10 anni di Le Dictateur

La storia decennale di uno degli spazi, su carta e su strada, più influenti di Milano: Le Dictateur

Scritto da Rossella Farinotti il 26 marzo 2016
Aggiornato il 27 gennaio 2017

Sul sito web c’è scritto, in stile Pepe, solenne e rigoroso: «Today Le Dictateur is an ecosystem with three parts: Le Dictateur Art Magazine, Le Dictateur Project Space, Le Dictateur Press». Una presentazione chiara e sintetica, proprio come lo stile che Federico Pepe ha apportato a Milano all’interno del mondo della comunicazione e della cultura. Questa realtà, o “ecosistema” appunto, quest’anno compie dieci anni. Vediamo gli steps che lo hanno portato a essere una realtà così cool e importante in questo percorso decennale.

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Le Dictateur come progetto editoriale nasce nel 2006 sotto la guida del graphic designer e art director Federico Pepe. Nel 2009 Pepe insieme a Pierpaolo Ferrari (con la presenza, mai ufficializzata, di Maurizio Cattelan) apre il mitico spazio con vetrina su strada in via Nino Bixio, quello con la grande scritta dipinta in letterone bianche leggibile sulla claire quando è abbassata. L’ultimo step è del 2012, quando le Dictateur diventa anche casa editrice.
Il magazine è una pubblicazione d’arte patinatissima, ben sviluppata sia graficamente, sia per le immagini di fotografi e artisti cool nel panorama internazionale. La peculiarità deriva dalla forma preziosa e dalla cura formale del Magazine: pagine in alluminio, ologrammi, parti serigrafate, proprio come un libro d’artista.

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Il team de Le Dictateur – appoggiato da due realtà come Fontegrafica e la vodka Belvedere, sponsor delle inaugurazioni con sede fissa due vetrina più in là sullo stesso marciapiede – lo definisce un “tour de force” editoriale, infatti la rivista è la matrice che ha dato l’avvio a diversi progetti editoriali ed espositivi. In via Nino Bixio sono state presentate, nel corso degli ultimi sette anni, moltissime mostre e presentazioni multidisciplinari: grafici, artisti visivi, fotografi, video maker si sono susseguiti in progetti ogni volta diversi. Lo spazio cambiava, plasmandosi a seconda delle idee ogni volta messe in gioco. È diventato un luogo quasi sacrale durante la performance di Luigi Presicce; una discoteca underground in stile berlinese per la presentazione di un catalogo di Jacopo Benassi (col quale Pepe sviluppa, nel 2015, il progetto Coco); una camera da letto con una ragazza nuda sotto le coperte per l’esposizione di alcuni scatti di Lady Tarin; l’interno del Guggenheim per la presentazione dei bozzetti originali della mostra All di Maurizio Cattelan; una sala video per la mostra Diorama; e così via.

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Nel frattempo, nel 2010, è nato anche il fenomeno editoriale di TP – Toilet Paper Magazine, che si è via via sviluppato negli anni come un gioco tra teste talentuose e creatrici – sempre Cattelan, Ferrari e Pepe solo come amatore, perché Le Dictateur pubblica solo i primissimi numeri della rivista. E il “tour de force” è diventato fisico: il team di Le Dictateur – una squadra costituita da fotografi, creativi, pubblicitari, produttori, video maker, amatori, fan e mascotte – negli ultimi anni si è spostato tra New York, Parigi, Praga, Venezia, Londra e Milano, per presentare a party ed eventi museali (come il Palais de Tokyo nel 2013 o il Guggenheim di New York nel 2011) i loro prodotti.

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Nel 2006 Le Dictateur pubblica dunque il suo primo numero, Synflex, a cura di Federico Pepe e Pierpaolo Ferrari. Gli artisti invitati sono vari per formazione e linguaggio: dal mitico Alberto Garutti, artista concettuale, a Paola Pivi; ci sono gli scatti di Pierpaolo Ferrari, le trovate brillanti di Maurizio e poi Paola Manfrin, Achim Lippoth, Gionata Gesi Ozmo, Jacopo Benassi, Paolo Zambaldi, Pepe stesso, Christoph Morlinghaus, Maura Biava e Luca Stoppini.

