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Marco Migliavacca

Lo yoga attraverso la ripetizione: con Nike e Dérive l'insegnante ci spiega l'importanza della pratica

Written by Martina Di Iorio il 29 June 2021
Aggiornato il 1 July 2021

Marco incontra lo yoga in un percorso naturale che lo porta piano piano ad approcciarsi a questa antica pratica. Ha lavorato nel mondo dell’arte e della comunicazione, come molti a Milano, e poi diventa maestro di yoga. Lo abbiamo intervistato perché dietro alle tre lezioni del progetto yoga curato da Nike e Dérive c’è lui che guida la pratica attraverso un nuovo ciclo di tre yoga video-session in cui musica, sport e contemporaneità si uniscono. Marco ci spiega perché è importante praticare, perché ha accettato di mettersi in gioco con Nike e Dérive, perché ha scelto queste ripetizioni e cosa ci dobbiamo aspettare.

La seconda video-session è disponibile sull’app Nike Training Club cliccando qui. L’ultima ripetizione sarà disponibile il 14 luglio.

Nella cornice di Scalo Lambrate, uno spazio di rigenerazione urbana a Milano, questo secondo appuntamento è dedicato al saluto al sole, una delle sequenze più note e più energiche nello yoga. La pratica è accompagnata da una traccia di Sara Berts, compositrice e musicista di Torino, che indaga il rapporto tra elementi naturali e musica elettronica. Nella sua produzione, voci differenti si mischiano a registrazioni ambientali creando un terreno d’incontro e scambio profondo tra due realtà differenti.

 

Chi è Marco Migliavacca? Ti puoi presentare?

Ciao sono Marco, sono nato a Milano in una famiglia di genitori giovanissimi che mi hanno sempre stimolato a giocare, sperimentare e coltivare la mia immaginazione. Sono il maggiore di 5 fratelli (4 fratelli e una sorella) cresciuti con il rispetto per le differenze e la grande libertà di essere noi stessi senza paura o giudizio. Una famiglia allargata di zie e zii naturali e acquisti, legati alle tradizioni e giramondo, che sin da bambino hanno acceso e nutrito in me il desiderio di conoscere e vedere il mondo e le culture più lontane dalla mia. Ho concluso i miei studi canonici all’Accademia di Belle Arti di Brera e, prima di incontrare lo yoga, ho lavorato nel mondo dell’arte e della comunicazione.

Play New ci ricorda come provare cose nuove può essere faticoso, ma è sicuramente straordinario. Raccontaci di quando hai provato per la prima volta a praticare yoga. Qual è stata la scoperta più straordinaria?

La prima volta che ho incontrato la pratica dello yoga era il 2005, vivevo in Spagna, sapevo poco di questa disciplina ma, incuriosito, mi sono fidato delle parole di un amico e mi sono buttato. Non sono mai stato un vero sportivo, sia da bambino che durante l’adolescenza preferivo pedalare tra i campi, pattinare per ore in solitaria o inventare e costruire giochi nel laboratorio che mio padre mi aveva sistemato in soffitta. Piuttosto che inseguire una palla cercavo di fare volare aquiloni (che non volavano mai). Dopo la prima lezione di yoga, ho percepito il mio corpo più vivo del solito, ho intravisto quello che poi negli anni avrei consapevolmente sviluppato e coltivato: lo yoga ci insegna a indagare e conoscere il nostro potenziale, a “funzionare” al meglio e a utilizzare il tempo a nostro vantaggio e a beneficio della “comunità“ in cui viviamo.

C’è un Marco prima e dopo l’aver incontrato la pratica? Chi eri prima e chi sei ora. In che modo ti ha fatto evolvere?

Credo che non ci sia realmente una scissione tra un prima e un dopo, guardando indietro vedo un bambino, un ragazzo sempre alla ricerca, curioso di capire e sedotto da quello che ancora doveva arrivare e credo che lo yoga sia stata la naturale conseguenza di anni di consapevole ricerca, studio e inconsapevole intuizione.

