mer 23.05 2018 – dom 27.05 2018

Arch Week 2018 - Urbania, uno sguardo sul futuro delle città

Quando

mercoledì 23 maggio 2018 – domenica 27 maggio 2018

Quanto

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Per la seconda edizione di Arch Week c’è stato più tempo, più respiro: gli organizzatori hanno avuto mesi per invitare, gestire, pensare l’evento, e hanno altre settimane per definire il programma finale. Promossa dal Comune, dal Politecnico e dalla Triennale di Milano, in collaborazione con la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, quest’anno la manifestazione ha un indirizzo preciso indicato da Sala in persona: si parlerà moltissimo delle trasformazioni urbane, soprattutto di quelle milanesi che gli stanno a cuore. Privilegiando la conferenza stampa di Arch Week a quella di miart, che si svolgeva quasi in contemporanea a pochi metri, il sindaco ha esplicitamente citato le aree su cui più si concentrano le sue energie, come lo spostamento delle facoltà scientifiche da Città Studi a Rho e a Sesto San Giovanni e le periferie. Il suo intervento configura la settimana dell’architettura come un luogo di discussione e incontro su questi temi caldissimi, che probabilmente toccheranno anche il destino degli Scali ferroviari e dei Navigli.

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La curatela quest’anno non è affidata direttamente a Stefano Boeri, diventato nel frattempo presidente della Triennale, ma a un gruppo più esteso. Tuttavia l’impronta boeriana è presentissima fin dal titolo, Urbania, che richiama quello di un altro festival di urbanistica organizzato a Bologna nel 2009 quando SB era direttore di Abitare (Urbania, l’inferno e il paradiso delle città). Parteciperanno, come sempre, alcuni tra i più importanti architetti mondiali: premi Pritzker come Jacques Herzog, autore della Fondazione Feltrinelli, Toyo Ito, Kazujo Sejima, progettista del nuovo Campus Bocconi, Wang Shu, e architetti più giovani ma non meno noti nel panorama internazionale come Bjarke Ingels, David Adjaye, Sou Fujimoto, Jeanne Gang, Patrick Blanc, Carrilho Da Graça, Ecosistema Urbano, Iñaqui Carnicero, The Decorators, Ensamble Studio. La maggior parte di loro farà la spola con la Biennale di Venezia diretta da Yvonne Farrell e Shelley McNamara, che inaugura negli stessi giorni.

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Nomi a parte, le notizie più rilevanti riguardano la struttura dell’Arch Week: la Triennale non sarà l’unico centro, ma sarà appunto affiancata dal Politecnico e dalla Fondazione Feltrinelli. Qui si terrà la parte più politica del palinsesto, quella focalizzata sugli effetti che lo sviluppo urbano produce sulla cittadinanza, all’interno di About a City. Places, ideas and rights for 2030 citizens. Qui parleranno amministratori, policy makers, scienziati, filosofi e naturalmente architetti e designer, da Cino Zucchi alla visionaria Neri Oxman dell’MIT, oggi ancor più famosa per la conquista di Brad Pitt (tutti speriamo che venga anche lui).

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Ovviamente immancabile è il momento VespArch e un ampio numero di workshop ed eventi collaterali, di cui sono delineati con chiarezza la mostra a cura del MUFOCO di Luigi Ghirri in Triennale, quella di Armando Perna e Saba Innab curata da Emilia Giorgi e un padiglione per le interviste di e-flux, che saranno condotte da Nick Axel e Nicholas Hirschorn, progettato da Matteo Ghidoni per lo spazio esterno della Triennale: una struttura in forma di teatrino da circa 90 posti, sovrastata da un’altissima copertura tessile tenuta in piedi da un pallone aerostatico. Uno spazio scenografico e simbolico che indaga il senso di essere collettivamente presenti al rito dell’intervista dal vivo.

Sui party notturni il mistero è ancora fitto, ma dopo il successo della notte bianca di marzo, con migliaia di persone che ballavano sullo scalone, qualcosa dovrà succedere. Per forza.

Concerto in Triennale 1

Scritto da Lucia Tozzi