All’Ippodromo la più grande sòla di Natale mai allestita in Italia

I parchi a tema di Natale sono un'istigazione alla follia omicida

Scritto da Lucia Tozzi il 6 novembre 2019
Aggiornato il 15 novembre 2019

Giorni feriali (lunedì-venerdì): adulti 12 Euro | bambini 10 Euro
Giorni festivi (sabato-domenica): adulti 15 Euro | bambini 12 Euro
Ticket Silver: adulti 23 Euro | bambini 18 Euro (solo sabato e domenica)
Ticket Open Gold: adulti 28 Euro | bambini 23 Euro
I bambini entrano gratis fino a un anno di età, e fino ai 12 anni non compiuti hanno diritto al biglietto ridotto.
Gli Over65, nelle giornate feriali (lunedì-venerdì), pagano 10 euro.

La classica famiglia da 2 genitori e 2 bambini, non importa se modello anni 50 o in versione postmodern, potrà accedere al “Sogno di Natale” (il Christmas Village allestito all’Ippodromo Snai di Milano dal 22 novembre – la data di apertura è slittata: Christmas Village non avrebbe rispettato le norme di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, almeno a sentire la Procura – al 30 dicembre) per la modica cifra di 44 euro, quindi, e potrà anche portare con sé agratis un cane di piccola taglia con museruola, un neonato, oppure con un sovraprezzo di 10 euro un nonno.
Che cosa avrà comprato la felice famigliola? “Il più grande parco d’Italia dedicato al Natale”, su una superficie di 30000 metri quadri. Cioè un parco a tema, che già di per sé è una cosa tristissima, uno strumento commerciale ormai vetusto per cercare di indurre le persone a scucire gli ultimi risparmi in tempo di crisi, dedicato al più infernale e deprimente dei temi, il Natale.

Record mondiale di persone travestite da Babbo Natale a Thrissur, nel Kerala

Gli incauti acquirenti entreranno in un “mondo parallelo” a detta degli organizzatori. Per trovarsi tra quattro baracche di pino e mostruosi Puppets e quindi scegliere tra tre percorsi: quello dei regali, articolato in fabbrica dei giocattoli, casa degli elfi e casa di Babbo Natale (il più succoso, nel senso di stucchevole), quello del Mondo delle Letterine, articolato in stanza della scrittura e ufficio postale (cascano le palle già solo a pensarci) e quello del food, dove i genitori abbrutiti si alcolizzeranno picchiando calci sotto i tavoli ai bambini isterici e infelici.

Il seguito è prevedibile: statisticamente più d’uno tra i disperati precari costretti a travestirsi da Babbo Natale o da Elfo o da Renna per quattro soldi e a eseguire grotteschi balletti, oppure genitori in crisi di coppia – e travolti dalle proprie miserie lavorative e dalle maschere di ottimismo che devono indossare per tirare avanti nella Città Modello d’Italia – oltrepasseranno i limiti della propria pazienza ed esploderanno in scene di violenza inaudita, seminando il terrore tra gli astanti, e soprattutto tra gli innocenti bambini che avrebbero preferito restare al parchetto sotto casa.

La commodification delle feste, delle “experiences”, delle emozioni e peggio dei buoni sentimenti non possono che portare a eccessi di melanconia e violenza, non c’è bisogno di Joker per ricordarcelo. Non a caso il Natale ha ispirato le storie più tristi mai prodotte dalla letteratura, da Dickens in poi, e l’horror natalizio costituisce una categoria a sé nelle liste della filmografia (dal classico Gremlins a Black Christmas o Christmas Evil, solo per citarne qualcuno a caso).

Non dite che non vi avevamo avvertito.

Contenuto pubblicato su ZeroMilano - 2019-11-06