gio 21.06 2018 – dom 24.06 2018

32° Festival Mix Milano

Dove

Piccolo Teatro Strehler
Largo Greppi 1, Milano

Quando

giovedì 21 giugno 2018 – domenica 24 giugno 2018

Quanto

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Confesso di non aver mai cercato il Festival Mix Milano su Wikipedia. É stato un vero piacere trovarvi una delle descrizioni più fedeli e imparziali ch’io abbia mai letto a proposito del Mix. A questo punto scegliete voi se proseguire su Wikipedia per alfabetizzarvi quasi perfettamente e trovare poi il programma del Mix sul link che trovate sulla sinistra di questa pagina o se proseguire leggendo la mia personale opinione.
La storia del Mix é bellissima. Si parla di Partigiani, quelli che di solito fanno la storia in silenzio perché mossi da ideali come libertà, uguaglianza e rispetto. Le loro battaglie hanno prodotto frutti che oggi consumiamo abitualmente come fosse niente ma non è sempre stata così easy la storia. Se oggi Milano é una delle città più friendly del pianeta questo é grazie a parecchi Partigiani.
Partigiani come i fondatori (CIG, Altro Martedì, Babilonia e A.S.A.) dell’allora rassegna cinematografica “Uno sguardo diverso”, organizzata nel 1986 al Cinema Paris, che oggi non esiste più. Senza di loro non saremmo di sicuro qui allo stesso modo.
Partigiani come Giampaolo Marzi che, come giustamente riporta Wiki, ha diretto vulcanicamente il Mix per 25 anni segnando una serie di conquiste e successi francamente impareggiabili sotto diversi punti di vista. Siamo passati dal Cinema Paris al Cinema Pasquirolo, poi al teatro Manzoni e soprattutto infine allo Strehler, il più importante teatro di Milano. Un risultato politico semplicemente storico. Durante l’epoca Marziana, il concetto stesso di “format”, oggi udibile anche all’Esselunga, é stato geniale e brillante, roba da maestri dell’intrattenimento. Con Giampaolo (e Rafael) sono passate pellicole uniche non solo perché altrimenti non le avremmo mai potute vedere se non all’estero o solo molti anni dopo su internet, ma perché capolavori capaci di aprire la mente a intere generazioni della comunità LGBT. Recitando wiki: “…perle come “Grief”, il primo lungometraggio di Richard Glatzer, il cortometraggio “Un robe d’ète” di Francois Ozon, “Super 8 ½”, il porno-punk in bianco e nero di Bruce La Bruce, i film di Sebastien Lifhsitz, le opere di Joao Rodrigueze Patricia Rozema, la perversione adolescenziale nel “Tarnation” di Johnatan Caouette e “J’è tuè ma mere” e “Les amours immaginaires”, i primi lavori del canadese Xavier Dolan”. Giampaolo: grazie, ti dobbiamo tutti davvero molto.
Partigiani come Rafael Maniglia, Andrea Ferrari e Debora Guma, grazie ai quali dall’anno scorso, si parla di era post Marziana, possiamo ancora andare a un evento chiamato Festival Mix Milano visto che si sono assunti l’onere e l’onore dell’organizzazione del Mix. Rafael Maniglia, per anni silente braccio destro di Giampaolo, é sia l’ottimo generale che qualsiasi Imperatore avrebbe voluto avere al proprio fianco, sia il vero core sentimentale del Mix per la sua capacità rara di saper ascoltare, comprendere e lavorare duro come un tedesco anche se è magnificamente brasiliano, infine e inoltre è un futuro Chef stellato. Di calcio me ne intendo poco ma paragonerei Andrea Ferrari a Gattuso. Ovvero quelli a cui forse mancano duttile visione e destrezza necessaria per segnare gol da enciclopedia ma senza i quali i grandi campioni potrebbero più difficilmente essere tali, gente che corre 90′ e quando ti giri affannato te li trovi li pronti ad aiutarti. Debora è l’anima intellettualmente critica, di alta scuola partenopea, che già da anni, insieme a Immaginaria, sostiene il Mix. Davvero grande stima per il senso di responsabilità di questo triumvirato.
Partigiani come il numero davvero incredibile di persone più o meno note che negli anni hanno permesso e permettono al Mix di funzionare. Mi scuso per non saper citare i nomi di tutti quelli che hanno amato e amano il Mix ma si parla di volontari programmatori, eroine dell’ufficio stampa, responsabili creativi e grafici, supporter notevoli come Crescenzi & Co e poi tutti i Dj più bravi della città che abitualmente intervengono per Music on The Step, quest’anno seguito da Simone Black Candy, regalandoci quella situazione sul Sagrato dello Strehler dove abbiamo vissuto momenti magici fatti di sguardi, cocktail e risate condite dalla loro musica. Tutto senza contare associazioni e gruppi vari della comunità LGBT milanese. Medaglie d’oro.

