Francesca Spiller

L'editoria indipendente a Corvetto

Written by Lucia Tozzi il 7 July 2020
Aggiornato il 8 July 2020

Foto di Carolina Di Lazzaro

Nel giro di un paio d’anni Reading Room, lo spazio che Francesca Spiller ha aperto al Corvetto dedicato all’editoria indipendente, è diventato un punto di riferimento imprescindibile a Milano: nessuno seleziona con maggiore cura e competenze riviste e progetti editoriali indipendenti, animando un circuito di appassionati che incrocia arte, moda, paesaggio, architettura, cultura queer, grafica, design. La cultura dell’immagine elaborata per anni, anche attraverso il lavoro alla Galleria Carla Sozzani a Milano e Camera a Torino, l’ha spinta a progettare un luogo dove fosse possibile consultare e acquistare materiali straordinari provenienti da tutto il mondo, incontrare studiosi ed esperti di questo mondo delle riviste che sta vivendo un periodo di grandissima espansione.

 

Cosa è esattamente Reading room? Qual è il suo pubblico? E chi ospiti negli incontri?

Reading Room è molte cose: libreria, spazio indipendente, galleria. Il suo focus è l’editoria periodica, in particolare tutti quei magazine che si prendono la briga di fare ricerca e sperimentazione. Il pubblico è molto vario, si va dagli addetti ai lavori di fotografia, design, moda, architettura, agli studenti e ai curiosi in genere, quindi è una comunità assai varia. Considera che la nostra selezione – che conta circa 300 titoli da tutto il mondo – non è monotematica, bensì multidisciplinare, quindi questo allarga il nostro bacino. Proponiamo regolarmente incontri per approfondire i tanti aspetti di questo mondo, spesso sono gli editor/fondatori dei magazine a intervenire, ma anche i creativi che le animano, quindi scrittori, filosofi, fotografi, artisti.

Perché hai aperto tra Brenta e Corvetto uno spazio di questo genere?

Vivo in questo quartiere e mi piace molto. Ho aperto qui un po’ per il principio “casa e bottega” e un po’ perché già anni fa si vedevano dei segnali di crescita e vitalità, che dovendo trovare un fattore scatenante possono coincidere con l’apertura di Fondazione Prada.

Che programmi hai nel futuro prossimo? E in quello un po' più remoto?

Per il futuro prossimo sto riattivando i nostri incontri, il primo si terrà dagli amici di Combo Milano, nel loro bel cortile esterno, e sarà un ciclo dal titolo “Magazine: dall’Italiano magazzino” per approfondire la costruzione dei magazine per macro-temi: scrittura, direzione artistica, digitale e immagine. Per il futuro “un pò più remoto” sto pensando ad uno sviluppo ulteriore del sito di Reading Room, che già nei mesi di lockdown è cresciuto nei contenuti e nei servizi ricevendo una risposta calorosa dalla nostra comunità, a Milano come in Italia e in Europa.

Cosa ti piace del quartiere? Quali sono le sue forze vitali dal tuo punto di vista?

Mi piace perché è un quartiere normale, che non se la tira ma ha tutto quello che serve per vivere bene, inoltre è ben collegato al centro con la linea gialla della metropolitana. Come ti dicevo l’apertura di Fondazione Prada ha rappresentato un fattore propulsivo che, grazie anche alle altre realtà che si sono stabilite qui successivamente, ha contribuito a posizionare il quartiere sulla mappa culturale della città. Non è un luogo di struscio, non si capita qui per caso qui ma ci si viene con una motivazione, ovvero la ricerca di contenuti, e anche il pubblico di Reading Room è mosso da questo spirito.

Solo pochi minuti a piedi ti separano da NFQ, Ica, Fondazione Prada e altri studi e realtà interessanti. Credi che l'area espanderà questa sorta di "invasione culturale"? E il tuo spazio risente di questa influenza, fai rete con loro?

Questa concentrazione di realtà interessanti si traduce in una crescente attrattività per un pubblico in cerca di contenuti culturali, per i soggetti che questi contenuti li producono in un’opportunità di far rete. Con ICA abbiamo collaborato nel 2019 per il progetto Books and Others**, e in generale cerchiamo di coltivare un buon dialogo con le realtà di quartiere che riteniamo affini, per cui sono certa che in futuro nasceranno altre collaborazioni. In generale ritengo che questo sviluppo sia il frutto del lavoro di privati e associazioni di quartiere che si danno da fare per creare contenuti e attività. Credo che la recente “invasione” sia dovuta al costo – ancora accettabile – degli immobili nel quartiere. E spero quindi che non sia la speculazione immobiliare a muovere future iniziative culturali.

Secondo te la gente di Corvetto sta cambiando o mantiene una composizione stabile?

Non credo che la gente del quartiere sia cambiata molto, la sua composizione mi sembra la stessa rispetto a dieci anni fa, quando mi sono trasferita qui. Forse in prossimità di Piazzale Lodi e Fondazione Prada gli affitti sono un pò più cari.

Dove vai a mangiare, a bere, a prenderti un caffè?

Vado sempre alla Pizzeria Toscana, una certezza per gli amanti della pizza al trancio. C’è un ottimo cinese, Stella d’Asia, che una una pagina del menu di ravioli al vapore, tutti freschissimi, e fa anche altre ricette cinesi non banali. Molto buono Sottobosco, aperto da poco, e prossimamente devo provare anche una nuova pizzeria napoletana, Magnamm, che sembra molto promettente. Qui vicino c’è anche una buona pasticceria, Fonte del Dolce, nel cortile interno di un palazzo. Per bere dei buoni cocktail vado a The Spirit e alla terrazza di Fondazione Prada. Non sono una grande amante del caffè quindi non saprei dirti!

Dove preferisci passeggiare?

La mia passeggiata preferita è quella al Parco della Vettabbia che da qui dista una decina di minuti a piedi, il parco è molto grande e con una bella passeggiata si raggiunge l’Abbazia di Chiaravalle, una volta lì ci si dimentica di essere alle porte di Milano. Affianco all’abbazia c’è anche un buon ristorante tradizionale, Al Laghett, con un bellissimo spazio esterno. Altra passeggiata è quella intorno a Piazzale Bologna, dove ci sono ancora grandi “vuoti” di periferia.