sab 05.05 2018 – dom 06.05 2018

Open House Milano 2018

Dove

Open House Milano
Via Beatrice d'Este 4, 20122 Milano

Quando

sabato 05 maggio 2018 – domenica 06 maggio 2018
H 09:00 - 20:00

Quanto

free

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Si sa, Milano è la città dei cortili interni ma è anche la città in cui spesso vengono scambiati per cortili quegli spazi dismessi appartenenti ad ex fabbriche o stabilimenti produttivi che per cessata attività vengono velocemente fagocitati da giungle di vegetazione rampicante. Il progetto di Open House Worldwide è quindi quello di riconvertire questi spazi in luoghi di incontro, creazione e crescita, riqualificando svariati patrimoni architettonici moderni e contemporanei e promuovendo la ricchezza artistica e culturale che caratterizza Milano sin dall’antichità. Quest’anno il progetto si arricchisce di nuovi percorsi dedicati all’arte, al design e agli interni, aprendo le porte altrimenti inaccessibili di più di 80 edifici a cultori, storici, curiosi o semplici amanti della città: di questi, un nuovo percorso a cura di Living ci porta tra alcuni interni milanesi, come Dimore Gallery, il Brera Design Apartment e Casa Barrel 12, e un altro, a cura dell’Ordine degli architetti, unisce al diletto l’utile di cumulare i maledetti punti per la formazione professionale.
Poi c’è il percorso tematico dedicato al recupero delle zone periferiche o quello che mappa luoghi dedicati alla public art, e ultimo quello ispirato a “Milano attraverso. Persone e luoghi che trasformano la città”. Il progetto, promosso dall’ASP Golgi-Redaelli in rete con diversi soggetti culturali, vuole portare in luce le trame di solidarietà e inclusione sociale che attraversano la storia e il volto di Milano, coinvolgendo Open House con l’apertura di vari luoghi emblematici per l’accoglienza e il sociale: peccato che non si interseca con SUPER, il festival lento delle periferie, che pure avrebbe potuto creare itinerari trasversali.

Abbiamo scelto dei luoghi di culto, alcuni propri (chiese, ma solo quelle novecentesche) e altri in senso lato, come la sede del Corriere o la Galleria Campari, o il Velodromo Vigorelli:

Chiesa di San Luca Evangelista, Gio’ Ponti 1957, via Ampère 75, Sabato: 10.00/12.00 – 15.00/18.00, Domenica: 15.00/18.30
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Situata nel quartiere di Città Studi, la chiesa di San Luca è un piccolo edificio a due piani posto su un podio rialzato rispetto alla strada, a cui la collega una breve scalinata. Ha una pianta rettangolare, che si rastrema verso l’altare, e l’intera costruzione si basa sulla dialettica tra struttura e parti portate: il tetto e le facciate si piegano rivelando il proprio ruolo di semplici tamponature. Il fronte d’ingresso, protetto da un poderoso aggetto della copertura e delle pareti laterali, è leggermente inclinato verso l’interno, attorno ad un taglio vetrato che segna l’asse di simmetria del prospetto interamente rivestito da piastrelle in ceramica grigia, ora a punta di diamante e ora a faccia liscia. Sulla facciata compare anche il motivo della croce, attraverso un gruppo scultoreo in bronzo sospeso a lato del portale laterale sinistro, che dialoga con la statua del Redentore realizzata da Carlo Paganini. Gli ingressi secondari sono inquadrati da alte bussole vetrate, mentre quello principale è segnato da un portale in legno scandito da losanghe, che riprende la forma della capanna e che è delimitato da riquadri trasparenti. Lo spazio interno è concentrato in una navata centrale con tetto a capanna e in due navatelle laterali, chiuse da un’abside di forma trapezoidale. La struttura portante è leggibile anche dall’invaso liturgico, grazie alle due file di pilastri in cemento armato a sezione variabile, lasciati a vista, che si allargano salendo verso il nodo strutturale in cui convergono anche le travi. L’intradosso delle falde, dipinto di blu, contrasta con il bianco candido delle pareti. La luce naturale proviene da numerose finestre con vetri colorati – aperte lungo i fianchi della chiesa – e dalla fessura verticale che segna la facciata verso il sagrato, ma soprattutto dal sottile inserto di vetrocemento che, separando visivamente la superficie verticale dalla copertura a sbalzo, produce una sensazione di leggerezza simile a quella della cappella di Ronchamp, opera di Le Corbusier. Nel seminterrato, disegnato per sfruttare al massimo le ridotte dimensioni del lotto a disposizione, si trovano aule parrocchiali, sale riunioni e spazi per attività ludiche.

