

Giovedì 17 settembre 2026, Oratorio San Filippo Neri
Ustica. Una cosa che non fa ridere
di e con Niccolò Fettarappa
Convergenze

Ustica. Una cosa che non fa ridere, scritto e interpretato da Niccolò Fettarappa, e prodotto dall’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, è una riflessione personale e politica su una delle vicende più buie della storia italiana.

La strage di Ustica è stato un evento, a detta dell’autore, rappresentabile come un grosso precipizio, in cui più percorsi e tracciati di vita si sono incontrati, tragicamente, per poi finire inghiottiti nel buio della storia. Per molti anni, di tutto questo si è parlato come di un mero “disastro”, qualcosa di simile ad un evento meteorologico avverso, una catastrofe, quasi come se di responsabilità umane non ce ne fossero, ma oggi sappiamo che non è così. Il 27 giugno del 198 lo Stato è crollato, è caduto addosso col peso di tanti incubi politici. Ci sono delle volte nella vita di ciascuno in cui la Storia, una storia più grande di noi, una trama fitta, complessa, che si dipana sopra le nostre teste, si intromette nelle microstorie delle persone. E allora, le biografie individuali vengono interrotte e investite dal traballante peso di un corpo più grande, più pesante. Ustica. Una cosa che non fa ridere è il tentativo di ricomporre questi frammenti di vita, alla luce di questo incidente, di questa roboante interferenza della Storia.

 

Giovedì 17 settembre 2026, Arena del Sole
Ci pensiamo a Settembre. APPUNTI su una residenza estiva in riviera romagnola
di e con Matilde Vigna
Convergenze

“Turisti anomali ma pur sempre tali persi tra lungomari, cimiteri, imprevisti, ricordi d’infanzia, playlist nostalgiche, innamoramenti, abbandoni, cartoline, piadine, cliché. Una riflessione non lineare sui limiti del nostro sguardo, sul passare del tempo, sui danni del consumo di suolo – e del beach-volley.

Sulla vita che lasciamo da parte quando proviamo a farci le domande giuste, ignorando poi puntualmente le risposte. Ignorare le risposte è come ignorare la fine che anche se continuiamo a nasconderla sotto la sabbia lei sempre si ripresenta o il mare che zitto zitto, non ha mai smesso di guardarci sudare”.

Matilde Vigna, attrice e autrice e Alex Giuzio, giornalista, scrittore e traduttore che si occupa di ecologia, economia e politica, si lanciano in un improbabile viaggio attraverso le località della riviera romagnola, tra un passato che rimane appicciato al presente e un futuro che dai, ci pensiamo a settembre.

 

Venerdì 18 settembre 2026, Istituto Ortopedico Rizzoli, Sala Bacchelli
Dedicato
di Francesco Alberici ed Ermelinda Nasuto
perAspera Festival

C’è un momento preciso in cui il quotidiano cambia forma, non accade con un colpo di scena, ma attraverso una frattura silenziosa che riorganizza gesti, pensieri, priorità.
Il lavoro nasce da una vicenda autobiografica di Ermelinda Nasuto: «Circa un anno fa, dieci giorni prima di compiere quarant’anni, mi è stato diagnosticato un carcinoma mammario di secondo stadio. Quando l’ho scoperto stavo conducendo un laboratorio teatrale assieme a colleghe e colleghi. Condividevamo la stessa casa, la cucina, il bagno e la sala prove. Avevo con loro l’accordo di tenere il telefono acceso in sala: quasi ogni giorno aspettavo dall’ospedale chiamate per visite ed esami. Oggi ho deciso di raccontare questa storia, ma come si racconta una storia che ancora non si sa come andrà a finire?».
Con Dedicato Ermelinda Nasuto e Francesco Alberici, autori del testo, ci accompagnano in una passeggiata dolce, nell’istantanea di un momento in cui la vita cambia e sembra essere occupata dal solo pensiero della malattia e della sua cura. Sembra.

 

Da venerdì 18 a domenica 20 settembre 2026, Piazza Maggiore
La Piazza si Riaccende
a cura di Bologna Festival

Il celebre progetto di videomapping La Piazza si Riaccende torna a Bologna in Piazza Maggiore per tre serate. Ideato dal Bologna Festival, l’evento illumina l’incompiuta facciata della Basilica di San Petronio che riprenderà nuova vita, sulle note di Rossini. Come nell’originario progetto La Piazza si Accende saranno proiettati sulla facciata, con la sofisticata tecnica del videomapping, nell’ideazione artistica di Luca Agnani, i grandiosi progetti mai realizzati per il suo rivestimento, opera dei più celebri architetti del passato – da Andrea Palladio al Terribilia – fino alle più innovative idee del Novecento e dei nostri giorni, con l’ultima dedica “green” di Mario Cucinella.

