Tinder e Covid: il principio di prossimità amoroso

Abbiamo chiesto ad alcuni digital daters come e dove si incontrano nei quartieri

Written by Martina Di Iorio il 10 May 2021

Foto di Pexel - Cottonbro

Ora si alzeranno schiere di voci, falangi di commenti, perché quando si parla di relazioni amorose, pur brevi che siano, nessuno si sente escluso dal gettare nel sacro calderone del sano qualunquismo la propria esperienza. Feriti, a volte vendicativi, un po’ subdoli ma dal cuore sempre grande, gli pseudo cacciatori della città hanno subito un duro colpo. Perché in questo periodo la perdita della nostra capacità di aggregarci, nei locali, nei luoghi di divertimento, si legge anche come un notevole deterioramento delle nostre storie romantiche. Nel più ampio senso del termine. Questa inchiesta semi seria vuole proprio mettere in luce questo aspetto: che è successo alle vite relazionali dei milanesi? Dove e come hanno trovato la scappatoia alla tirannia di chiusure e distanziamento? Siamo disposti a spostarci pur di incontrare qualcuno? Tinder – e le dating app in generale – sembrano la risposta a questo strambo anno per tutti noi. Non a caso si registrano i record di utilizzo in assoluto (quasi 3 miliardi di utenti nel mese di marzo 2020 registrati nel mondo) e anche qui questa modalità sta prendendo sempre più piede. Scordiamoci l’era felice e spensierata di rimorchiare al bancone del bar, oppure sotto il palco di un concerto o sottocassa, il virtuale sostituisce il reale. Non solo corsi di panificazione e lezione di yoga, anche l’amore arriva in differita.

Che è successo alle vite relazionali dei milanesi? Dove e come hanno trovato la scappatoia alla tirannia di chiusure e distanziamento?

Da individualisti per scelta, sempre più lontani dal modello e dal concetto mediterraneo del focolaio domestico con mamma papà e prole al seguito, a individualisti per imposizione come se fosse una bizzarra legge del contrappasso. Ne sanno qualcosa i millennials, quelle strane bestie che ancora non hanno ben capito chi sono e come sono, a metà tra lo slancio di apparire sul pezzo – inseguendo a tratti i loro ideali più giovani – a metà ancorati al passato. Soprattutto in fatto di relazioni, ancora un po’ romantici, senza volerlo ammettere, mai capaci del tutto di lasciare il noto per l’ignoto, il vecchio per il nuovo. Se non vedo non credo, diceva il Santo dubbioso di professione, e noi gli facciamo l’eco scettici e snob di fronte alle dating app di ultima generazione. Fino ad oggi, o meglio, fino all’inizio della Pandemia.

Come immaginiamo cominci una storia d’amore

Abbiamo intervistato alcuni ragazzi, perlopiù millenials tra i 30 e i 40 anni, per capire meglio come e cosa è successo in questo anno di aritmia cardiaca. Una cosa è emersa chiara, Tinder e similari da paliativi del cuore stanno diventando veri e propri strumenti per tessere relazioni non solo occasionali, ma stabili e durature. Infatti i nostri daters digitali hanno mostrato un forte interesse nell’utilizzo allo scopo di tessere relazioni soprattutto a lunga durata. “L’incontro digitale ora viene approfondito e ampliato, l’attitudine con cui ci si relazione al dating virtuale è più consapevole e coscienziosa. Si incontrano più persone che hanno la tua stessa volontà di conoscersi meglio e condividere le proprie esperienze”. Ci dice Giulia, 29 anni, che anche prima del 2020 usava sì Tinder ma come alternativa, non come “unico modo per conoscere nuova gente”. A consolidare la sua teoria è proprio il fatto che dopo alcune esperienze in questo periodo ha trovato una relazione seria, con cui sta procedendo da alcuni mesi.

