Se vi commuovono le storie di chi ce l’ha fatta da solo, passerete il sabato sera a piangere sotto cassa quando penserete che Solomun non è solo uno dei nomi più importanti del DJing contemporaneo, è anche un talento che ha attraverso l’Europa per guadagnarsi il suo posto nel mondo, ricordandoci che partiti di estrema destra con ambizioni naziste e tetti agli alunni stranieri nelle classi locali tolgono magia anche alla musica.
Nato nella ex Jugoslavia negli anni ’70 ed emigrato in Germania con la famiglia da piccolissimo, prima aiuta il padre in ambito edilizio, poi si lancia nel mondo dell’audiovisivo insieme agli amici e solo verso i 23 anni impara a produrre grazie a un amico che gestiva una label di musica hip-hop. Da lì si prende tutta la scena di Amburgo e inizia a muoversi tra Pacha, Destino e DC-10 con la stessa disinvoltura con cui io mi muovo tra tre fermate della metro di Milano. Solomun è un DJ che fa ballare senza troppi intellettualismi, ma dietro questa scelta di tenere i suoi set facili e approcciabili da tutti, c’è una profonda conoscenza del soul, del funk e dell’R’n’B che traduce in vocal emotivi e giri di basso da house music di un certo spessore.
Stessa spiaggia, stesso mare: a Milano torna a distanza di un anno ad animare lo scheletro dell’ex Macello per chiudere l’estate e aprire la stagione in cui la domenica te ne vai a funghi. Kind remind: ricordati di votare bene che altrimenti di persone come Solomun sarà sempre più carente il mondo.
Scritto da IRENE PAPA