Maionese

Gastronomie del Natale

Gelatine, salmone, vitello tonnato e mostarde: il risveglio degli anni 80

Scritto da Martina Di Iorio il 2 novembre 2019 Aggiornato il 21 gennaio 2020

Le maestre delle scuole elementari italiane – perché dubito che in Germania o in Francia siano così curiose su fatti così insignificanti – hanno la tendenza a ficcare il naso su abitudini e costumi dei propri allievi. Almeno per me è stato così. Quando mi chiesero “Cosa mangiate a Natale in famiglia: descrivete i piatti che le vostre mamme preparano”, risposi laconica. “A casa mia nessuno cucina. Compriamo pronto“. Tutta la famiglia venne convocata.

Sante gastronomie, protettrici della mia infanzia, del pranzo della domenica, del Natale e di ogni festività comandata. Sentinelle borghesi del gusto, boutique un po’ snob testimone dirette di anni e mode, custodi gelose di pettegolezzi, confidenze, storie, personaggi. Le gastronomie sono la cartina tornasole delle città, sicuramente di Milano. Qui nascono a fine dell’800 e negli anni 30 portano a maturazione la loro fisionomia definitiva. Lascito napoleonico, queste fortezze gastronomiche continuano a odorare di aristocrazia decadente, raccogliendo un popolo di sciure impellicciate, pieghe pompose fresche di parrucchiere, famiglie, giovani che si sentono vecchi e più in generale abbienti di ogni genere.

Ebbene sì. Comprare in gastronomia è uno sport per ricchi, o comunque per gente che non bada al portafoglio. Un’attività elitaria per definizione, se si considera che qui non si entra se almeno non si ha un po’ da spendere. Ho girato in lungo e in largo Milano, ho addirittura rispolverato il cappotto cammello di nonna per confondermi tra loro. Gelatine di aragosta, aspic di pollo, vitello tonnato, torte di formaggio, insalate russe, mostarde, pasta a mano, patate arrosto. Parola d’ordine maionese, per un inno agli anni 80 che non qui non riesce a morire.

Quasi sempre gestite con fierezza da generazioni che si susseguono, dentro trovate uno schema ben preciso di divisione dei ruoli: la signora alla cassa, unghie laccate molto spesso bionda, mentre i figli (maschi) coadiuvati dal pater familias al bancone. Ovviamente alcune sono delle vere e proprie piccole aziende, con dipendenti in divisa, ma nonostante questo la vecchia guardia non molla il colpo. A Natale esprimono il meglio, con i panettoni gastronomici e i piatti ricchi delle feste. Nessuno comunque vi vieta di farci un salto durante tutto l’anno. Loro sono lì, da decenni.

Contenuto pubblicato su ZeroMilano - 2019-12-16

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