Non è una mostra da vedere una volta sola. The World’s Heaving Breath da Fishead Lab funziona per stratificazioni, ritorni e scarti. È il primo capitolo di Flowing Banquet, progetto ideato da Yin Shuai e Khemerin Vismara che prende in prestito il modello del banchetto popolare del Sichuan, una tradizione conviviale in cui il pasto si prepara collettivamente, per trasformarlo in dispositivo curatoriale. Dal 5 marzo al 17 maggio lo spazio si attiva per cicli di dieci giorni: ogni fase introduce uno spostamento, un’aggiunta, una nuova configurazione. Il pubblico non arriva a un evento concluso ma entra in un processo in continua trasformazione.
Fishead Lab è un’organizzazione culturale non profit e uno spazio ibrido fondato da quattro giovani curatori: Ziqi Zhou, Yuxuan Wang, Ziwei Liu (Erica) e Tan Di, con base in via Eugenio Camerini 2 a Milano. Nato nel 2025 tra Milano e una rete di relazioni internazionali, il progetto parte da una riflessione critica sui limiti degli spazi istituzionali tradizionali. Il nome stesso è una presa di posizione, una risposta ironica a certe dinamiche di autorità e distanza che spesso regolano il sistema dell’arte. Qui l’idea è costruire una piattaforma più porosa, dove mostre, studio e momenti di confronto convivono e si contaminano. Un luogo che lavora sulla comunità più che sulla rappresentazione.
Flowing Banquet porta questa visione dentro una struttura temporale precisa: cinque azioni, cinque gruppi di artisti, dieci giorni ciascuno. Le pratiche si alternano come fasi di un unico respiro, mantenendo autonomia ma restando intrecciate. Il titolo, ispirato ai Sonetti ad Orfeo di Rainer Maria Rilke, suggerisce proprio questa dimensione ritmica e vitale: il respiro come gesto minimo che tiene insieme corpi, linguaggi e relazioni.
Lə artistə coinvoltə attivano un confronto che attraversa generazioni e geografie diverse.
Le pratiche messe in dialogo aprono questioni legate alla percezione, alla costruzione del significato e al ruolo degli strumenti artistici nel leggere un presente segnato da instabilità continua.
Ciò che interessa di questo progetto è il tentativo concreto di accorciare le distanze. Tra artista e pubblico, tra collezionismo e sfera pubblica, tra produzione e condivisione. In un momento in cui tutto tende a irrigidirsi in ruoli e posizioni, Fishead Lab sceglie la fluidità come metodo. E invita chi entra a fare lo stesso.
Scritto da Sofia Giacomelli