gio 27.09 2018 – dom 24.02 2019

Elliott Erwitt - Personae

Dove

Reggia di Venaria Reale
Piazza della Repubblica 4, 10078 Venaria Reale, Torino

Quando

giovedì 27 settembre 2018 – domenica 24 febbraio 2019

Quanto

€ 8/6/4

Foto di Erwitt/Magnum Photos

Ci sarebbe da pensare e da scrivere sul fatto che nonostante le migliaia di fotografi professionisti tecnicamente spaventosi e i milioni di capaci e audaci fotoamatori che scattano ogni santissimo giorno miliardi di strabilianti fotografie, noi visitatori compulsivi di mostre di fotografia ci ritroviamo puntualmente a indugiare di fronte alle stampe dei “cani newyorkesi” di Elliott Erwitt, esibite qua e là per lo Stivale. Non so, mi sembrerebbe ingiusto lamentarsi per la pigrizia dei direttori artistici, per i quali in campo fotografico ci rigira intorno alla solita decina di nomi blockbuster. La colpa non è loro: come il rock’n’roll la fotografia soffre la retromania di cui parla Simon Reynolds nel suo celebre libro omonimo. D’altronde chi scambierebbe un concerto di un seppur incartapecorito Robert Plant con uno, che so, dei Greta Von Fleet? Dai. Così i “cani newoyorkesi” di Elliott Erwitt continuano a produrre significato ed eco, e non solo quelli. Erwitt ha in effetti guardato in modo unico al mito del sogno americano, smorzando la severità e una certa rozzezza grazie ad un humour inconfondibile, che ha contribuito a rendere nelle sue immagini il titanismo statunitense più accettabile, comprensibile, umano. E se il suo Nixon è severo e assertivo sul povero Khrushchev, le icone di Marylin, Schwarzy, Castro, Che Guevara, colte duranti frivoli dietro le quinte della storia, sono sorridenti, sbottonati, familiari. Erwitt cercava il paradosso l’ossimoro buffo anche nelle stesse strade di New York, l’unico luogo dell’anima possibile per ciascun newyorkese, soprattutto se fotografo e di cui ha contribuito a costruire l’immaginario mitico. Alcuni degli scatti newyorkesi aiutano a rispondere alla domanda iniziale: non sono spesso le più notevoli immagini di Erwitt (ma sono sempre pazzesche!), ma se ancora siamo lì a ricercarne la visione è perché la grande fotografia ci riporta a quel passato rassicurante, quel fanciullino storico, in cui vorremmo sempre disperatamente rifugiarci. A pensarci, la questione è che, per quanto ci faccia soffrire, amiamo pazzamente vedere il tempo che passa.

Scritto da Angelo Manganello