lun 15.04 2019 – mar 16.04 2019

Molte rondini fanno primavera

Dove

Teatrino di Palazzo Grassi
Campo San Samuele (San Marco) 3260, 30124 Venezia

Quando

lunedì 15 aprile 2019 – martedì 16 aprile 2019
H 18:00

Quanto

free

Contatti

Sito web

Organizzatore

Palazzo Grassi + Vdrome

Amie Siegel, Genealogies, 2016

Foto di Amie Siegel

Parte di un ciclo di eventi promosso dal Comitato Fondazioni Arte Contemporanea, la rassegna intitolata “Molte rondini fanno primavera” recupera film e video d’artista dall’archivio di Vdrome. I materiali saranno suddivisi in due periodi maggiori (dal 1973 al 2008, dal 2009 al 2018), per due serate di proiezioni. L’intento è selezionare opere poco conosciute che però raccolgano la storia delle relazioni intercorse, dagli anni settanta in poi, tra l’Italia ed artisti stranieri. La penisola resiste come snodo di un circuito di produzione artistica internazionale: non solo è un luogo fisico a cui approdare, ma un bacino di riferimenti culturali in cui rimestare. Va apprezzato anche in questo senso il patrimonio tradizionale nazionale, cioè quando diventa, metaforicamente, suolo fertile per un innesto creativo, o una contaminazione dall’ester(n)o. Molte rondini fanno primavera potrebbe aiutare a inquadrare meglio l’Italia attraverso gli occhi degli “altri”, in ordine cronologico e, soprattutto, con un approccio “genealogico” (non a caso, il più recente tra i lavori d’artista proiettati è di Amie Siegel e s’intitola Genealogies).

Ingresso libero fino a esaurimento posti. Programma (in sintesi)

15 APRILE, ORE 18 – Dal 1973 al 2008
Charlemagne Palestine, Body Music II,1973-74 (8,09’)
Joan Jonas, Merlo, 1974 (16,13’)
Theo Eshetu, Mass Memory, 1994 (7,51’)
Philippe Parreno, Carsten Höller e Rirkrit Tiravanija, Vicinato I, 1995 (13’)
Francis Alys, Duett, 1999 (11’)
Joachim Koester, Morning of the Magicians, 2005-2006 (05,28’)
Runa Islam, The House Belongs to Those Who Inhabit it, 2008 (06,52’)

16 APRILE, ORE 18 – Dal 2009 al 2018
Rosalind Nashashibi, Carlo’s Vision, 2011 (11’)
Laure Provost, Farfromwords: cars mirrors eat raspberries when swimming through the sun, to swallow sweet smells, 2013 (12’)
Pauline Curnier Jardin, Explosion Ma Baby, 2016 (09’)
Amie Siegel, Genealogies, 2018 (26’)

A conclusione di queste due giornate di proiezioni, dopo l’analisi della decade 2009 – 2018, Molte rondini fanno primavera propone un salto sul finire degli anni Novanta con una proiezione speciale: il lungometraggio Amber City, 1999 (48’) di Jem Cohen, il ritratto di una città italiana senza nome. Il calendario è stato accuratamente definito da Andrea Lissoni, Filipa Ramos, con Palazzo Grassi – Punta della Dogana per il pubblico del Teatrino.

Per i più curiosi ecco le sinossi dei singoli titoli in programma.

PROGRAMMA

15 aprile 2019, ore 18
Dal 1973 al 2008

Charlemagne Palestine, Body Music II, 1973-74 (08’09’’)
Come la maggior parte delle opere prodotte nell’ambito della pionieristica attività del centro di produzione “Art / Tapes / 22” di Firenze, Body Music II è una performance realizzata appositamente per la videocamera. Charlemagne Palestine vaga per i labirintici corridoi di una villa toscana, seguito da una camera a mano. Muovendosi man mano più rapidamente e cantando nello spazio, Charlemagne dà vita ad una delle prime e più singolari opere che esplorano la relazione fra immagine, movimento, suono e corpo dell’artista.

Joan Jonas, Merlo, 1974 (16’13’’)
Merlo è una delle prime opere in cui Joan Jonas sperimenta il cambio di location all’aperto come sfondo per le sue opere video (in particolare una gola rocciosa, un lago, un campo, un ampio balcone naturale che si affaccia su una valle). Ammantata in un chadri, l’artista utilizza un lungo cono di carta come un megafono, cantando melodie, ululando, pronunciando la parola “merlo” ad alta voce, danzando con movimenti confrontabili a quelli di un uccello, fino a che il vento non solleva e fa volare il chadri nel paesaggio toscano. La figura del cono e il canto sono motivi ricorrenti nel suo lavoro e hanno a che fare con la percezione del suono e della figura nel paesaggio a varie distanze. Merlo è stato prodotto nell’ambito del centro di produzione e residenza “Art / Tapes / 22” di Firenze.