Chiesa di S. Nicolao della Flue, Ignazio Gardella 1970, Via Dalmazia 11, Sabato: 10.00/14.00 Domenica: 14.00/17.30
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Sorta al quartiere Forlanini, la chiesa prospetta su un sagrato soprelevato verso cui si rivolgono anche i principali edifici pubblici dell’insediamento. Il tempio poggia su un basamento, in cui sono ospitati i locali parrocchiali e di servizio, e l’invaso è scandito in tre navate. Elemento fondamentale del progetto di Gardella è la copertura a vela, che caratterizza tanto gli interni quanto gli esterni. La particolare sagoma proiettata sulla città – rivestita in vercuivre, materiale ottenuto mischiando rame catramato e foglie di caucciù – è infatti suddivisa in sei elementi strutturali che poggiano su telai curvilinei in cemento armato, ai quali è affidata anche la scansione del ritmo spaziale dell’aula. I telai, sagomati a calice, sottolineano inoltre la spinta verso l’alto della navata centrale, illuminata da feritoie orizzontali ricavate al piede dell’ultima curva del tetto che restano nascoste ai fedeli riuniti in assemblea. Lo stesso espediente viene adottato per illuminare le navatelle laterali, le cui aperture si trasformano all’esterno in un lungo taglio orizzontale che segnala lo stacco tra la copertura e il volume dell’aula.

Chiesa Santi Angeli Custodi, C. Bassi, G. Boschetti, 1962/6, V. P. Colletta 21, Sabato: 10.00- 17.00 Domenica: 15.30-16.30
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Chiesa di S. Francesco d’Assisi al Fopponino, Gio Ponti, 1963, via Paolo Giovio, Sabato-Domenica 15.30/17.30
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Famosissima questa chiesa di Gio Ponti, con la facciata che si spalma sugli edifici laterali, sempre religiosi, quinta delle quinte teatrali se mai ce ne furono, che vista da una certa angolazione sembra un mostro spaziale anni settanta, con le paradigmatiche aperture a diamante che diventano occhi minacciosissimi.
Nata sull’area di un cimitero (Fopponino), con la pianta di un esagono irregolare (che notoriamente è una forma prediletta da Ponti), all’interno è organizzata con un’enorme navata separata dalle due laterali da pilastri in cemento.

Chiesa di S. Maria annunciata in chiesa rossa, Giovanni Muzio, 1930, V. Montegani 37 /ang. V. Neera 24, Sabato 10.00/17.15
chiesa-rossa-dan-flavin-milanoGiovanni Muzio, l’architetto della famosa Ca’ Brüta, non è tra i più amati degli architetti di quell’epoca, eppure ha dato un’impronta molto più forte alla città di quanto normalmente venga percepito.
La Chiesa di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, conclusa nel 1932, è una delle sue opere di maggior fortuna perché è stata oggetto di un intervento site specific di Dan Flavin: un sistema di neon che illumina l’intera chiesa in luce verde, blu, rosa, dorata e ultravioletta. La successione cromatica del trattamento della navata, del transetto e dell’abside suggerisce la progressione di una giornata vissuta, dall’alba al crepuscolo.
Un’opera resa possibile dall’azione congiunta del reverendo Giulio Greco, che nel 1996, l’anno in cui Flavin morì, lo invitò a ideare un progetto per la chiesa, e alla Fondazione Prada, che l’anno dopo, in occasione di una grande retrospettiva dell’artista, si impegnò a realizzare l’opera insieme al Dia Center for the Arts di New York e del Dan Flavin Estate.
Un Muzio Rock, insomma, che va visto in un pomeriggio d’inverno.

