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Confetteria Romanengo

Zero qui: belìn che buono...

Romanengo 1780

Contatti

Confetteria Romanengo Via Caminadella, 23
Milano

Orari

  • lunedi chiuso
  • martedi 10:00 AM–07:00 PM
  • mercoledi 10:00 AM–07:00 PM
  • giovedi 10:00 AM–07:00 PM
  • venerdi 10:00 AM–07:00 PM
  • sabato 10:00 AM–07:00 PM
  • domenica chiuso

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Romanengo 1780 nasce a Genova, quando il centro storico era un intreccio di spezie, zucchero e traffici di porto. Prima ancora dei canditi e dei confetti, c’erano i sacchi aperti, gli aromi che uscivano dalle botteghe, il vociare dei mercanti. I fratelli Romanengo partono da lì: commercio di spezie, fine Settecento, Porto Antico. La confetteria viene dopo, come evoluzione naturale di zucchero, frutta e manualità.

A Milano, in via Caminadella 23, questa storia è stata tradotta in tre spazi distinti, ognuno con un ruolo preciso. Non è un negozio unico, ma un piccolo ecosistema.

C’è la confetteria, con il banco fitto e ordinato: dragées colorati, gelée morbide, fondants alla rosa e alla viola, praline, frutta candita, sciroppi, rosoli. I canditi ricoperti di cioccolato restano tra i prodotti più riconoscibili. Tutto è disposto con rigore, senza sovraccarico. Anche l’incartamento segue una linea coerente: carte spesse, scatole di legno dipinte, chiusure eseguite all’antica, senza scotch a vista. Il dettaglio non è decorativo, è parte del metodo.

La bottega Romanengo di Milano

Accanto, la bottega delle spezie e dei tè riporta direttamente alle origini genovesi. Barattoli, miscele in foglia, profumi secchi e floreali. Qui si percepisce meglio il legame con il porto, con l’idea di scambio e di materia prima che arriva da lontano.

In fondo al cortile c’è La Corte, la sala da tè. Uno spazio raccolto, pareti scure, arredi classici. Ci si siede per bere un’infusione, mangiare viennoiserie, biscotti, mignon, qualche proposta salata. Il laboratorio è visibile, discreto. Non è scenografia: è continuità produttiva. Reale.

Romanengo a Milano non ricostruisce il Settecento, ma ne mantiene il metodo. Materie prime trattate con lentezza, lavorazioni manuali, attenzione formale fino al gesto finale dell’incarto. La storia è a Genova, tra spezie e porto. Qui, in via Caminadella, se ne sente ancora l’eco — tradotta in zucchero, carta e cortesia.