Il progetto dedicato all’artista russo Evgeny Antufiev si articola in due mostre parallele nei luoghi frequentati da Giorgio Morandi: la Casa Museo a Bologna e la Casa Museo a Grizzana.
«Questa è una mostra difficile per me», scrive l’artista, perché il confronto con Morandi non si dà come continuità ma come attrito: «Le opere di Morandi sono luce…le mie sono ombra… si negano a vicenda, come la luce nega l’ombra».
A Bologna, il lavoro si sposta altrove: non verso la pittura, ma verso le incisioni. È nella linea — «netta, inquietante, a tratti pungente e angolare» — che l’artista riconosce un controcampo della luce morandiana, una zona di tensione da cui emergono i mosaici e le sculture in bronzo. Qui il peso diventa decisivo: «le mie opere sono pesanti… come il bronzo e la pietra in un’antica tomba», una gravità che non illumina ma assorbe.
A Grizzana, l’intervento si innesta nella casa come una variazione minima ma insistita: oggetti in alluminio e argento, disseminati stanza per stanza, riflettono quella «luce congelata» che sembra trattenere il tempo negli interni. «La casa è piena di tristezza, luce congelata e tempo congelato», nota Antufiev, trovando nell’alluminio un materiale affine, capace di restituire una luminosità attenuata, polverosa, quasi domestica.
Le due mostre curate da Lorenzo Balbi non cercano un terreno comune. Piuttosto, si dispongono come poli: «due poli della stessa sfera», scrive Antufiev, «opposti, ma non per questo meno connessi» . È in questa distanza — tra luce e ombra, tra riflessione e densità — che il dialogo si produce, non come sintesi ma come coesistenza, qualcosa che «in natura, non può incontrarsi».
Entrambe le mostre sono state realizzate in collaborazione con le gallerie z2o Sara Zanin (Roma) e Emalin (Londra).
Scritto da LR