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Nel 2007 pubblicano il secondo numero firmato dallo storico gallerista e collezionista Arturo Schwarz, e poi con artisti visivi, curatori, fotografi, illustratori come Micol Assael, Roger Ballen, Roberto Cuoghi, Liz Magic Laser, Matteo Nuti, Patrick Tuttofuoco o Luca Vitone.

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Nel 2009 nasce lo spazio di via Nino Bixio: un incubatore espositivo dedicato all’arte, alla musica e progetti editoriali. La programmazione prevedeva l’alternanza tra artisti noti sul panorama artistico – Nico Vascellari, Luigi Presicce, Lady Tarin, Canedicoda, Luca Vitone– e artisti emergenti alle prime armi, dove potevano sperimentare.
Da questo momento tanti artisti si alternano ad eventi diversi: What do we Regrets, Where do we Fall, What do we Lick, When do we Lay su un progetto di Federico Pepe; Why is Wilderness not so Wild con Jacopo Benassi e Lorenzo D’Anteo; Three sparks in the eyes con Corrado Levi, Yari Miele, Patrick Tuttofuoco; We are not ready con tantissimi artisti e un allestimento super con fotografie ovunque, attaccate alle pareti con lo scotch o nascoste negli angoli, in stile Dictateur. Gli artisti in mostra rappresentavano diverse generazioni, dai garuttini ancora studenti come Scavarda o Guccio, a fotografi allora emergenti come Zeno Zotti o Francesco Carrozzini, artistoni come Cristian Frosi o Diego Perrone; gli allora “nuovi” Invernomuto o Lele Saveri – che aveva, durante una personale, proiettato dei video sulla facciata del building di fronte alla galleria; il fotografo Lorenzo Bringheli o il giovane Yari Miele di Mars.

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E poi una raffinata serie di esposizioni dedicate: Aeroinvisible Giants di Canedicoda; Solid Sweat con Maurizio Cattelan, Pierpaolo Ferrari, Federico Pepe, Luigi Presicce e Nico Vascellari; New World di MSHR. Wild Nothing di Amira Fritz. UV Ultra Violento Collettivo di artisti e graphic designer composto da Giorgio Di Salvo, Alessandro Maida, Tommaso Garner, Marco Klefisch; Oh my god! di Federico Pepe; ELECTION DAY di Mattia Biagi; la presentazione di TOILET PAPER Magazine e poi LAPSUS di Fabio Novembre.

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Nel 2010 viene pubblicato un numero special per No Soul for Sale presentato, su invito, alla Tate Modern di Londra per la mostra dedicata agli spazi indipendenti e organizzata in occasione dei 10 anni della Tate a cura di Maurizio Cattelan, Cecilia Alemani and Massimiliano Gioni. Per questa occasione ci sono nomi speciali come Sofie Calle e Alda Merini.

Nel 2012 nasce la casa editrice. Nello stesso anno la pubblicazione viene selezionata per la mostra Millennium Magazine al MoMA a cura di Rachael Morrison and David Senior. A New York Le Dictateur non può non passare anche da Family Business, l’ultimo spazio espositivo fondato da Gioni e Cattelan.

Nel 2013 Le Dictateur n. 4 viene presentato al Palais de Tokyo di Parigi e Pepe chiede degli interventi a new entry, sempre del mondo dell’arte, come Giuseppe Gabellone, John Ballantyne, Bugo, Agne Raceviciute, Alberto Tadiello, Julius von Bismarck & Julian Charrière con un’esposizione di scatti di Lady Tarin con donne in abiti anni ’20 che leggono le riviste, molto osé, provocanti e ironiche.

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Nel 2014, mentre lo spazio di Nino Bixio rallenta un po’ tutti i suoi movimenti ed esposizioni fino a chiudere nel 2015, Le Dictateur è finalist del Curate Award. Tanta storia, nomi ed eventi, mai banali e spesso divertenti, per un nome che rappresenta diverse realtà. Un nuovo spazio aprirà a brevissimo in via Paisiello (zona Loreto) su due livelli e sempre con vetrina su strada.

Il 9 aprile 2016 a Base vedremo il progetto brand new curato da Pepe con Maurizio Cattelan e Myriam Ben Salah. Trattasi di un bel progetto editoriale con tante immagini e una rilegatura molto figa. Una cosa “alla Maurizio”, sviluppata attraverso rimandi e immagini di artisti e non solo.