gio 09.06 2016

Ombre Lunghe preview: Von Tesla

Dove

Dynamo - Velostazione
Via Indipendenza 71/Z, Bologna

Quando

giovedì 09 giugno 2016
H 21:00

Quanto

con prenotazione (info@thisisalivelab.net)

Foto di Antonio Campanella

Lo scorso inverno ero a esplorare lo spazio in cerca delle stelle più maestose, in fuga da quel freddo gennaio che mi costringeva a casa a giocare con il mio PC. A musicare le mie peregrinazioni interstellari c’erano i synth hyperdimensionali e i beat “autechrosi” di Farewell is a Building, glaciale space opera pubblicata in quei giorni dallo scienziato veneto Von Tesla. Furono proprio le frequenze matemagiche del suo ep a guidarmi verso un buco nero la cui massa mi inghiottì. Da quel giorno la mia percezione dello spaziotempo non è più la stessa. Ora Von Tesla gira con un live atto a replicare quell’esperienza: siete pronti a sperimentare nuove dimensioni?

La partecipazione al live è limitata; è necessario prenotarsi inviando nome e cognome all’indirizzo e-mail info@thisisalivelab.net
Replica alle h 22.

MARCO CAIZZI

Von-Tesla---Farewell-is-a-Building-2_vice_970x435Per arrivare preparati alle frequenze matemagiche e al viaggio attraverso nuove dimensioni di un live di Von Tesla, abbiamo pensato di fare qualche domanda al musicista che c’è dietro il progetto. Si è parlato (inevitabilmente) di fantascienza, musica cosmica, sintetizzatori analogici e digitali ed «Enormi costruzioni di cemento fatte di stanze, solo in apparenza, tutte uguali». Enjoy your flight.

Come ti chiami, dove e quando sei nato?
Mi chiamo Marco e sono nato in una città a nord di Treviso il quartultimo giorno degli anni settanta.

Come hai iniziato ad appassionarti di musica?
È iniziato tutto molto presto. Da bambino passavo i pomeriggi a casa di un amico che, grazie al fratello maggiore, aveva un impianto audio incredibile per chi come me era abituato al mangianastri portatile. C’erano casse tutto attorno alla stanza e ascoltavamo un sacco di band classiche tipo AC/DC, Pink Floyd, Neil Young, Led Zeppelin. Pensandoci ora, forse proprio da quella stanza dedicata all’ascolto, inconsciamente, arrivano cose come Hands Around the Throat (disco composto da una sola traccia divisa in 8 punti di ascolto).

Ti ricordi il primo disco che hai comprato? E l’ultimo?
Il primo disco in assoluto l’ho scelto come regalo da piccolo ed è stato Master of Rock (una raccolta dei primi singoli dei Pink Floyd) in cassetta. Il primo CD è arrivato a metà anni Novanta con The Whitey Album dei Ciccone Youth, mentre i primi soldi in vinili se ne sono andati con Aoxomoxoa dei Grateful Dead e In the Court of the Crimson King. Gli ultimi dischi sono arrivati da Hundebiss con Lil Ugly Mane e Keys to the Universe di Jaws. È da qualche mese ormai che non compro dischi. Sto suonando molto in studio e quando succede smetto quasi completamente di ascoltare musica. Ora ho un sacco di arretrato da recuperare.

Prima di Von Tesla hai avuto altri progetti, Be Invisible Now! e Be Maledetto Now!. Ci racconti la genesi/storia di queste esperienze, come hanno segnato e poi fatto emergere la creatura Von Tesla?
L’inizio di Be Invisible Now! risale ai primi anni del 2000 ed è coinciso con l’acquisto dei primi sintetizzatori e la voglia di uscire totalmente dal formato canzone. Guardavo film di fantascienza e ascoltavo le loro colonne sonore. Quegli ascolti mi hanno portato a dischi e opere di compositori contemporanei, specialmente americani, fino ad arrivare alla recente elettronica passando per la kosmische musik. Be Maledetto Now! è stata l’unione con Andrea (Nihil is me/Squadra Omega) e così l’interazione e l’addizione di strumenti differenti. Quello che ne è uscito è un nostro personale tributo alla fantascienza. Von Tesla è arrivato dopo un lungo momento di pausa, con questo progetto ho iniziato a lavorare molto più sulla ritmica. Cosa che si sta sviluppando sempre di più.


