mer 29.06 2016 – dom 25.09 2016

Emilio Isgrò

Quando

mercoledì 29 giugno 2016 – domenica 25 settembre 2016

Quanto

ing. vari

Emilio Isgrò e Milano: una storia che prosegue dagli anni Cinquanta e che oggi viene definitivamente celebrata. Se, curiosamente, la prima antologica dell’artista era stata organizzata a Parma dall’università nel 1976, oggi il compito di mettere in mostra il grande confronto tra parola e immagine che attraversa tutta la carriera di Isgrò è affidato alla curatela di Marco Bazzini, che lo porta in tre sedi nel cuore della città. Nel monumentale caveau delle Gallerie D’Italia ad esempio, progettato all’inizio del Novecento da Luca Beltrami e oggi recuperato da De Lucchi, dal cui centro ci osserva l’occhio del Manzoni, come un’apparizione tra le cancellature e le rastrelliere di opere della collezione. Ma anche all’interno della stessa Casa del Manzoni, dove Isgrò ritorna con un nuovo lavoro sui Promessi Sposi, cancellando questa volta trentacinque volumi della celebre edizione Quarantana, tra le illustrazioni di Gonin, opacità, trasparenze e nuove iconografie. E ovviamente Palazzo Reale: qui al primo piano si entra nella dimensione di una vera e propria mostra antologica, con quasi duecento lavori che sala per sala affrontano i temi centrali della ricerca di Isgrò, dalla rappresentazione della propria identità alle riflessioni su società e politica attraverso storia e memoria. Una mostra che presenta i diversi linguaggi – in primis quello della cancellatura, così come il fondamentale rapporto con la scrittura – fino ad arrivare alle spettacolari grandi installazioni che occupano il cuore di questo percorso: allestite nelle stanze centrali, ritroviamo il grande lavoro presentato nel 1979 alla Rotonda della Besana e dedicato a Chopin, tra pianoforti e immaginifiche note biografiche, a fianco della Veglia di Bach originariamente esposta nel 1985 nella chiesa milanese di San Carpoforo, la sua rilettura della storia di Guglielmo Tell per la Biennale Veneziana del 1993 seguita dagli orologi pensati nel 1986 per il Museo Archeologico di Bologna, tra suono, memoria e pittura. Come immergersi in flashback e frammenti estratti da più di cinquanta anni di meravigliose sperimentazioni e instancabili ricerche, per cercare di leggerne tutta la portata innovativa, ma anche l’immancabile gusto per l’ironia e il divertimento, e la straordinaria leggerezza.
Foto 1 Istanbul Isgro_big

Scritto da Marco Scotti