David Blank

Dalle Marche a Milano passando per Londra, Porta Venezia ha una nuova stella.

quartiere Porta-Venezia

Written by Francesco Tola il 17 June 2021
Aggiornato il 18 June 2021

Foto di Marta Blue

Personalità detonante e voce esplosiva. Se lo conoscete dalle IG stories, saprete bene che David Blank ha un mucchio di cose da dire. Lo si vede dai video su YT, dalle collaborazioni con artisti black e nel panorama LGBTQIA+. È il confronto con un panorama culturale italiano ancora parecchio bianco e la porta per una diversa percezione della realtà. L’abbiamo incontrato ai Giardini di Porta Venezia e ci siamo seduti insieme a parlare su una panchina all’ombra di un albero: come due sciure.

Foto di Bekka Gunther
Foto di Bekka Gunther

Ciao David. Ti faccio subito una domanda gossip. Ho visto dalle tue stories che sei fresco di Montecarlo. Che ci facevi?

Lol. Era il compleanno di un mio amico e abbiamo deciso di festeggiarlo con tutto il gruppo di amici a Monaco. Peccato non ci fosse nessuno. Era positivo che non fosse pieno ma avevamo anche tanta voglia di andare a bere da qualche parte, ci sarebbe piaciuta un po’ di musica live però abbiamo trovato il coprifuoco.

Abiti in Porta Venezia. Quali bar o situazioni frequenti più volentieri?

Ovviamente via Lecco che mi piace un sacco. Adoro anche il Bar Hiwinet in via Palazzi. La proprietaria è una donna kenyota spettacolare, ci porto sempre i miei amici. 

A 16 anni sei andato a vivere a Londra. Come ti sei trovato? Cosa ti manca e cosa no?

A Londra sono stato benissimo, soprattutto quando sono arrivato. Milano è una delle città più multietniche in Italia ma Londra è un’altra storia. Mi manca un po’ avere l’opportunità di sentirmi in un ambiente così misto, anche per quanto riguarda la cucina, visto che sono un grande fan del cibo. Mi piace cambiare una volta ogni tanto. 

La cosa bella di vivere a Milano è che è più a misura d’uomo, Londra è enorme. A Milano, se devo raggiungere un amico che abita ai Navigli, salto in bici e in un quarto d’ora sono già a destinazione. 

 

Foto di Bekka Gunther
Foto di Bekka Gunther

La tua passione per la moda ti permette di veicolare messaggi che visivamente colpiscono almeno quanto la tua voce da paura (mi ricordi Sael). In Porta Venezia dove ti piace trovare vestiti?

Grazie per il paragone con Sael, è un gran bel personaggio.

Non è il mio forte lo shopping per la strada perché non ho abbastanza pazienza per cercare e quindi devo dire che compro molto online. In Porta Venezia ci faccio arrivare le consegne a domicilio Lol. Quando entro in un negozio e vedo tutta la gente che rovista io non ce la posso fare, esco subito.

Sei sicuramente aria fresca per il pop italiano. Ora più che mai c’è bisogno che artist* come te abbiano risonanza e il tuo presentarti come soggetto intersezionale tra Black Lives Matter e LGBTQIA+ dà una carica speciale alla tua espressione artistica. Vorresti dire qualcosa a proposito di questo?

Mi capita di sentirmi frustrato ma la maggior parte delle volte sono grato di essere in minoranza perché penso che ciò comporti avere un bagaglio culturale più vasto. La mia intersezione mi permette di spostarmi da un mondo all’altro e di conoscerli tutti da dentro, quindi la mia musica, la mia personalità e la mia storia si arricchiscono e così ho la possibilità di raccontare ancora più storie perché mi appartengono tutte. 

 

Ci sono artist* che ti ispirano particolarmente nella musica italiana di ieri o di oggi?

Sicuramente Battiato che è un poeta. Mina è senza dubbio una cantante s-p-e-t-t-a-c-o-l-a-r-e. Tra i giovani mi piace Mahmood, soprattutto i suoi testi, e mi piace molto anche Ginevra. 

 

Sei cresciuto in un paesino in provincia di Ancona. Ci vai spesso?

No perché mia madre fa spesso avanti e indietro tra Londra e Camerano, appunto. Quindi preferisco andare a Londra per riunirmi con la famiglia. Ci vado sì e no tre volte l’anno perché non riesco a starci più di tre giorni, è soffocante. Quando mi ci trovo al massimo chiamo i miei tre amici che stanno là e ci vediamo fuori dal paese, dalle parti di Sirolo. Facciamo una bevuta e poi torno a chiudermi in casa. 

Oltre che il canto e la moda, un’altra tua passione è la danza. Ti piace da sempre?

Sì, mi piace da quando ero piccolo. Michael e Janet Jackson ma anche Britney Spears. Quando rivedo le performance di Britney nei primi duemila mi stupisco di quanto fosse brava.

David Blank è il nome d’arte che ti sei scelto. Blank in inglese significa “vuoto” o “bianco”. Che significato ha per te?

Ho sempre avuto difficoltà a definirmi davanti alle persone. In questo modo lascio la possibilità a tutt* quelli che mi conoscono di riempire il “blank space” dopo il mio nome come in un form da compilare.

Hai detto che stai già preparando delle canzoni nuove. In italiano o in inglese?

Dato che parlo e penso in entrambe le lingue, sto cercando di tradurre questa cosa anche nella mia musica. Voglio proprio mischiare perché così sono io. Ho vissuto nove anni a Londra e in quei nove anni quando chiamavo casa parlavo in italiano ma a parte quello parlavo solo in inglese. Ricordo che il primo periodo, quando sono arrivato a Londra, evitavo gli italiani perché volevo immergermi totalmente nell’inglese. Ora voglio scrivere dei testi senza preoccuparmi della lingua, magari potranno esserci parole italiani e inglesi insieme nella stessa frase.

Hai qualche progetto in cantiere? Facci sbirciare nel tuo futuro.

Ora è appena uscito il nuovo EP, quindi sto già lavorando su nuovi progetti. Mi tengo ancora in ansia. Voglio che il prossimo progetto mi rappresenti ancora di più e che raggiunga un livello ancora più alto. Più alto per me. 

Sto facendo anche delle collaborazioni moda per estendere ancora di più la mia personalità. Inoltre sto collaborando a un podcast con degli amici. Saranno una serie di talk in cui una volta a settimana io e altri amici faremo delle chiacchierate su temi vari off-topic o di attualità. Sono sicuro che mi piacerà un sacco.