Theo Eshetu, Mass Memory, 1994 (07’51’’)
Dopo aver realizzato Travelling Light (1992), l’acclamato ritratto in video del coreografo, danzatore e mimo Lindsay Kemp, Theo Eshetu era in procinto di intraprendere un ulteriore ritratto, quello di Federico Fellini, per cui aveva lavorato in passato come comparsa. La prematura scomparsa del Maestro lo ha costretto a trasformare il progetto iniziale in un piccolo omaggio a Fellini, presentato in anteprima al Festival del Cinema di Venezia nel 1995. Proiettato in 35mm ma originariamente girato e montato in video, Mass Memory è uno dei primi esempi di trasferimento da video a bassa risoluzione a pellicola cinematografica, dando così vita ad un dialogo tra i due mezzi e segnando una fase storica nelle transizioni fra cinema e video.

Philippe Parreno, Carsten Höller e Rirkrit Tiravanija, Vicinato I, 1995 (13’)
Carsten Holler, Philippe Parreno e Rirkrit Tiravanija hanno collaborato allo scopo di realizzare un film. Dopo una discussione, gli artisti hanno redatto una sceneggiatura con tre diversi personaggi e i rispettivi dialoghi. Non esiste una chiara correlazione tra un artista e il personaggio che lo rappresenterebbe ma alcuni tratti sono riconoscibili. Il casting e le riprese del film sono state realizzate a Milano durante l’autunno del 1995. Girato in pellicola 16mm bianco e nero, Vicinato è stato proiettato per la prima volta alla fine del 1995 in una stanza della galleria Studio Guenzani in lingua originale, in italiano. È stata anche prodotta una singolare versione in inglese: i dialoghi originali in italiano sono udibili sullo sfondo e tradotti da un’unica voce femminile che recita tutte le parti. Il film è stato accompagnato da una pubblicazione che riporta la versione inglese e la sceneggiatura italiana originale oltre alle fotografie di produzione.

Francis Alys, Duett, 1999 (11’)
(moderato)
A e B arrivano in due località opposte a Venezia.
A porta con sé la parte superiore di una tuba.
B cammina con la parte inferiore.
(andante)
A e B vagano per la città cercandosi a vicenda.
(crescendo)
A loro incontro A aiuta B a riassemblare la tuba.
(vibrato)
In un solo fiato B suona una nota più a lungo che può.
A applaude per il tempo che riesce a trattenere il respiro.

Joachim Koester, Morning of the Magicians, 2005-2006 (05’28’’)
Morning of the Magicians [Mattina dei maghi] affronta il tema del misticismo occulto attraverso un evento accaduto in Sicilia nel 1920. Al centro della vicenda, una villa abbandonata a Cefalù, nota come l’Abbazia di Thelema, dove l’occultista Aleister Crowley (1875-1947) e i suoi seguaci conducono una vita tra pratiche esoteriche, sessuali e uso di droghe sperimentali. Chiusa da Benito Mussolini nel 1923, l’Abbazia venne abbandonata per oltre 30 anni fino a quando, negli anni 1950, il cineasta sperimentale Kenneth Anger decide di riscoprirne la storia e di intraprendere un primo restauro della villa, trasformando Crowley e Thelema in figure centrali della sua filmografia.
“La casa e il giardino dell’Abbazia erano completamente ricoperti di vegetazione in un modo stranamente evocativo. Mentre percorrevo il sentiero vagamente visibile verso quello che un tempo era l’ingresso principale, ero così sopraffatto dalle qualità dormienti della scena che dovevo mettere in pausa. Mi sembrava che sedimenti, frammenti di narrazioni avanzate e idee degli individui che una volta attraversavano quel luogo avessero formato nodi intricati come i cespugli e gli alberi che ora stavano prendendo il sopravvento, creando una specie di presenza addormentata”. J. Koester.

Runa Islam, The House Belongs to Those Who Inhabit It, 2008 (06’52’’)
The House Belongs to Those Who Inhabit It è stato realizzato da Runa Islam in occasione della Biennale Manifesta 7 (2008) a Rovereto e approfondisce il processo di “scrivere con la camera”, un interesse specifico dell’artista a metà dei anni 2000. L’opera prende ispirazione da “La casa è di chi la abita”, una scritta a spray su un muro della fabbrica ex-Peterlini (una delle sedi di Manifesta 7), una eco delle posizioni di attivisti anarchici in risposta alle politiche locali rivolte di preservazione e utilizzo di edifici di archeologia industriale. La macchina da presa sembra preoccupata di manifestare e rendere più evidente il messaggio graffitato sulle pareti dell’edificio: le inquadrature mosse e oscillanti rappresentano al meglio la costrizione dello spazio cinematografico e la sua relazione con lo spazio architettonico, carico di valenze psichiche. In questo senso il film diventa la messinscena di una danza che pur seguendo le scritte a parete sembra distante dal loro radicale—ancorché poetico—concetto politico. The House Belongs to Those Who Inhabit It è un sincero ritratto dell’idea di appartenenza e rende omaggio ai movimenti politici alternativi locali concentrati sulla sovranità degli spazi e i loro possibili utilizzi.