Sebbene mutata come impatto sonoro finale, la tua musica sia come Be Invisible Now! che come Von Tesla potrebbe essere la colonna sonora di qualche viaggio intergalattico o il sottofondo per una lettura sci-fi. L’intenzione era un po’ quella? Anche se non lo avessi letto sul sito di Boring Machines – etichetta per cui hai pubblicato album con ognuno dei tuoi progetti – avrei comunque immaginato che c’è (quantomeno stato) lo zampino di quel tipo di letteratura e cinema. Ne sei ancora un appassionato?
Allucination-Orbit
Sì, ci sono ancora legato, soprattutto all’idea di viaggio inteso come spostamento tra due punti che non per forza devono coincidere con inizio e fine, alle discrepanze temporali e le distorsioni della percezione di spazio. È quello che ho sempre cercato di descrivere e trasmettere in musica. In live suono completamente al buio proprio per questo, che sia l’audio a creare lo spazio attorno e a delimitare le distanze. Per la letteratura invece ho sempre meno tempo a disposizione, purtroppo, ma questa estate ho ripreso in mano un vecchio libro intitolato Hallucination Orbit. È un’antologia in cui ogni racconto prende in esame una fase della vita e la porta all’estremo.

Come anticipavi, dal punto di vista musicale hai ascoltato parecchia kosmische musik: c’è qualche musicista in particolare che ha formato il tuo approccio al fare musica? Che poi con Be Maledetto Now! ci sono (state) anche delle aperture quasi folk, a tratti agli antipodi rispetto ai live più disturbati e aggressivi che fai come Von Tesla…
Il primo incontro è stato con Klaus Schulze, Popol Vuh e Tangerine Dream. Da lì in poi si è aperto un mondo di dischi che continuano a essere ancora alla base dei miei ascolti. Come Be Maledetto Now! nel 2010 abbiamo avuto il piacere di suonare con i Cluster per Netmage. Forse lo dico da fan, ma hanno fatto un live di un’ora e mezza incredibilmente magnetico. Ora i live come Von Tesla sono molto diversi, semplicemente è cambiato e si è evoluto il mio modo di fare musica.

Nel nostro articolo, vieni definito lo “Scienziato veneto Von Tesla”: che lavoro fai in realtà?
Faccio il grafico e lavoro principalmente per la moda. Senza dilungarsi troppo in considerazioni riguardo a questo lavoro direi che è molto diverso, anzi forse opposto dall’attività di musicista.

Analogico o digitale?
Uso quello di cui ho bisogno in quel momento. Ho iniziato con analogici, ma nel tempo ho imparato possibilità e limiti di entrambi. Per Raised by Clear Acid ho usato solo l’MS20, non sequenziandolo ma suonandolo frase per frase. Era una cosa che non facevo da molto tempo e il risultato è sicuramente diverso da The Sound of These Machines, dove invece è sequenziato e riprocessato da software. Credo sia un approccio normale, per chi suona elettronica, sperimentare le ormai infinite vie. I risultati possono essere fortemente espressivi, di contro c’è che in questo spazio si rischia di perdesi se non si ha una forte base. Questo è uno dei pochi casi in cui – il fine giustifica i mezzi – ci può star bene.

Che tipo di macchine usi per suonare (in studio e dal vivo)?
Come detto, in studio vario molto e la scelta viene fatta solo in base alle necessità e alla voglia di suonare una macchina o un’altra. Dal vivo invece ora uso principalmente Octatrack e il Nord Modular. Un set abbastanza leggero, ma molto potente e versatile.

La tua ultima release è Farewell Is A Building, uscita a inizio anno per Enklav, un disco che mette insieme dilatazioni cosmiche e rumore bianco, sempre con un filo conduttore quasi narrativo, da colonna sonora. Se dovessi descrivere tu le tue intenzioni dietro questo disco come lo faresti?
Visivamente Farewell Is A Building lo vedo come Rapture of Frankenstein (di Georges Schwizgebel). Un percorso introspettivo attraverso i propri spazi, come se fossero un’enorme costruzione di cemento labirintica fatta di stanze, solo in apparenza, tutte uguali.

Stai lavorando a un altro disco?
Sto registrando molto, ma non c’è ancora un disco chiuso. Il processo compositivo per me ha una gestazione molto lunga. Sta uscendo un lavoro un po più complesso del previsto fatto di frammentazione del suono e decostruzione di sequenze. Sto lavorando sempre di più con i beat, cosa che ho fatto poco in passato.

Intervista a cura di Chiara Colli

Scritto da Salvatore Papa