Su un fatto siamo tutti d’accordo: il 2017 a Bologna è stato – nel bene o nel male – l’anno del cibo. La “city of food” ha visto il suo coronamento con l’apertura di FICO (leggi qui il nostro reportage), celebrato dal Governo nazionale come “esempio italiano”, ma l’ottimismo degli attori principali non è bastato a sciogliere i dubbi su questa “nuova” fase della città. Dubbi che, oltre a riguardare la sostenibilità numerica dell’operazione (ma è ancora presto per formulare giudizi), vedono nel modello alimentare proposto un regresso rispetto alle nuove prospettive di produzione e consumo. Insomma, l'”esempio”, da altri punti di vista, non è proprio dei migliori per una città che, al di là del suo piano di marketing turistico, ha invece creato dei modelli virtuosi di filiera corta e/o controllata e trasformato il “biologico” da semplice marchio a rapporto fiduciario (vedi i tantissimi GAS e mercatini contadini, su tutti quelli di Campi Aperti).

Ma la domanda ora è: da qui si riparte o si è già arrivati? La bolla evidenziata dai dati di Confcommercio (1 ristorante ogni 47 abitanti in centro e la metà che chiudono entro i 5 anni) va gestita con cautela, ma intanto continua ad espandersi e ormai è diventato quasi impossibile star dietro a tutte le nuove aperture.
Attorno al bere e mangiare, però, sono anche stati fatti esperimenti interessanti: primo su tutti il Guasto Village che, nonostante le critiche, ha comunque aperto – letteralmente – una strada nell’annosa questione della zona universitaria e il rinnovamento del Teatro Comunale che durante l’estate si è trasformato in una sorta di music bar gratuito (anche se la linea di “confine” con Piazza Verdi è rimasta ben evidente).

Le novità maggiori, però, riguardano la cosiddetta “mixology”: i bravi barman dietro il bancone sono sempre di più e l’abitudine del bere bene – anche se a prezzi superiori – sta prendendo piede. L’avevamo già capito sintetizzando il fenomeno con una guida ai migliori cocktail della città. Poi è arrivata anche la prima Bologna Cocktail Week con un percorso di degustazioni, seminari e workshop, sfide e spettacoli di flair per promuovere un uso consapevole dell’alcool attraverso la narrazione dei prodotti, delle tecniche innovative e delle tradizioni.

In questo contesto anche quest’anno ci siamo chiesti quali fossero i nuovi posti in cui vorremmo ritornare. Eccoli (in ordine casuale).

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