Vigorelli Velodromo, Giuseppe Baselli & Ugo Fini Clemens Schürmann (pista), 1932-34, Via Arona 19, Sabato-domenica, 10-17.30
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Da anni si parla della riqualifica di questa meravigliosa struttura, che come ci dice wikipedia «fu costruita nel 1935 in seguito alla demolizione dell’antiquato velodromo Sempione (a sua volta costruito all’inizio del secolo) e con lo scopo di ridurre l’uso “ciclistico” del palazzo dello Sport di piazza VI Febbraio, che disponeva di una pista coperta da ciclismo smontabile. L’inaugurazione avvenne il 28 ottobre dello stesso anno, con la sponsorizzazione della Gazzetta dello Sport. Appena tre giorni dopo la sua costruzione, il ciclista Giuseppe Olmo vi stabilì il nuovo record dell’ora. La pista è di 397,7 metri, con una larghezza di 7,50 m. La pendenza massima in curva è di 42 gradi. La pista è ricoperta con 72 chilometri di listarelle di pino di Svezia». Nei gloriosi anni che seguirono furono stabiliti una quantità di altri record dell’ora, compreso quello di Coppi, e poi fu distrutto e ricostruito nella seconda guerra, e per un paio d’anni fino al 2008 ha anche funzionato da moschea. Un luogo mitico.

Chiesa di S. Marcellina in San Giuseppe alla Certosa, M. Tedeschi, 1958, V. Espinasse 91, Sabato 11.00/16.30 Domenica 12.00/ 16.30
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Negli anni venti fu eretta una chiesa neogotica in via Salvator Rosa, molto amata dal quartiere, ma le ridotte dimensioni costrinsero la curia a erigere nelle vicinanze un’altra chiesa moderna e più capiente, mentre la vecchia venne definitivamente demolita nel 1971, non senza rimorsi, specie per gli abitanti del quartiere. L’incarico fu affidato a Tedeschi. Di particolare impatto è la facciata in cemento armato modellato dalle figure in altorilievo realizzate in opera, da Carlo Ramous, per una superficie di 130 metri quadrati.
Questa sorta di pannello gigantesco è distanziato dalla facciata in muratura della chiesa, ma è unito alla struttura da quattro travi in cemento e dalle falde del tetto.
L’interno, ad aula unica, si presenta anch’esso come l’esterno, rivestito con una muratura in mattoni legata assieme da una fascia in cemento armato che corre lungo tutte le pareti. Il soffitto è formato da sei capriate a losanga mentre la pianta è a croce latina. La luce penetra solo da due vetrate poste alle pareti del transetto; suggestiva la parete completamente vetrata del lato nord (realizzata negli anni Ottanta), che, oltre ad avere un motivo di colore verde, si affaccia sul piccolo giardino dell’oratorio. L’altare è illuminato da una splendida vetrata colorata e dipinta a mano da Lindo Grassi che, illuminata dal sole, crea una bella atmosfera. A sinistra si trova un Crocifisso ligneo e un tabernacolo a destra. Peccato, forse, per la vetrata che dà sul portico, in semplice vetro opaco, che dà più l’idea di un magazzino anziché di una chiesa.

Chiesa di S. Agnese V.E.M., A. Edallo; A. Vincenti (restauro facciata G. Arriccobene), 1960 (restauro 2011) Via Arsia 3, Sabato 10.00/ 17.00 Domenica 14.00/17.00
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La costruzione della chiesa venne prevista nell’ambito di un piano particolareggiato di attuazione del PRG del 1953, che prevedeva l’edificazione nella zona di Vialba di alcuni isolati di edilizia popolare.
L’edificio, progettato da Amos Edallo e Antonello Vincenti, venne costruito nel 1955.
In seguito alla trasformazione urbanistica della zona, iniziata negli anni novanta del XX secolo, il rapporto della chiesa con l’intorno si è molto modificato: precedentemente essa rappresentava il centro del quartiere, oggi al contrario si trova in un’area marginale.

Ex Cristallerie Fratelli Livellara, Spirit de Milan , V. Bovisasca 57/59, Sabato-domenica 6.00/18.30
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Con la scoperta di questo luogo In Treatment si è fatto conoscere al grande pubblico del clubbing (e non solo) di Milano. Non sono state molte le volte che questo spazio industriale, labirintico e maestoso, è stato trasformato in un club, ma sono state epiche. Senza bisogno di una security si ballava liberamente tra allestimenti unici e studiate luci stroboscopiche e si è tirato ben oltre l’alba. Chi c’era ha vissuto delle nottate e della mattinate memorabili. Ai ragazzi di In Treatment sarebbe piaciuto, col tempo e se ci fossero state le risorse necessarie, trasformare tutto lo spazio e renderlo un club internazionale. Ora lo spazio è stato sì rinnovato da una società di eventi con uno spirito, ahinoi, diverso da quello che condividevamo con ragazzi.