Praticare yoga è un processo trasformativo, con noti benefici fisici e mentali. Raccontaci il tuo rapporto con lo yoga, cosa ne trai come praticante e trainer.

“People get disorganized and have to reorganize. People get disoriented and the goal of these practices is to reorient”. Cito le parole della mia insegnate Nevine Michaan, perché credo siano una perfetta sintesi di quello che è il mio rapporto con lo yoga, sia come praticante che come insegnante. Il focus della disciplina è imparare attraverso le tecniche a non perdere il filo della propria narrazione, a sapere come muoversi nello spazio e nel tempo ritrovando il proprio centro rispetto alle circostanze, sia sul tappetino, praticando asana (posture) che nella vita quotidiana.

Sentiamo ripetere queste parole quando si parla di yoga: connessione, ripetizione, resa e accettazione. Stare nel qui e ora è un altro principio fondamentale. Ci spieghi anche brevemente qual è la filosofia alla base?

Lo yoga è uno dei sistemi filosofici (darshan) ortodossi della cultura indiana e allo stesso tempo è un insieme di tecniche comprovate e comprovabili per vivere appieno ciò che siamo, utilizzando al meglio gli strumenti che possediamo: corpo, mente e respiro. La pratica che vivo e insegno, affonda le sue radici non solo nella cultura vedica ma soprattutto nel taosimo, dove l’assunto di base è che il corpo incarna il teatro di tutte le possibilità umane.

 

Solo imparando a conoscerlo, abitarlo e permettendogli di funzionare al meglio, possiamo fare esperienza del momento presente ed, eventualmente, degli aspetti più sottili della nostra esistenza. Una pratica, perché sia viva e costante strumento di ricerca, deve essere svincolata da dogmi ma, soprattutto, deve essere capace di parlare al nostro tempo, con un linguaggio attuale.

 

Ci muoviamo nello spazio attraverso il tempo, e quando impariamo a organizzarci intorno al nostro centro, al nostro asse di rotazione e a non uscire dalla nostra orbita, funzioniamo meglio, e quando funzioniamo bene ci è più facile essere grati. E dalla gratitudine alla felicità, il passo è breve.

Molti pensano che questa sia una pratica che poco abbia a che fare con il frenetico mondo quotidiano. Ci puoi spiegare perché invece praticare ci aiuta tutti i giorni?

Spesso lo stereotipo del praticante yoga è quello dell’asceta in cima alla montagna, un cammino certamente possibile, ma la vera sfida è imparare a usare ”le ricette” di questa disciplina per non perderci nella giungla urbana, funzionare al meglio nella nostra forma, assumerci la responsabilità di noi stessi e delle azioni e usare il nostro potenziale per sapere in ogni momento dove siamo e dove desideriamo andare.

 

Ti racconto brevemente qualcosa che è accaduto poco prima di iniziare le riprese con Nike e Derive. Dopo mesi di lockdown, finalmente, torno a immergermi nella natura e a guardare il mare insieme a due cari amici e, all’improvviso, un’onda mi travolge. Perdo l’equilibro e mi procuro una forte distorsione al piede. Respiro, il dolore è intenso, siamo isolati, l’ultimo battello è già partito, cosa posso fare? Lo yoga mi ha insegnato ad ascoltare e conoscere il mio corpo a rimetterlo al centro, a prendermene cura ma, soprattutto, lo yoga mi ha fornito delle tecniche di respirazione per calmare il sistema nervoso e non andare nel panico. Per superare questo intenso dolore, non mi resta allora che mettere in pratica quello che in anni di yoga ho imparato e condiviso on and off of the mat!

Parliamo del progetto fatto con Nike e Dérive in cui yoga e musica si uniscono. Per te è una cosa nuova?