16 aprile 2019, ore 18
Dal 2009 al 2018

Rosalind Nashashibi, Carlo’s Vision, 2011 (11’)
Carlo’s Vision [La visione di Carlo] è un film 16mm basato su un episodio del romanzo incompiuto di Pier Paolo Pasolini Petrolio (1992), un eccezionale ritratto del paesaggio socioculturale italiano, un contributo fondamentale alla comprensione di quanto accaduto in Italia tra gli anni Sessanta e Settanta. Il film riporta la visione del protagonista, Carlo, il contesto e i luoghi all’epoca di quando Nashashibi ha girato il film. Il risultato è un ibrido tra il documentario e la fiction in cui la città di Roma e il suo governo fanno da sfondo a una riflessione sulla società italiana tra passato e presente recente attraverso espedienti visivi e frammenti di dialoghi che evidenziano le disparità di classe e di genere perpetrate dalle élite dirigenti e creando un attrito fra passato e presente.

Laure Prouvost, Farfromwords: car mirrors eat raspberries when swimming through the sun, to swallow sweet smells, 2013 (12’)
Ispirato ai piaceri visivi e sensuali dell’Italia e riferendosi al genere della pittura di panorama, Farfromwords: car mirrors eat raspberries when swimming through the sun, to swallow sweet smells è un film in cui Laure Prouvost gioca con l’idea del viaggio nei paesi del Mediterraneo come fonte di ispirazione. Nel film l’artista mostra frammenti di visioni idilliache e sensuali—il volo di uccelli, frutti e fiori, donne che si bagnano nelle cascate—basati sugli incontri e eventi vissuti durante la permanenza dell’artista a Roma e Biella in occasione del Max Mara Art Prize for Women, in collaborazione con la Whitechapel Gallery.

Pauline Curnier Jardin, Explosion Ma Baby, 2016 (09’)
Explosion Ma Baby mostra scorci di una stravagante processione cattolica annuale in onore di un santo sconosciuto. Come il rituale è un atto in cui le credenze antiche incontrano il presente più esuberante, il film diventa il luogo in cui il passato remoto e più recente si scontrano e si fondono in un singolare dispiegarsi di colori e vedute urlanti. Un assolo di batteria, fuochi d’artificio, campane, esplosioni di coriandoli, canti e una banda musicale sostengono il ritmo veloce del film. Explosion Ma Baby è stato girato in Super8 alla stessa ora dello stesso giorno per cinque anni consecutivi durante la processione annuale.

Amie Siegel, Genealogies, 2018 (26’)
Genealogies di Amie Siegel intreccia un tessuto di riferimenti da romanzi, film, immagini, pubblicità e registrazioni sonore dando forma ad un’opera di ispirazione barocca in cui immagine, provenienza dell’opera d’arte, remake e copia si intrecciano. A partire dalla scena di Brigitte Bardot che prende il sole sul terrazzo sul tetto di Villa Malaparte in Le mépris (Il disprezzo) di Jean-Luc Godard, il video di Amie Siegel traccia l’iconografia scultorea e di genere dell’architettura e del corpo femminile, interrogandosi sul loro trattamento nel cinema, nella pubblicità e nei video musicali. Dal romanzo di Wilhelm Jensen Gradiva (1902), a Sigmund Freud, Giorgio de Chirico, Roberto Rossellini, Alberto Moravia, Curzio Malaparte, Alain Resnais, Alain Robbe-Grillet, Godard, i Pink Floyd e i Beastie Boys, fino alle immagini dei marchi Hugo Boss e Persol, il video mappa una ampia traiettoria di idee a più livelli condivisa e ripresa nel corso del tempo, tra influenza e originalità, e delineando una genealogia non gerarchica di adattamenti, di appropriazioni e di ricorrenze dei temi e delle immagini.

> PROIEZIONE CONCLUSIVA

Jem Cohen, Amber City, 1999 (48’)
Amber City è il ritratto di una città Italiana senza nome. Scavalcando le attrazioni turistiche che rendono famosa la città, il film propone un luogo quasi immaginario che si avvicina alla realtà dei suoi abitanti. Utilizzando una narrazione fuori campo che raccoglie osservazioni dirette, testi letterari, fatti storici, folklore locale e momenti di pura invenzione, Amber City fonde documentario e narrazione, passato e presente. Le immagini spaziano da riprese di strada, a ritratti formali di residenti, a un tipo insolito di cinematografia time-lapse che consente di riprendere nella fievole luce dei paesaggi notturni e degli interni dei musei. Realizzato in collaborazione con residenti e istituzioni locali, Amber City riflette sullo “stare-fra” di luoghi la cui posizione storica e geografica rende la propria realtà stranamente invisibile.

Scritto da Azzurra Muriti

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