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Pezzo di Studio

La natura come musa ispiratrice per i linguaggi digitali.

Written by La Redazione il 5 October 2021

Pezzo di Studio nascono nel 2019, trasformando la loro passione nel loro lavoro. Ovvero tre ragazzi che hanno fatto del 3D il loro modo di esprimersi e di catturare la vera essenza della natura. Ogni dettaglio, ogni sfumatura può essere applicata ai linguaggi digitali e quindi, ogni regola può essere spezzata.

“La creatività diventa l’unico limite.”

Ci raccontate qualcosa di voi e della vostra storia?

Siamo tre ragazzi con sede a Milano incontratisi all’Università, studiando Product Design. Abbiamo creato Pezzo di Studio nel 2019 mentre stavamo ancora frequentando le lezioni e, subito dopo la laurea, abbiamo intrapreso questa strada. All’inizio era solo una pagina instagram che pubblicava esperimenti, ma divenne rapidamente più grande del previsto. Oggi, dopo 2 anni, creiamo campagne pubblicitarie completamente realizzate in 3D, per brand come Prada, Ferrari, SUNNEI e Missoni.

Il vostro lavoro è molto legato a tecniche digitali. Ci svelereste cosa vuol dire creare in CGI e in che modo riuscite a immaginare i vostri lavori?

La creatività gioca un ruolo importante nella progettazione di una campagna pubblicitaria o di un artwork, ma immaginate di farlo senza alcun tipo di limite, dove è possibile creare la propria fisica, le proprie regole, giocare con strutture, forme, natura, creare nuovi materiali, geometrie, dimenticando i vincoli di produzione e fattibilità.
La creatività diventa l’unico limite.
Per questo motivo i nostri lavori nascono da pura ispirazione e immaginazione.

 

Nella vostra ricerca artistica e personale si inseriscono mondi e visioni fantastiche. Come sono arrivate nel vostro percorso? Da dove attinge il vostro immaginario?

La nostra musa ispiratrice è la natura, e lo è sempre stata. Da quando abbiamo iniziato il nostro percorso però, è cambiato il nostro modo di osservarla. Riprodurre la natura digitalmente vuol dire guardarla fino al più piccolo dettaglio, per capire in che modo si muove, riflette la luce, che percezione da.
Nei nostri lavori cerchiamo di creare ambienti completamente naturali e analogici, ma futuristici. Cerchiamo di immaginare un futuro non fatto di un’evoluzione tecnologia, con macchine volanti e robot, ma fatto di un ritorno all’essenziale.
C’è una vera e propria contrapposizione tra quello che creiamo e il mezzo con cui lo facciamo, poiché utilizziamo un mezzo altamente digitale per creare ambienti completamente analogici.

Quando si lavora con l’illustrazione, la grafica, quando si creano mondi e visioni in ge- nerale, mi chiedo sempre che cosa possono vedere gli altri. Qual’è il vostro legame con il pubblico e le opere?

Incrociando arte e marketing, cerchiamo di creare campagne che durino nella mente dei consumatori.
Puntiamo al fotorealismo, andando contro le regole del mondo reale. Ognuno dei nostri lavori ha alcuni elementi che altrimenti sarebbero impossibili. In questo modo, il consumatore si sente sorpreso e presta maggiore attenzione al soggetto in questione. Ci piace giocare con la fisica e creare cose che non esistono, pensiamo che divertirsi nel processo creativo si rifletta sul modo in cui l’output viene percepito.

 

Siete stati coinvolti da Dr. Martens per un nuovo progetto per la città di Milano. Di cosa si tratta? In che modo avete scelto di lavorare?

Si tratta di una collaborazione tra brand e artista, dove l’artista interpreta a suo modo il nuovo boot Tarik della collezione AW21. In questo caso abbiamo deciso di valorizzare la forte cultura e storicità del brand e di metterla in primo piano. Ci siamo agganciati al fatto che per Dr. Martens il mondo della musica è stato una vera svolta, che li ha fatti evolvere da un workwear. Quindi il nostro è un omaggio alle rockstar che hanno indossato le Dr. Martens come segno distintivo per potersi esprimere in quegli anni.