Il progetto con Nike e Derive, è un dialogo aperto e inclusivo per portare lo yoga e la consapevolezza di sé nella contemporaneità, un’esperienza che si avvale degli strumenti contemporanei per comunicare e diffondere un metodo di indagine che si perde nella notte dei tempi. La musica, che si tratti di mantra o di sperimentazioni elettroniche, è sempre stata parte della storia dello yoga.

 

Nel mio percorso personale ho incontrato la musica sacra, vivendo in un ashram in India per comprendere il significato del bhakti yoga; allo stesso tempo, anche la musica più contemporanea – dal pop a quella sperimentale – è parte integrante delle mie lezioni. La vibrazione è vibrazione, e la voce che si fonde con il suono diviene guida, contenendo e delimitando lo spazio sicuro dei praticanti attraverso il ritmo e il tempo.

Le ripetizioni sono tre e legate alla luna, sole e stelle. Ci spieghi meglio? Perché hai scelto queste sequenze? Cosa ci dobbiamo aspettare?

Attraverso la ripetizione apprendiamo le tecniche, passiamo negli stessi luoghi una volta e un’altra ancora, riorientando noi stessi rispetto al nostro centro impariamo a portare alla superficie della coscienza gli automatismi inconsapevoli.

 

Il magnetismo della luna governa le acque: lunare è ciò che appartiene alla sostanza organica del nostro pianeta, nel corpo si trova nel lato sinistro, quello del cuore e dei sentimenti, la nostra eredità, ciò che in noi è più primitivo, o anche detto prima natura.

 

L’energia del sole governa i cicli del giorno e della notte, delle stagioni, la nostra crescita e il nostro sviluppo. La seconda natura, quella scolastica, quelle delle scelte che facciamo per dirigere le nostre azioni e capacità al fine di ottenere ciò che desideriamo ed esprimerci nel mondo: imparare a leggere, a scrivere, a lavarci i denti. Ogni cosa che impariamo è seconda natura, nel corpo è il lato destro, il fegato, l’occhio destro che misura e perfeziona.

 

Il centro è stellare, è scegliere cosa leggere dopo aver imparato a leggere. È decidere cosa vogliamo imparando a mediare tra le polarità nel momento presente, è la visione aperta e libera, sostenuta dalla stabilità e dalle nostre capacità. Ho scelto queste pratiche e queste metafore perché inclusivo e accessibile a tutt*. Cosa aspettarsi? Tre pratiche per il corpo, la mente e il respiro.

Tre miti da sfatare sullo yoga. Tre motivi per praticare.

“Lo yoga è per persone flessibili”: è come dire che i libri sono per chi sa leggere. Chiunque può scegliere di imparare e tutti possiamo intraprendere questo cammino per funzionare al meglio.

 

“Lo yoga è una religione”: lo yoga è uno strumento di indagine, lo yoga appartiene alla mistica del corpo e tutt’al più è religione personale. La gestione del tempo e i calendari definiscono le religioni, e lo yoga ti invita a usare il tuo potenziale e il tempo a tua disposizione, a tuo vantaggio, delineando il tuo personale calendario in relazione ai cicli che definiamo in relazione alla luna e al sole.

 

“Lo yoga è lasciarsi guidare dalle proprie emozioni”: le emozioni sono flussi e riflussi che, come un pendolo, oscillano, vanno e vengono e nelle quali possiamo naufragare. Lo yoga è fatto di tecniche e mappe per non perderci e imparare a navigare il territorio senza finire imbrigliati nelle nostre emozioni. Ci consente di imparare a conoscerci e a dotarci degli strumenti più adeguati per non perdere la bussola.

 

Lo yoga ci ricorda che siamo in una relazione di reciprocità, che impariamo a vedere noi stessi riflessi negli altri, che le differenze sono ricchezze per conoscerci, e che solo uniti possiamo risuonare al meglio, proprio come in un’orchestra, dove ciascuno fa il suo consapevole che la magia avviene nell’armonia, nel rispetto e nella collaborazione.