I film da guardare a casa grazie alla Cineteca di Milano

I consigli di ZERO tra gli oltre 500 titoli streamingabili

Written by Giada Biaggi il 7 March 2020
Aggiornato il 17 March 2020

Ci è voluto il Coronavirus affinché noi cinefile meneghine capissimo – alla fatidica domanda “Ti va di venire a vedere un film di me?” – se avremmo davvero visto il film, oppure no – se ci trovassimo davanti l’avatar di Enrico Ghezzi in Fuori Orario o a quello di Rocco Siffredi nei suoi anni non d’oro momentaneamente travestito da Gigi Marzullo in Sottovoce.
Da qualche giorno, infatti, basta iscriversi qui, nel primo buco orario del vostro smartworking, per avere accesso a parte del catalogo digitalizzato della nostra cara Cineteca di Porta Venezia, un vero e proprio baluardo culturale della nostra città, a sancirlo la cit. della celebre lirica di M¥SS KETA “Le ragazze di Porta Venezia”: “Buste al Love impizzata al King, Pippo al MAC, Cineteca e film”. Ciak, si gira.

Aggiornando i dati a questo fine settimana i film ”streamingabili” sono circa 500, ma il processo di conversione digitale è in divenire costante, e verranno aggiunti circa una ventina di lungometraggi a settimana – fino alla riapertura del cinema. Dove siete tranquille/i, ci organizzeremo e faremo una bella festa al MAC prima di un classico della Nouvelle Vague di quelli che proprio ci inumidiscono (l’anima).
Visto che sappiamo sarete ubriache/i e fumate/i in casa, perché siete sempre dei veri party loverZ anche in quarantena, vi consigliamo questo trittico cinefilo che secondo noi si sposa benissimo con una sbronza domestica.

Per iniziare vi consigliamo la sigla del cartone “Prendimi un fiorellino”; storico pezzo animato realizzato da Guido Manilu per la Bozzetto Film in occasione del programma televisivo “Un peu d’amour”, in onda negli anni Settanta. La canzone è eseguita da Jocelyne e dal Coro dei Piccoli Cantori di Niny Comolli – l’effetto è davvero psichedelico, un mix tra “i Beatles della bassa” e dei bambini a casa da scuola che fanno quello che possono con le loro corde vocali. Dai imparate la sigla; vi vediamo già a cantarla a squarciagola su un’amaca al prossimo Terraforma.

Adesso arriviamo al filmone serio: si tratta di un documentario molto bello fatto da un giovane regista italiano, tale Claudio Poli, e narrato dalla voce di Toni Servillo; la pellicola si chiama “Hitler contro Picasso e gli altri”; ha un manifesto dall’estetica molto hipster che ci ricorda un po’ una di quelle feste che per ora non si fanno più, ma anche la cover di una fanzine che avete comprato alla scorso edizione di Sprint. Il film parla di quando Hitler ha saccheggiato l’arte di mezza Europa – secondo noi è un film da guardare in compagnia magari con uno di quei vostri amici che ha studiato filosofia, che può illuminarvi con luoghi comuni del tipo: “Be’ lo diceva anche, vabbè adesso sono un po’ sbronzo, ah sì diceva quello sai quello con i baffi… la bellezza è l’ultimo velo che copre l’orribile; figa avevo preso 30 all’esame, ma non mi ricordo un cazzo”.

Infine, chiosiamo con un film che si colloca cronologicamente alle origini della storia del cinema (insomma, per quei pochi di voi che hanno studiato qui c’è del chiasmo); il cui titolo ci fa ricordare una Milano che non c’è più o che forse c’è ancora, palesandosi proprio in questi giorni in cui i club sono chiusi. Chiudete quindi mentre vi rinchiudete la vostra rassegna coronata con “Carrozze e ciclisti”; 60 secondi di passaggi di carrozze e ciclisti per le strade di Milano, ripresi da un anonimo operatore italiano per conto dei Fratelli Lumière. Il pensiero di noi dell’informazione non può che andare alla gaffe di Canal +, e al fatto che monarchia virale, infodemie del caso o meno i rapporti dell’audiovisivo dell’asse Milano-Parigi abbiamo sempre avuto dell’idiosincratico.