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Il lato oscuro dell’Azdora: intervista a Markus Öhrn

L'artista svedese porta a Santarcangelo gli esiti dark noise della sua residenza con le azdore romagnole

Written by Salvatore Papa il 29 June 2015
Aggiornato il 23 January 2017

L’artista svedese Markus Öhrn porterà a Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza (10 – 19 luglio) il progetto Azdora, esito di una residenza con e per un gruppo di donne anziane della città. Öhrn ha indagato la loro figura di “reggitrici” della casa a a cui non sono permesse assenze o comportamenti distruttivi. Ne è nata una performance dove emerge il lato più oscuro della azdora, una sorta di rituale black metal, realizzato anche in collaborazione con Stefania Alos Pedretti, voce del duo metal OvO di Ravenna e attivista femminista.

Ne abbiamo parlato con lui per capirne qualcosa di più.

Azdora-santarcangelo

Ci puoi parlare del tuo progetto per Santarcangelo?

Quando sono stato invitato dalla direttrice artistica Silvia Bottiroli per un lavoro site specific pensai che sarebbe stato interessante concentrarmi sulla figura della madre/nonna italiana. Il progetto è un tributo a mia nonna a cui ero molto legato. Da quando se n’è andata nel 2011 ho sempre avuto voglia di fare qualcosa che analizzasse la sua vita e la sua identità di mamma e nonna in un piccolo villaggio del nord della Svezia dove è cresciuta e ha sempre vissuto. Il progetto per Santarcangelo si focalizza sull’identità della “padrona” di casa, la madre di famiglia, la donna al comando, la persona che sostiene la responsabilità dell’ambiente domestico, praticamente l’Azdora.

Quali sono gli aspetti più “dark” e distruttivi delle azdore? Cos’hai scoperto?

Penso che l’aspetto più “dark” delle azdore, come per mia nonna, è il fatto che debbano sempre sostenere il ruolo di madri forti che pensano sempre prima alla famiglia e sempre mettono i loro bisogni personali dopo di essa. Con questo non voglio dire che è sbagliato quello che fanno, ma portare avanti il ruolo di madre senza tregua ha le sue conseguenze dark, qualcosa di cui io e mia nonna parlammo molto prima che lei morisse. Se non puoi mai esprimere i tuoi lati “distruttivi” come ogni persona, devi tenerli a bada, sopprimerli. Un padre o i figli possono talvolta agire stupidamente, impulsivamente, in maniera distruttiva o infantile e questo è accettato come parte della loro stessa personalità, ma non nel caso delle azdore. E in questo progetto io cerco di far sfogare proprio il loro lato distruttivo facendogli fare musica noise dark.

Quali gli aspetti costruttivi del progetto, invece?

Questo progetto ha attirato molta attenzione a Santarcangelo e molte azdore ora vogliono partecipare. Vogliono farne parte e fare qualcosa che non gli è permesso nella vita di tutti i giorni. Questo è per me il segno che gettare luce sulla vera identità delle azdore è necessario e spero che la gente che verrà a vedere ci rifletterà in futuro.

Nei tuoi lavori ti concentri spesso sul tema della famiglia: come hai sviluppato quest’interesse?

Sono nato nel nord della Svezia, in una società patriarcale dove i valori del nucleo famigliare etero sono gli unici “esistenti” e accettati. Dove un uomo dovrebbe essere un uomo e una donna dovrebbe fare la donna. E io, che non mi sono mai sentito a casa in quel tipo di ambiente, sono testimone delle conseguenze che questo sistema ha sulle persone con uno stile di vita differente. Perciò è davvero naturale per me lavorare col tema della famiglia.

L’esito di Azdora sarà una sorta di rituale black metal: puoi indicarci qualche canzone/libro/film che ha influenzato il tuo immaginario?

Jeanne Dielman, 23 quai du Commerce, 1080 Bruxelles by Chantal Ackerman

The Seventh Continent by Michael Haneke

Intent or instinct by Pharmakon

To walk the Infernal fields by Darkthrone

Black Egg by Trepaneringsritualen

Love will tear us apart by Joy Division

Assisted living by Nikanor Teratologen

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