La serata inaugurale del 18 settembre sarà affidata allo storico dell’arte Jacopo Veneziani, che guiderà il pubblico in un racconto che attraversa i secoli, ripercorrendo la storia di una città da sempre impegnata nella costruzione della propria identità. All’inaugurazione le voci dei giovani cantanti dell’Accademia del Teatro Comunale di Bologna (Claudia Ceraulo, Giulia Alletto, Gonzalo Godoy Sepúlveda) interpreteranno alcune tra le più famose pagine di Rossini e Donizetti, accompagnati al pianoforte da Pietro Beltrani, che offrirà l’ascolto di due suggestive pagine pianistiche di Ottorino Respighi. Lo spettacolo di videomapping continuerà ad accendere la piazza nelle sere successive, il 19 e 20 settembre.

 

Domenica 20 settembre 2026, Arena del Sole
Il posto preferito. Un reportage sentimentale sulla città di Bologna
di&con Davide Enia
Convergenze

Davide Enia affiancato da Agnese Doria, giornalista, tra i fondatori del gruppo Altre Velocità, racconta i cambiamenti della città di Bologna, portando la propria prospettiva e sensibilità di attore e autore, tra le voci più autorevoli del teatro di narrazione in Italia. L’idea di base è quella di ricalibrare il significato del valore vivente del verbo abitare. “La città, fin dalla sua origine, aveva già compreso che soltanto grazie a una elaborazione che sia al contempo intima e condivisa è possibile suturare le ferite e superare la crisi. Per questo la polis ha partorito il teatro, era chiaro già allora che tutti i piani di realtà sono connessi tra di loro ed è proprio nell’invisibilità dei legami che riluce l’urgenza stessa del proprio esistere”.

Il posto preferito. Un reportage sentimentale sulla città di Bologna è un monologo ed un’installazione video costruita a partire da interviste rivolte a un ampio numero di bambine e bambini tra i 5 e i 10 anni, a cui Enia ha chiesto cosa pensano della propria città – le loro voci e i loro sguardi sono la testimonianza del nostro presente.

 

Venerdì 25 settembre 2026, Arena del Sole
Il passo del cervo. Un reportage teatrale dall’Appenino bolognese
di&con Marco D’Agostin
Convergenze

Il passo del cervo è un reportage in forma di performance costruito nel corso di un breve periodo di prove all’Arena del Sole: l’Appennino prende parola e si rivolge ai propri abitanti, raccontando lo spopolamento non come cronaca di una perdita, ma come osservatorio sui processi lenti e complessi con cui un territorio cambia forma. A metà tra una lettera d’amore e una conferenza sulla danza, Il passo del cervo ipotizza che abitare un luogo sia paragonabile a una pratica coreografica: un continuo esercizio di apparizioni, scomparse e ritorni che riguarda le persone, le specie viventi, i saperi, i gesti e i paesaggi.

Il lavoro nasce da un periodo di 10 giorni e 10 notti che il danzatore e coreografo Marco D’Agostin ha trascorso a Campolo, un borgo dell’Appennino bolognese – 50 abitanti secondo le stime dell’anagrafe, 14 seconda la ricostruzione della signora Loredana. Con il tutoraggio filosofico e politico di Andrea Chiloiro (Collettivo Boschilla) e la complicità della danzatrice Arianna Brugiolo, D’Agostin ha camminato, conversato, osservato e ascoltato i paesaggi e gli abitanti dei comuni di Grizzana Morandi, Camugnano e Castiglione dei Pepoli, prestando attenzione ai fenomeni dello spopolamento e del ripopolamento.

 

Sabato 26 settembre 2026, Auditorium Manzoni
The Passion Of Octavius Catto
di Uri Caine
JAZZ ON SYMPHONY

Uri Caine, musicista e compositore statunitense, è l’autore di The Passion Of Octavius Catto, opera che si ispira alla vita e all’assassinio di Octavius Catto, intellettuale e attivista per i diritti civili dei neri ucciso a Philadelphia durante il tumultuoso Election Day del 10 ottobre 1871. Proposta per la prima volta in Italia nella versione con orchestra, l’opera è ispirata alla struttura drammatica delle Passioni di Bach e declinata in “capitoli” di ispirazione gospel, alternando jazz, musica classica contemporanea, ragtime e testi tratti dai discorsi originali di Catto. L’opera celebra la commuovente vita di Catto, attivista afroamericano che combatté contro le discriminazioni elettorali e contribuì alla creazione di istituzioni educative per afroamericani.

Protagonisti insieme al Coro del TCBO, la cantante Barbara Walker, Uri Caine al pianoforte, Clarence Penn alla batteria, Brad Jones al basso e l’Orchestra del Teatro Comunale diretta da André Raphel. Caine, considerato tra gli artisti contemporanei più innovativi, guida un intenso racconto musicale tra memoria storica e contemporaneità.

The Passion Of Octavius Catto è il secondo appuntamento della II° edizione di “Jazz on Symphony”, rassegna curata da Paolo Fresu, che mette in dialogo mondi apparentemente distanti come quello del jazz e della musica sinfonica.