Saltiamo Piazza Duomo, che tanto più che una piazza è un deposito di transenne, un ritrovo di blindati, e un campo di tendoni e palchi per comizi e concerti: insomma uno spazio pubblico difficile da fruire e spesso persino da attraversare. Milano è una città fatta più di larghi, anse, gallerie, portici, parchi che di vere e proprie piazze, anche perché molte di quelle che vengono in mente quando ci si pensa sono rotonde spartitraffico, coperture di parcheggi con grate e aiuole invalicabili, o incroci da traffico pesante: Cadorna, Missori, Loreto, Piemonte, Repubblica.

Qua a identificare il concetto di piazza come luogo di piacere non sono gli spazi più classicamente monumentali e rappresentativi: con un ultimo, ma molto significativo, esempio negativo, prendiamo Piazza Castello. È bella, c’è il Castello Sforzesco e tanti bei palazzi intorno, ma anche nei progetti di rifacimento più interessanti continua ad assomigliare più a una stradona, a un luogo di passaggio, che a un posto dove stare, fermarsi, posare e posarsi.
Ad assumere questo ruolo sono più delle piazze piccole, generalmente minerali, delle pause vuote dal pieno della densità edilizia urbana come Piazza Sant’Alessandro, con la bellissima chiesa, l’università e un baretto modesto. O come, dall’altra parte di via Torino, Piazza Mentana, con il suo chiosco leggendario del mojito.
Sempre da quelle parti c’è Piazza Affari, un posto risemantizzato dal famoso Dito di Cattelan.
La più aperta e bella forse è piazza Sant’Eustorgio, affacciata sul Corso di Porta Ticinese, mentre a Brera l’unico spazio degno di questo nome è Piazza del Carmine, anche se afflitto da enormi, orribili dehors. Ci sarebbe anche via Marco Formentini, anche se appunto secondo la nostra toponomastica è una via, chissà perché: con la Chiesa sconsacrata di San Carpoforo (ora atelier e sala lezioni dell’Accademia di Brera) e il bar dove bene bere in zona, il Cinc.
Un tempo c’era Piazza del Liberty, con il bel contrasto tra il bianco accecante del palazzo omonimo e il nero del palazzo dei fratelli Soncini, ma ormai è schermata dal vetro e dall’acqua della fontana di Apple e scavata al centro dallo scalone discendente verso la mela mangiata. Resta però al suo posto piazza San Fedele, anche se purtroppo Coima (Manfredi Catella) ha appena ottenuto di chiudere a proprio vantaggio il passaggio da via Foscolo a via Marino.
Godetevele finché potete.