39° Torino Film Festival

Dopo la parentesi interamente online del 2020, il TFF torna alla carica nella sua più abituale veste on-site.

Scritto da Simöne Gall il 12 novembre 2021

In una sala gli spettatori guardano il film di una Torino immaginifica, popolata di oggetti, animali, figure attoriali. I personaggi che affollano lo schermo inscenano oltre cent’anni di cinema, dal muto al contemporaneo, rendendo omaggio a Jean-Paul Belmondo, attore simbolo della Nouvelle Vague recentemente scomparso. Quello appena descritto è il manifesto del trentanovesimo Torino Film Festival; un manifesto strappato su un muro della città dall’art-work di grafica urbana scritta con la plastilina e realizzata per tramite del collage, del décollage e del collage digitale, che non soltanto commemora il cinema di ogni tempo, ma è in sé una celebrazione per il ritorno in sala “in presenza”, come si suol dire nel rispetto della neolingua pandemica. E sì perché, come ricorderemo (ma sarebbe forse meglio dimenticare), la passata edizione, la prima con al timone Stefano Francia di Celle, si era tenuta completamente online, da leggersi per molti come una sconfitta, laddove per altri si era trattato viepiù di un successo. Particolarmente intrigante aveva finito per rivelarsi, si dice, la nuova sezione “Le Stanze di Rol“, che oggi torna a ricoprire il ruolo di elemento cardine nella proposta complessiva del Torino Film Festival. La figura e le gesta del famoso sensitivo torinese Gustavo Adolfo Rol, un tempo di casa a San Salvario, ispirano per la seconda volta la sezione dedicata a opere inedite di autori che esplorano i mondi paralleli della psiche, così come dello spazio e del tempo, per accogliere un cinema illuminato che offre uno squarcio vertiginoso sulle aspirazioni, sui sogni e sulle angosce dell’umanità contemporanea. E già i titoli di alcune delle suddette opere, tutte in anteprima, sanno fare gola: Coming Home in the Dark del neozelandese James Ashcroft, Extraneous Matter – Complete Edition del nipponico Kenichi Ugana, ma anche Raging Fire di Benny Chan (natio di Hong Kong).

Come film di apertura è stato invece scelto Sing 2, vivace commedia musicale d’animazione  diretta da Garth Jennings, che “come nelle favole morali di Esopo e nella grande letteratura di tutti i tempi”, chiosa Francia di Celle, “gli animali del genio di Garth Jennings scavano nelle profondità psicologiche dei tipi umani, esaltando e stigmatizzando tutte le sfumature dell’animo. Un perfetto inizio per il nostro TFF che vuole spronare la creatività dei giovani, degli autori indipendenti e di chi è alla ricerca di una sua identità artistica”. 

Ufficialmente, il programma del trentanovesimo prevede un totale di centottantuno film, di cui diciotto lungometraggi, quattordici mediometraggi, cinquantanove corti, sessantotto anteprime mondiali, quattordici anteprime internazionali, quattro anteprime europee e cinquantatré anteprime italiane; tutto materiale selezionato su più di 4500 opere accuratamente visionate. Nella nota sezione “Fuori Concorso“, per lo staff “un vivacissimo osservatorio della creatività del cinema contemporaneo”, si segnala un documentario inedito sull’ormai immortale Clint Eastwood ad opera della Warner, dove l’ultimo grande eroe del west si racconta con intelligenza, arguzia e ironia. Ancora più importante sarà però l’anteprima del nuovo film dello stesso Eastwood, a titolo Cry Macho, già previsto in distribuzione nelle sale italiane per inizio dicembre. Mentre The Girl In The Fountain, sempre in Fuori Concorso, vede la casereccia Monica Bellucci vestire i panni della felliniana Anita Ekberg in un lavoro che vorrebbe porsi a metà tra documentario e finzione, tentando di indagare la Ekberg, si spera riuscendo, come “donna oltre l’icona; quella stessa la cui immagine è divenuta il simbolo della dolce vita, finendo per essere imprigionata in quel grande successo” (alla Bellucci è tra l’altro conferito, quest’anno, il premio “Stella della Mole” già apparso nell’edizione precedente). Rimanendo in tema femminile, ma spostandoci in territorio francese, desta interesse Jane Par Charlotte, che come suggerisce esplicitamente il titolo fotografa il profilo di Jane Birkin, attrice, cantante e regista britannica naturalizzata francese, vista direttamente dagli occhi di Charlotte Gainsbourg, figlia della Birkin e del leggendario e problematico chansonnier Serge Gainsbourg (con il quale, nel 1984 e appena adolescente, fu protagonista nel controverso Charlotte Forever). Uno scambio inedito che finisce col diventare una conversazione intima tra due figure parecchio in vista della scena culturale francese e non.

Senz’altro non banale risulta poi essere la più recente sezione “Tracce Di Teatro/Il Respiro Della Scena“, volta a sottolineare l’osmosi e le contaminazioni tra cinema e teatro nell’intento di scardinare le abituali distinzioni tra generi e formati. Oltre a una serie di anteprime mondiali dedicate a Eduardo De Filippo, verrà divulgato L’uomo dal Fiore in Bocca, ad opera del mai dimenticato Carlo di Profondo Rosso, Gabriele Lavia, dove il celebre attore trasforma una stazione ferroviaria siciliana in set ideale per la rielaborazione della celebre novella che lo stesso Lavia intreccia ad altri testi di Pirandello. Tra le più recenti novità, rimanendo ancora sul tema delle sezioni, vi è anche “Back To Life“, che si propone di riportare in vita grandi capolavori da tempo invisibili, oppure film che hanno dovuto sopportare inaudite difficoltà realizzative o distributive. Film “curiosi”, quali che siano, certamente in grado di soddisfare il palato del cinefilo e al tempo stesso di aprire nuovi terreni di ricerca per lo storico. “Back To Life” avanza tra le altre cose il restauro digitare di MOLOCH di Aleksandr Sokurov, in cui l’oggi settantenne director russo, narrando la microfisica del potere, mette in scena un ritrovo tra Adolf Hitler e i suoi gerarchi più importanti (il periodo afferisce al 1942, in cui la guerra divampava da tempo). Già premiato per la Migliore sceneggiatura a Cannes, nel 1999, ne vedremo una versione restaurata rimontata dal regista con l’aggiunta di materiale esclusivo. Mentre sui dodici film in concorso, tutte opere prime (e seconde) di respiro internazionale, qualcosa riuscirà forse a sorprendere – qualcos’altro, come da copione, sicuramente no -, ma è comunque già forte l’impressione che per questa annata tutt’ora impervia e incerta il TFF saprà essere, nonostante tutte le “restrizioni” del caso sull’accesso alle sale, più che mai invogliante.