mar 08.10 2019 – sab 09.11 2019

Rooze-Mabada > For a Rainy Day

Dove

Palazzo Durini
Via Durini 24, Milano

Quando

martedì 08 ottobre 2019 – sabato 09 novembre 2019

Quanto

free

Per una Giornata di Pioggia (“Rooze-Mabada”) è un progetto narrativo, non lineare; quasi la traduzione in forma di mostra di uno scritto di Borges o di Calvino. Questo progetto espositivo, ben lungi dal proporsi come esaustivo, intende aprire la “questione” relativa ad una scena artistica poco conosciuta. Si tratta di artisti iraniani e della relazione tra la cultura iraniana e la sua concezione del tempo e del futuro. I curatori Gea Politi e Daniele Balice, in collaborazione con la ITC Ethical Fashion Initiative, Unione Europea, Flash Art come media partner, hanno ricostruito un ipertesto di relazioni tra un gruppo di artisti di diverse generazioni. I punti di partenza sono tanti e tutti possibili, sì può passare dalla pittura al video ma per approdare ad ogni fase successiva occorre prima decidere quale collegamento scegliere: spaziale, temporale, semiologico, per esempio.

Il titolo è un’espressione tipica iraniana per descrivere un particolare atteggiamento malinconico e intriso di tristezza, che riassume metaforicamente la relazione tra la cultura iraniana e la sua concezione del tempo e del futuro. La mostra si snoda tra le stanze irregolari del Giardino Segreto, uno spazio espositivo ed editoriale, nel centro di Milano, con il suo giardino storico all’interno di Palazzo Durini Caproni di Taliedo. In mostra Manoucher Yektai (Tehran, 1921), esponente della scuola di New York, la pittura primitiva di Mostafa Sarabi (1983, Kermanshah), la scrittura e i readings di Shabahang Tayyari (Khalkhal, Iran, 1987), gli astratti di Behjat Sadr (Arak, Iran, 1924 – Corsica, 2009), pioniera nelle arti visive in Iran, è stata una delle prime donne artiste e professoresse ad apparire nella scena delle biennali internazionali nei primi anni ’60. Hadi Fallahpisheh (1987, Teheran; vive e lavora a New York) indaga il mondo della fotografia, Ali Meer Azimi (Iran, 1984; vive e lavora a Teheran) crea installazioni tra tecnologia e materiali di recupero, mentre Yalda Afsah (Berlino, 1983) ha presentato il suo ultimo cortometraggio alla scorsa edizione del Festival di Locarno. Un flusso di “glifi” comuni a tutti i lavori attraversano le sale. Non senza il timore di esagerare penso a “La fine dell’eternità” di Asimov, del resto come il protagonista del romanzo, i curatori sembrano aver viaggiato nel tempo per eliminarne ogni stortura. Oso di più, rilancio con il fumetto, chiamato in causa come allegoria, allo scopo di raccontare la mostra senza guardarla negli occhi. Oppure penso a Flash Point e ai suoi slittamenti temporali che come in questa mostra procedono al ritmo di uno scratch, avanti e indietro.

Scritto da Marco Tagliafierro