Giulio Scalisi

In occasione della mostra 1999 allo Spazio Maiocchi, l'artista siciliano ci ha raccontato il suo lavoro e la sua vita a Milano

quartiere Porta-Venezia

Written by @defollowami il 18 December 2019
Aggiornato il 22 October 2020

Frame della video animazione “Angelo Azzurro”, realizzata per la mostra 1999.

Place of birth

Salemi (TP)

Place of residence

Milano

Siamo appena arrivati da Geppo e stiamo già per litigare col proprietario, normale prassi. Io fumo una siga mentre aspettiamo le nostre pizze, adoriamo il fatto che sono giganti e sottilissime, quasi inesistenti, per questo veniamo qui! O forse veniamo solo perché è vicino casa di entrambi e non ci piace allontanarci dalla zona? Ridiamo, who cares: l’importante è mangiare (e stare insieme! <3).
Ormai un anno fa, la sera che ho incontrato Giulio, ci siamo presentati che già ci conoscevamo su Instagram, dove lo trovate @fontana__bianca. Per me era già fortissimo come disegnatore e nei video che faceva, ma adesso continua a superare se stesso ed è bellissimo guardare come cresce veloce e come riesce sempre meglio! Inizio ad adularlo come al solito e a fargli qualche domanda.

 

 

Oggi inaugura in Maiocchi 1999, un progetto multidisciplinare presentato da Slam Jam e curato da Kaleidoscope. Tu sei uno tra gli artisti presenti alla mostra, ci racconti cosa troveremo?

La mostra presenterà un’installazione video di Baptiste Penetticobra, una performance di Michele Rizzo e un poster più video-animazione mia.

Cosa c’è del tuo 1999 all’interno della video-animazione?

Considerato che avevo 7 anni nel 1999, sicuramente c’è uno sguardo un po’ nostalgico alla mia esperienza con il videogaming, a cui appunto faccio riferimento con questo finto videogioco che ho realizzato, che esplora le strade di Milano nel 1999.

Cosa c’è del tuo 2019 invece?

Forse è proprio questa nostalgia che rende attuale il lavoro, non c’è l’ambizione di restituire in maniera troppo fedele un periodo storico preciso, ma più che altro di cercare di evidenziare le differenze che sono sorte in questi 20 anni che sono passati, soprattutto nel rapporto verso gli sconosciuti che incontriamo per strada, che adesso ignoriamo, e il nostro rapporto con il virtuale e gli schermi dei dispositivi.

Negli anni 90 tu eri un bambino. L’estetica di quegli anni influenza il tuo lavoro? Come?

Sì, assolutamente, fin da bambino quello che cercavo nei videogiochi e nei cartoni animati era, prima di tutto, un appagamento estetico. Quindi dicevo sì ai videogiochi giapponesi, e ignoravo gli sparatutto e altri tipi di giochi più “macho” o con ambizioni fotorealistiche. Penso che questa attitudine torni ancora oggi nel mio lavoro. Sicuramente adesso c’è uno sguardo più cosciente, ma di base quello che mi attrae è la figura che si astrae dal suo corrispettivo reale. Trovo una forte espressività nella caricatura, e gli anni 90 sono stati un periodo fertile per questo tipo di operazioni.

La videoarte è uno dei trend che vediamo spopolare da un paio di anni sui social. Come ti ci sei avvicinato?

Trovo che sia un medium molto forte, che può utilizzare format presi dal cinema, dalla TV, da Youtube, dai videogiochi, eccetera. Io mi ci sono avvicinato perché avevo la necessità di aggiungere una componente temporale e narrativa al mio lavoro, che fino ad allora era per lo più disegnativo, e nell’approcciarmici ho preso spunto dalle strategie che sfrutta il videogioco per comunicare.

Sono curiosa. Dimmi quali sono i tuoi videogiochi preferiti.

Zelda Breath of the Wild, Bayonetta 2, Metal Gear Solid 5 e il mio preferito in assoluto: Earthbound.

Nel video che hai realizzato il videogioco si intitola “Angelo Azzurro”. Ci stai quindi confessando che è il tuo cocktail preferito? :P

Ahah, in realtà non l’ho mai assaggiato, perché non mi piace il sapore dell’anice, però è sicuramente un drink di cui apprezzo il valore iconico. Sono sicuro che il 50% dei ragazzi della nostra generazione abbia avuto le prime sbronze bevendo proprio quel tipo di drink. Che è bello, sintetico e attraente, quanto trash e tossico, quindi perfetto da usare come soggetto per un video.

Come sai io sono un addicted dei social: cosa ne pensi del rapporto tra arte e Instagram?

Trovo che Instagram in generale sia troppo immediato, non è il canale adatto per fruire l’arte, ma è sicuramente uno strumento potentissimo per fare vedere il proprio lavoro e, diciamoci la verità, per fare vedere sé stessi, che è ancora più importante di far vedere il proprio lavoro? Forse è una cosa triste da dire, ma probabilmente è sempre stato così, semplicemente prima funzionava attraverso canali diversi.

Milano è molto citata nel video. Che rapporto hai con la città?

Come tutti credo, amore e odio. Mi piace che non è una città che ti offre tutto e subito. Te la gusti mese per mese, scoprendo nuove persone, nuovi posti e guadagnando nuove opportunità. È il primo posto in cui ho conosciuto della gente che mi ha fatto sentire a casa, quindi rimarrà sempre un posto magico per me.

Perché hai scelto di vivere a Milano?

La prima volta che sono venuto per studiare è stato abbastanza a caso. Dopo un’esperienza all’estero ho deciso di tornarci perché mi mancava lo stile di vita milanese, le uscite la sera, le passeggiate con gli amici e i ristoranti buoni a prezzi ok. Anche se ultimamente sto spesso a casa a lavorare :-(

Anche se sei un nerd ogni tanto dovrai pur uscire di casa. Dove vai? Qual è il tuo quartiere?

LOL. Mi piace il bar Campari in via Regina Giovanna, il ristorante Lacerba in zona Crocetta, qualsiasi tipo di ristorante cinese hipster, e il ponte sul laghetto del parco Indro Montanelli da cui si vedono le tartarughe.

Se dovessi consigliarci un posto dove andare a Milano, quale sarebbe?

Hai notato che ogni posto preferito, una volta che lo scopri, diventa super affollato e invivibile nel giro di un anno?

Un’ultima cosa, io sto ancora in hangover… ma adesso in che anno siamo?

2019 baby. Se dovessi descriverlo come una persona direi che è stato come un professore severo, un po’ fascistino, che ti insegna bene la lezione, ma comunque alla verifica non ti dà mai più di 7.