Flusso in scena dal 25 al 30 maggio 2026 al Piccolo Teatro Grassi di Milano
Alcuni dati e date
1979. Lino Guanciale nasce ad Avezzano, arriva al teatro dal Liceo e da quel momento non lo abbandonerà più ricoprendo molti ruoli di successo.
1990. Christian di Furia nasce a Foggia, si laurea in giurisprudenza e si avvicina inizialmente al teatro come spettatore prima di dedicarsi alla scrittura drammaturgica.
1992. Gianmarco Saurino nasce a Foggia e dopo il Liceo frequenta il corso di recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia, si divide così tra televisione, cinema e teatro.
2021. Flusso ottiene la menzione speciale “Franco Quadri” al Premio Riccione per il Teatro. A dirigere lo spettacolo è Lino Guanciale.
2022. avviene una prima lettura radiofonica del testo, prodotta da Riccione Teatro, su Radio Tre.
2024. In una forma sperimentale, Flusso debutta al Mattatoio di Roma.
2026. Lo spettacolo approda in una versione definitiva al Piccolo Teatro di Milano.
Questo testo, come molti altri, si inserisce nel più ampio discorso sulla drammaturgia contemporanea: un dibattito che dura da anni, per non dire da secoli, e che sembra non trovare mai una conclusione definitiva. Uno dei nodi principali resta la mancanza di spazi in cui mettere in scena e sviluppare testi contemporanei. Mancano produzioni, mancano fondi e, soprattutto, manca un luogo dove poter sperimentare, anche attraverso l’errore. La presenza di questo spettacolo all’interno del Festival Presente Indicativo rappresenta quindi un segno importante: un tentativo concreto di rispondere, almeno in parte, a queste carenze e di mostrare un reale interesse verso la nuova drammaturgia.
Contro la trama
Una scrittura filosofica e fantastica, che intreccia pensieri di parabole umane. I testi di Christian di Furia costruiscono immagini e derive interiori piuttosto che vere e proprie storie. Già in Un pallido puntino azzurro (2017), monologo dedicato a un viaggio interspaziale, emergevano alcune delle sue ossessioni: la solitudine e il rapporto tra umano e ignoto. In Amore storto (2020), invece, il dialogo sentimentale diventava il luogo per interrogare dipendenze e bisogni emotivi. Con Flusso queste tensioni si condensano in una scrittura che guarda apertamente a Moby Dick, sviluppandosi in un dialogo interiore di un solo personaggio affidato a due interpreti, Guanciale e Saurino, chiamati a districare una materia fatta di pensieri e ossessioni.
Stesso mood, altra arte
Fantastico, filosofia e scienza sono le tre direttrici della scrittura di Christian di Furia, attraversata continuamente dalla letteratura. Infatti, il drammaturgo richiama direttamente La linea d’ombra di Joseph Conrad e La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge. Ma, spostandosi su una letteratura più recente, Il grande marinaio di Catherine Poulain (2016) richiama proprio quel voler fuggire dai propri pensieri e resistere tra i flutti, dove probabilmente si sente risuonare Hoist the Colours di Hans Zimmer. Sulla scrittura a flusso di coscienza, tralasciando i riferimenti più conosciuti, impossibile non pensare a Clarice Lispector, nei cui romanzi, come da Vicino al cuore selvaggio o Acqua viva, la mente diventa spazio narrativo, luogo di dialogo continuo con le molteplici versioni di sé stessi.
Scritto da Francesca Rigato