L’incontro digitale ora viene approfondito e ampliato, l’attitudine con cui ci si relazione al dating virtuale è più consapevole e coscienziosa

Sulle stese corde Gloria, 30 anni: “La situazione pandemica ha contribuito a ricalibrare il mio stato sentimentale e mi ha permesso di focalizzarmi maggiormente su me stessa. Ho avuto più tempo per sentirmi, capire quello che volevo e di conseguenza approfondire anche storie virtuali. Nei primi mesi di chiusura non ho sofferto particolarmente perché ero entrata in modalità sopravvivenza e la situazione era nuova quindi c’era anche un vago sentore di scoperta. Invece durante la seconda e terza ondata è stato più difficile non poter essere libera di vedere miei amici o uscire per locali. In questa situazione di Covid manca la spontaneità e il senso di imprevisto negli incontri occasionali o meno, e che fa la differenza.”

Dating con cane
Dating con app
Anche Xavier 37 anni, da un utilizzo bulimico di chatting morboso e abbuffate di switch, senza mai il vero interesse di approfondire, ora considera il dating virtuale sotto altri occhi. “Ho sempre criticato le app per appuntamenti. O meglio: ero un animale da locale, vivevo al bancone del bar, Tinder era solo un palliativo che dava forza al mio lato narcisista. Mi piaceva vedere fino a quanti match riuscivo a fare. Così per gioco.”  Fino a quando il governo ha annunciato l’introduzione delle misure di confinamento. E allora anche per Xavier il gioco è cambiato, e passando attraverso una profonda autoanalisi ha riconsiderato le regole del suo gioco.
“Dal sexting annoiato del primo periodo sono passato a una fase più presente. Prima era una sorta di antistress, poi con la duratura impossibilità di uscire e vedere persone ho messo in gioco me stesso anche dal punto di vista relazionale.”
Xavier ci dice che la svolta l’ha avuto quando ha iniziato a usare Bumble, una dating app dove sono le donne a fare il primo passo: “La mia fidanzata attuale l’ho trovata così. Ci siamo scritti, ci siamo visti e ora vivo da lei da alcuni mesi. E sono molto felice”.

Preferisco qualcuno vicino al mio quartiere. Qualche volta va bene scoprire posti nuovi, ma il tuo quartiere e i luoghi fissi che frequenti sono una certezza

Un altro aspetto curioso che è emerso è quello per cui a causa della limitazione sugli spostamenti le persone cercano partner più o meno vicini alla propria zona di residenza. Come Gloria, che ci ricorda come il suo quartiere rimane posizione privilegiata per ogni incontro e ricerca. “Preferisco qualcuno vicino al mio quartiere. Questa scelta influisce perché alla fine mi piace frequentare sempre gli stessi posti perché sono quelli in cui mi trovo meglio e che ho scelto. Qualche volta va bene scoprire posti nuovi, ma il tuo quartiere e i luoghi fissi che frequenti sono una certezza a fine giornata perché sei più rilassata.”

Anche Lorenzo, 37 anni, ci risponde la stessa cosa: “In un momento storico dove le distanze sembrano abissali anche all’interno della propria città, preferisco cercare persone nella prossimità della mia casa. Io abito a Loreto, durante la prima fase della pandemia mi è capitato di uscire con persone in un raggio di 200 metri. Mi sento al sicuro e sicuramente mi sento più pigro. Ormai il mio quartiere è il mio raggio d’azione. E non pensate che non ci sia scelta”. Giulia sembra invece essere stata più spavalda: “Sono disposta a muovermi, la distanza non influisce granché nella scelta. Con gente troppo distante ci si dà un punto di incontro intermedio”.

I nostri argonauti amorosi sono dunque persone ormai scevre da pregiudizi e ormai mature da cogliere le potenzialità del dating online. Consapevolezza e autodeterminazione come principio cardine, spensieratezza e allo stesso tempo rispetto nel cercare una strada comune. Che sia una notte, una passeggiata o una relazione seria, ora le persone hanno approfondito di più la conoscenza in chat rispetto a prima della quarantena. Accogliendola nella propria vita come una modalità come le altre per cercare un partner.