Ne parlammo qui quattro anni fa. Allora l’idea di rete cominciava a configurarsi. Accadeva in seguito a una Milano da poco uscita dai contingentamenti della pandemia, quando la città “riscoprì” i valori di comunità e prossimità custoditi nei tanti quartieri, tornando sull’onda lunga della città dei 15 minuti teorizzata nel 2016 dall’urbanista e teorico Carlos Moreno. Nacquero allora, come idea di cordata, di sistema, gli spazi ibridi socioculturali. È indubbio come simili luoghi, strettamente legati a una visione sostenibile e prossimale degli spazi urbani, debbano agli anni del post-pandemia un’accelerata notevole in merito alla modellazione delle attività e all’inquadramento teorico. Si prendeva consapevolezza allora: lo esigevano le urgenze. E quella città “passeggiabile”, da pochi minuti e densa, sociale, divenne un’idea condivisa e pianificata tra città come Madrid, Edimburgo, Barcellona e ovviamente Milano. Divenne insomma, per virtù e necessità, una condizione fattuale, imprescindibile, nella visione dello spazio urbano.
Dicevamo: quattro anni fa venne pubblicata una bozza di manifesto di quella che allora venne chiamata Rete Informale Spazi Ibridi. Facemmo anche una guida, forse la prima che riguardasse questi luoghi dalle funzioni meticce – workshop, laboratori, attività, corsi, concerti, mostre… –, che allora raccoglieva in cordata circa 25 spazi cittadini, e ancora oggi è così. Succedono molte cose in quattro anni, tante che pare inutile ribadirlo, dato il continuo tormento di notizie che ci fruga animo e orecchie. Ma, per quanto riguarda gli spazi ibridi, ciò ch’è accaduto è stato un processo d’istituzionalizzazione e di rete che ha portato alla creazione d’una nuova piattaforma online: Rete Spazi Ibridi Socioculturali di Milano, che punta non solo a fare da collettore per gli eventi d’ogni spazio cittadino, mettendo dunque in evidenza la comunanza d’intenti e d’impatto che tali realtà hanno sul tessuto sociale e urbano, ma accogliendo e spingendo anche reti locali e internazionali che lavorano e pensano similmente. Seppur tra le righe, si dice chiaro e tondo: non si tratta semplicemente di spazi d’intrattenimento, non si tratta nemmeno e soltanto di servizi; è una visione comune ed estesa in Europa che rassetta e rivede la forma e l’uso delle città.
L’occasione per presentare questa rete sono le Giornate della Rete Spazi Ibridi Socioculturali di Milano.
Dal 21 al 24 maggio, ognuno dei 25 spazi apre le porte alla città, coordinando il loro usuale palinsesto d’attività in una quattro giorni che pare a tutti gli effetti un festival su scala cittadina, onnipresente, a ogni angolo di Milano – guardare la mappa presente sul sito della piattaforma per rendersi conto –, con itinerari pensati appositamente per visitare, spazio dopo spazio, attività dopo attività, la città che si presenta sotto alla visione della Rete.
Il programma, come potrete immaginare, è lungo. Ogni giorno 3 itinerari che porteranno a talk, laboratori, workshop, mostre, passeggiate, biciclettate, giochi da tavolo, giochi da non tavolo, giochi all’aperto, seminari e spettacoli e concerti, tant’è che vi rimandiamo direttamente alla brochure del programma.
Qui tutte le giornate e tutti gli eventi.
PS: per ricordavi di che spazi parliamo: Anfiteatro Martesana, Base Milano, Campo Teatrale, Casa Degli Artisti, Casa Dei Giochi, Cascina Cuccagna, Cascinet, Heracles Gymnasium, Kinlab, Lab Barona Repair Cafè, Magazzino Musica – Mamu, Mare Culturale Urbano, Mosso, Nuovo Armenia, Padiglione Chiaravalle, Ribalta Barona, Rob De Matt, Santeria Toscana 31, Scirocco, Scomodo, Spirit De Milan, Stecca3, Teatro Cinema Martinitt, Zona K, Zumbini 6.
Scritto da Giacomo Prudenzio