Garage Italia Milano, Mario Baciocchi (progetto originale) Michele De Lucchi (ristrutturazione)”, 1953-1960. Viale Certosa 86, Sabato-domenica 10.00/12.00 – 16.00/18.00
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Un edificio meraviglioso, la stazione di servizio Agip di Mario Bacciocchi, costruita a piazzale Accursio nel biennio 1951-53 su iniziativa di Enrico Mattei e abbandonata da trent’anni, è stata restaurata da Michele De Lucchi, ormai il re degli architetti milanesi e fedele alleato di Cracco, e illuminata patriotticamente di rosso, bianco e verde.

Corriere della sera, Luca Beltrami 1904, V. Solferino 28, sabato-domenica 10.00 – 16.00 Su prentotazione
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La sede del corriere è forse il luogo di culto più di culto di Milano, ed entrarci è senz’altro un privilegio.

Campari Headquarters, Mario Botta (prog. Arch.) GianCarlo Marzorati (prog. Urb), Via Gramsci 161 – Sesto S. Giovanni, Sabato-domenica 10.00; 11.30; 14:00; 15.30; 17:00 Su prenotazione a galleria@campari.com
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da Architettura del moderno: Il complesso insiste su un’area di proprietà della famiglia Campari che, nel 1903, con l’acquisto di Villa Alta, vi collocò la propria residenza e l’omonima azienda. L’inadeguatezza alle esigenze odierne del nucleo originario, progettato da Luigi Perrone, spinse la Campari S.p.a. ad affidare nel 2004 la riprogettazione del nuovo Headquarter Campari (un’area di circa 6000 mq) agli architetti Mario Botta e Giancarlo Marzorati. L’edificio storico in stile neoclassico ospita la galleria espositiva e lo spazio di rappresentanza, per il quale il progetto ha previsto il mantenimento della facciata originale e dei pilastri. Il trattamento unitario dei rivestimenti in lamelle di cotto, la riproposizione in laterizio di due disegni di Fortunato Depero, e l’insegna posta a coronamento del museo, conferiscono all’intervento una forte identità. Riguardo ai nuovi manufatti, gli architetti hanno scelto di intervenire con volumi puri per far dialogare la nuova architettura con le preesistenze novecentesche, in una nuova configurazione del suolo. La sede amministrativa della Campari, che scavalca la fabbrica preesistente di Villa Alta, è un corpo arretrato rispetto al fronte strada e articolato in massicci volumi, segnati da tagli orizzontali. L’edificio ha la conformazione di un ponte, con due soli piani fuori terra, il quarto e il quinto, oltre ai due interrati. La disposizione delle volumetrie su fronte strada ha permesso di liberare il suolo e ampliare il parco di Villa Alta, adibito a giardino pubblico. Si è cercato di fare in modo che un vuoto urbano tornasse ad essere uno spazio vivo a disposizione della comunità. Le quattro torri residenziali sono disposte a coppie ravvicinate, e formano due volumi semi-cilindrici, rispettivamente di 9 e 13 piani, tagliati da piani verticali. Questi edifici sono dotati di tecnologie per la sicurezza all’avanguardia, parcheggi totalmente interrati e area fitness integrata. Tra le soluzioni ecosostenibili adottate si può citare l’impiego della falda acquifera sotterranea in funzione di climatizzatore naturale. L’ultima parte del progetto riguarda la lobby: una grande piazza caratterizzata da una copertura curvilinea che digrada verso uno specchio d’acqua; è realizzata in legno lamellare, con una copertura vegetale. Nell’intero progetto si mescolano con grande armonia il vetro delle facciate e delle pareti mobili, il cotto toscano del brise soleil, il granito bianco utilizzato per pavimentare gli spazi comuni, il gres porcellanato grigio antracite per gli uffici ed il legno del controsoffitto e delle boiserie che ricopre i corpi interni, dove si trovano i vani scala, gli ascensori ed i locali tecnici.

Scritto da La Redazione