sab 19.03 2016

Arrington de Dionyso

Dove

Blah Blah
Via Po 21, 10124 Torino

Quando

sabato 19 marzo 2016
H 22:00

Quanto

€ 5

Arrington De Dionyso sembra aver fatto proprio il monito del poeta William Blake, uno dei principali ispiratori del suo inusuale percorso artistico: “L’immaginazione non è uno stato mentale: è l’esistenza stessa”. Ispirato anche dai culti misterici e dalle filosofia orientali, l’ex Old Time Relijun (freaks di Olympia nei quali militava anche quel Phil Elverum poi al comando di The Microphones e Mount Eerie) è il demiurgo di un universo narrativo che va dalle viscere della Terra allo Spazio più remoto… passando per il Sud-Est Asiatico. Trascende le regole della grammatica musicale (attenzione però: è un polistrumentista, etnomusicologo e musico-terapeuta) animato da uno spirito onnivoro, insaziabile e – appunto – dionisiaco. Il risultato è un baccanale dadaista nel quale si fondono il blues scalcinato di Captain Beefheart (altro santino personale: vedi l’immagine di profilo su Facebook nella quale Arrigton “si inserisce” nella copertina di Trout Mask Replica!) e il garage siderale dei Chrome.
Nel suo peregrinare per il mondo ha maturato un ottimo rapporto con l’Italia, tant’è che il suo esordio da solista (Breath On Fire, 2006) venne registrato in Puglia e nel progetto free-form Malaikat dan Singa sarà affiancato dai nostrani Jacopo Andreini e Enrico Amendolia. Da parte sua, Arrington canta (spesso in indonesiano: ormai una seconda lingua, imparata da autodidatta) e si destreggia tra sax e clarinetto basso, sempre che non sia intento a testare sul palco strumenti costruiti da sé con materiali di recupero, neanche fosse un MacGyver pronto a metter su un’orchestra nella giungla. A stupire però è la voce, utilizzata anch’essa come strumento attraverso la tecnica canora del throat-singing, in bilico tra grugniti reggae-grind e vocalizzi tibetani. Come un Gonjasufi dell’età della pietra, Arrington de Dionyso plasma la sua world music sui generis, febbrile, stordente e disorientante. Lui la chiama “trans-utopian world music” o “trance-punk”, forse è la cosa più vicina ad un rave per sciamani: ad ogni modo vi aprirà le porte della percezione.

Scritto da Lorenzo Yawp Giannetti