Anche il Serraglio annuncia la chiusura

Si propagano gli effetti di un'emergenza sanitaria ed economica, che è sempre di più anche culturale

Scritto da La Redazione il 29 giugno 2020
Aggiornato il 30 giugno 2020

Bugo live al Serraglio (2018)

Dopo il Circolo Ohibò, un altro live club di Milano annuncia la chiusura definitiva – o meglio, l’impossibilità di tornare a rialzare le serrande, perché il legame con gli effetti e le restrizioni del (post) lockdown e le mancate tutele per chi ha portato per anni musica live e quindi cultura sul proprio territorio devono emergere in tutta la loro evidenza e criticità. «Ci abbiamo provato fino all’ultimo respiro, ma abbiamo perso», recita una parte del post sintetico, sincero e tutt’altro che autocommiserativo con cui il Serraglio saluta il suo pubblico. Uno spazio nato a fine 2015 in zona Ortica dalla stessa gestione di chi si occupava del La Casa 139, un’ex officina ristrutturata e trasformata in sala concerti dove nell’ultimo lustro hanno trovato spazio l’indie italiano e quello internazionale, il punk e il rock alternative, ma anche tante serate, tra cui la residenza mensile di Tommaso Toma e Carlo Villa con la mitica serata Karmadrome dedicata al brit rock e la serata old style Avanzi di Balera.

Uno dei live club medio piccoli di Milano che in un lustro ha contribuito a fortificare la rete di attività e intrattenimento della città, dando spazio a realtà anche poco note e che, solo un paio di settimane fa, portava all’attenzione una problematica comune proprio in occasione della chiusura degli amici dell’Ohibò, commentando come attualmente «Gli spazi dei live non vedono una luce, il tunnel è lungo e buio (il DPCM del 10/06 in relazione agli spazi di intrattenimento, al netto di qualche cambiamento miracoloso, è un macigno insormontabile). Non stiamo qui a questionare sui chi e come avrebbe potuto fare qualcosa, l’evidenza è che una tremenda pandemia e il pochissimo interesse negli artisti, tecnici, e di conseguenza gli spazi che li ospitano, hanno evidenziato il declino culturale di una società usa e getta». Di seguito il post pubblicato sulla loro pagina Facebook per comunicare la chiusura.

Per scongiurare un futuro che rischia di avere sempre di più le fattezze di un pericoloso deserto culturale, insieme a una nuova compattezza e consapevolezza del settore, già fragile prima di questa emergenza, è necessario che le istanze di chi fa girare la musica e la cultura, ma anche l’economia, vengano finalmente ascoltate e riconosciute come reale risorsa per il territorio e la cittadinanza, tanto dalle istituzioni locali quanto da quelle nazionali.