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Ritmo Africano

Trent'anni di cultura artistica e musicale dell'Africa dell'Ovest, tra maestri e musicisti alla Seduta di Arman in Parco Sempione

quartiere Sempione

Written by Paolo Cerruto il 30 May 2023
Aggiornato il 31 May 2023

Mi sono avvicinato alle percussioni grazie a due volantini, sul finire degli anni Zero. Il primo era la locandina di un concerto al teatrino del parco Trotter, una serata tributo per Mamadou Diouff, grande musicista scomparso prematuramente. Folgorato dalle incredibili esibizioni di tutta la scena “afro” milanese, ancora liceale, iniziai a interrogarmi sulla musica che ascoltavo (dal punk al reggae, dalla drum’n’bass alla techno) realizzando finalmente quali fossero le reali influenze di questi generi. Pochi giorni dopo inciampo in un volantino che pubblicizza un corso di percussioni africane, e così ci casco dentro, senza riuscire più a uscirne…

Migliaia di giovani italiani possedevano e suonavano pelli montate sul legno, nelle discoteche i djembefola accompagnavano dj e vocalist.

Da quanto ho potuto capire, dialogando con i maestri di questo genere (Davide Rametta, Lorenzo Gasperoni, Marco Patané, Agibou Diabate, Naby Eco Camara, Sebastiano Morgavi, Franco Campus) tra la fine dei novanta e gli anni zero il djembé era diventato di moda: migliaia di giovani italiani possedevano e suonavano pelli montate sul legno, nelle discoteche i djembefola accompagnavano dj e vocalist. Al parco Sempione il ritrovo domenicale contava decine e decine di percussionisti, spesso improvvisati, che creavano o piccoli cerchi (drum circle) o suonavano con altri più “studiati” seguendo dei ritmi definiti (o, molto più spesso, battevano le mani fuori tempo, come giustamente sottolineano Elio e le Storie Tese in “Parco Sempione”). Alex Bottoni, uno dei primi maestri, anche lui scomparso troppo presto, viene ricordato così su yemacure.com, il portale per appassionati che dà vita al MamaAfrica, il più grande ritrovo nazionale per gli appassionati del genere.

«Erano i primi anni in cui si affacciavano artisti africani di spessore in Italia, allora la comunità di djembe.it (primo grande riferimento per gli appassionati di musiche e danze dell’Africa dell’Ovest che segnò la crescita e lo sviluppo in Italia di queste arti) non esisteva… Eravamo pochi cani sciolti molto pieni di sé perché privi di esempi e momenti di confronto (nonché belli ignoranti della musica che presuntuosamente pensavamo di suonare bene). Negli anni ci siamo frequentati tanto, abbiamo condiviso tanti momenti formativi e progetti musicali, abbiamo avuto diversi punti di vista su tante cose ma ci siamo sempre ritrovati nel piacere di suonare insieme per la stima e l’affetto reciproco che piano piano si radicava in noi. Con Alex Bottoni c’è sempre stato un confronto aperto e costruttivo sui reciproci percorsi e sulle reciproche riflessioni intorno ai temi legati alla diffusione e allo studio di musica e danza africana, ragionando su cosa significa essere interpreti, insegnanti o organizzatori di eventi in Italia… Insomma, per Alex questa musica non era solo per sé ma di tutti, ha fatto tantissimo per la diffusione “sana” (basata cioè sul rispetto culturale e sulla qualità e fedeltà della trasmissione nell’insegnamento) della cultura artistica dell’Africa dell’Ovest, mettendosi in gioco ed esponendosi non poco; è stato un esempio, un obiettivo da raggiungere, uno stimolo alla ricerca e all’approfondimento…» [yemacure.com]

 

Ebnou Papis Fall
Davide Rametta

Per studiare questo genere, oltre a frequentare i corsi qui a Milano è necessario andare in Africa occidentale per approfondire questo mondo infinito e incredibile, trasmesso oralmente da secoli e secoli. Ogni ritmo ha un preciso significato e una sua funzione, che sia per il raccolto, la circoncisione, la festa, il matrimonio… Al parco Sempione, ultimamente, a condurre la “jam domenicale” c’è Ebnou Papis Fall, percussionista che si è avvicinato da ragazzo alla musica studiando con suo zio, in Senegal. Dopo tanti altri maestri e tanti altri luoghi è finito in Svizzera, quindi in Italia, nel 2013. Grazie al cugino si è affacciato al parco Sempione, dove ha conosciuto chi lo frequentano, e viceversa. Papis ha suonato con African Griot, Karama, Naby Eco Camara e accompagna alcuni corsi di danza afro ad Almamusica. «Anche in Africa avevo un gruppo e una associazione che si chiama Cunta Percu; oltre al Sempione suona in vari progetti e alle volte nelle discoteche in provincia di Milano. In futuro vorrebbe “vorrei incidere la mia musica e farla viaggiare ancora di più».

Un mondo infinito e quasi incredibile trasmesso oralmente da secoli.

Chiudo il cerchio con le parole di chi mi ha introdotto a questo mondo, grazie a quel volantino, il percussionista Davide Rametta (fondatore di Afropolis, associazione che tiene corsi al CIQ) che ha scoperto la musica africana da adolescente sul traghetto da Genova a Olbia, quando dei viaggiatori senegalesi si misero a suonare sul ponte della nave e salì una festa spontanea e indelebile nella mente di un ragazzino, che qualche anno dopo finì al parco Sempione «Dove si può realmente respirare in maniera veritiera un po’ di Africa, con tanti musicisti e ascoltatori che vivono uno spazio pubblico con la musica e con lei si relazionano, stando insieme ad altri musicisti locali e tanti curiosi, sempre accolti e sempre divertiti. Possiamo dire che l’anfiteatro del Parco Sempione è un pezzo di Africa nel centro di Milano. E questa è una vera fortuna, perché a molte persone come me ha offerto la possibilità di conoscere più da vicino una cultura così lontana dalle nostre dinamiche occidentali. Da quella scintilla nacque una spinta sempre più grande che mi ha portato a conoscere più a fondo le radici di questa cultura, provando a riportarla agli allievi. In Africa ho studiato con alcuni tra i più grandi esponenti, che talvolta abbiamo avuto anche la volontà e la fortuna di poter ospitare qui; parlo di musicisti e ambasciatori culturali come Boka Camara, Mamady Keyta, Famodou Konate, Kunbanan Konde, Mamadu Diouff (il mio primo maestro), Sourakata Djabate. E ballerini/e come Mamadama Bangoura, Yayi, Mohamed Kouyate, Ismail Bangoura… I nomi sono troppi per elencarli tutti. Dal filone più tradizionale poi mi sono trovato a portare avanti progetti di ogni genere, dai gruppi di solo percussion a gruppi di afrobeat e afrojazz, fino all’elettronica, il mondo che sto esplorando adesso… Tutto quanto è ritmo».