Invecchiare, o meglio, acquisire consapevolezza a causa del passare del tempo, ha tantissimi lati positivi. Non si fanno più un botto di cazzate, o se le si fanno c’è una chiara volontà che non è più determinata dal caso. Come dire, se mi sbronzo è perché coscientemente decido di non capirci più niente, se perdo la strada di casa non punto più il dito verso i miei compagni di ventura ma affronto la cosa con dignità. Dal principio della colpa a quello della responsabilità, crescere vuol dire anche questo.

Quello che non ci piace di tutto questo preambolo è che a volte si perde il contatto con la realtà. Iniziamo a preoccuparci della pressione, degli acciacchi, pensiamo che buttar giù cinque bacche di goji la mattina con del succo di aloe a 20 € al centilitro ci aiuti a rimanere giovani e immortali. Questo discorso lo trasliamo su ogni cosa e il mercato, vecchio volpone, si fa beffa di noi. Prendiamo il bere, per esempio, oggetto di queste righe. Siamo disposti a spendere 12 € per un gin & tonic perché ci sono le botaniche, gli influencer che se lo bevono, le marmotte che colgono le spezie, il packaging ecosostenibile, le storie su Instagram e altre diavolerie.

Vorrei isolare il momento storico in cui il linguaggio del marketing e lo storytelling estremo ha decretato la fine della decenza in fatto di bere a prezzi ragionevoli. Ok affumicature, fermentazioni, sottovuoti, apnee e tripli carpiati, non si discute in queste pagine sulla validità del buon lavoro che nella mixology si sta portando avanti. Qui si discute, anche in maniera un po’ provocatoria e goliardica, della possibilità di fare un passo indietro e scegliere – sempre consapevolmente, visto che siamo cresciuti – di bersi uno spritz che non costi 10 € (dai raga, lo spritz), un vodka tonic a prezzi ragionevoli, un drink senza doversi per forza subire la menata.

Ci siamo interrogati se a Milano sia ancora possibile bere decentemente (non parliamo certamente di alta mixology) senza dover lasciar giù un rene. Al massimo il fegato. Non so voi, ma io, anche se sono cresciuta, tendo a bere meglio, sono più consapevole dei prodotti che si usano, mi sono anche stancata di buttare lo stipendio. In questi luoghi si va a cuor leggero e si ritorna a casa con il portafoglio più pesante. Diciamoci la verità: ok bere bene e responsabilmente, ma lasciateci ancora la scelta di buttar giù cocktail che non hanno una storia simile all’Iliade. Ecco a voi l’esercito di long drink, spritzoni, beveroni, per lasciar il fegato ma non il portafoglio.

Contenuto pubblicato su ZeroMilano - 2019-10-01