Gonnelle, perline, flûte, musica, balli, chissà se erano davvero così le notti di inizio Novecento. Così le immagino, libere eleganti fumose, in cui convogliava ogni tipo di genere umano e, in un modo o nell’altro, si stava insieme e ci si perdeva. In queste notti di Parigi o di Barcellona, ma anche di New York, bazzicava anche Francis Picabia. Artista eclettico dai mille talenti, primo tra tutti quello di godersi la vita. Nato di buona famiglia ha speso tutto il patrimonio e tutte le sue energie nelle varie forme del godimento e il tutto lo ha fatto nutrendo un’ampia e caleidoscopica produzione artistica. La sua mano da disegnatore non ha mai lasciato illesa nessuna superficie, così come il suo pennello ha saputo affrontare stili e maniere diverse, dalle più formali alle più astratte, pettinando la tela così come rendendola pastosa. Ovunque, comunque, c’erano vita, persone e orizzonti. Ha scritto, fondato riviste, vissuto a stretto contatto con alcuni dei maggiori esponenti del panorama artistico dell’epoca, primo tra tutti Marcel Duchamp. E poi ha amato molto, in tante forme e con colori diversi. Secondo me ha riso anche molto, traspare la potenza del suo riso, così come la sofferenza. La difficoltà di avere un cuore che combatte con la testa e con la vita che fuoriesce senza mai trovare pace. Forse nell’arte o meglio, attraverso l’arte.
La mostra Picabia. Aprire Le Porte Della Notte a Palazzo Reale fa questo, di sala in sala l’allestimento e i testi aprono le porte su questo mondo, sul suo mondo. Quando sono andata io fuori pioveva forte ed è stato ancora più bello. Ma anche con il sole ve la consigliamo. La sera poi, è perfetta. Fino al 24 gennaio.
Scritto da AP