Adesso però, scongiurato con dedizione il lecito timore che senza il sacerdote il tempio avrebbe ceduto, sarebbe una grande idea ripensare alla ricetta ormai tradizionale del Mix per evitare che il tempio diventi un museo. Auguro con tutto il cuore che il futuro del Mix sia costellato di successi che richiedono nuova forza e pura gioia. Una gioia e una vis più che mai necessari per far si che il Mix non sia solo l’alloro di se stesso ma ancora e sempre la stella culturale che per anni, da Milano, ha illuminato tutta la comunità LGBT del nostro bel paese. E’ un compito davvero importante che merita il massimo rispetto, la massima stima e la disponibilità di tutti noi. Credo che la base associativa, la struttura e il format del Mix farebbero bene a mutare ancora, ad evolvere come già é successo in passato, perché il mondo non si ferma per definizione e negli ultimi anni è cambiato molto dopato dal web. Il nostro modo di comunicare è cambiato e la comunità LGBT non fa eccezione. Se é vero che il Cinema é un baluardo di resistenza culturale é altrettanto vero, é sotto gli occhi delle nostre stesse abitudini, che la sua capacità di aggregare è sempre più tenue. Come migliorare? Come, dove e perché é diverso il nostro sguardo oggi? Domande le cui risposte possono diventare un progetto futuro di ricerca entusiasmante.

Intanto questo weekend andremo di nuovo super felici allo Strehler. Il programma del Mix di quest’anno, ci regala Favola di Sebastiano Mauri. Sul palco vedremo il giovane attore Alex Lawther, noto al grande pubblico per la serie Netflix The End Of The F***ing World, e Trudie Styler, moglie del cantante Sting, al suo debutto registico con Freak Show. Poi ancora Un conteau dans le coeur di Yann Gonzalez, uno dei registi più significativi del cinema queer contemporaneo e già ospite del festival con i suoi precedenti lavori. Ancora Para Aduma, il lungometraggio d’esordio della regista israeliana Tsivia Barkai Yacov. Nina della giovane regista polacca Olga Chajdas, My Days of Mercy che vede le brillanti Ellen Page e Kate Mara al centro di una storia d’amore e di diritti civili sullo sfondo delle manifestazioni contro la pena di morte. In anteprima assoluta anche la commedia romantica Just Friends di Ellen Smit e l’esilarante Sensitivity Training di Melissa Finell, che segue la riabilitazione della microbiologa misantropa Serena Wolfe da parte della solare Caroline attraverso un allenamento alla sensibilità.
Infine il comedy-drama Venus della regista canadese Eisha Marjara poi Montana dell’israeliana Limor Shmila, storia di Efi e del suo incontro con Karen, insegnante sposata con due figlie; infine l’ironico ed audace Postcard from London di Steve McLean, viaggio del bellissimo Jim dalla provincia dell’Essex a Soho dove ben presto diventa la musa più desiderata e richiesta degli artisti londinesi.

Scritto da Fabrizio Fedeli